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La premier chiude il vertice a Palazzo Madama e annuncia un impegno da 5,5 miliardi. Porterà il tema al G7 in Puglia: “Ma servirà il coinvolgimento della Ue”

di Lorenzo De Cicco

FdI suona la grancassa. Per il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari è un evento unico in «200 anni di storia». Il ministro Francesco Lollobrigida, più modesto, dice «in 100 anni». Eppure dalla conferenza Italia-Africa Giorgia Meloni ottiene poco. Anche se tutto l’evento è stato pensato come un trampolino per la presidenza italiana del G7, vetrina che servirà alla premier per portare il tema Africa (e la sua proposta) al tavolo dei Grandi. Ma il Piano Mattei mantiene contorni fumosi. Sul piatto il governo riesce a mettere 5,5 miliardi di euro, ma sono risorse che verranno stornate da altre poste: 2 miliardi e mezzo arrivano dalla cooperazione allo sviluppo, altri 3 miliardi dal Fondo italiano per il clima. E secondo l’opposizione investire questi soldi in progetti legati all’estrazione del gas, per fare dell’Italia «un hub», rischia di essere tecnicamente complicato, trattandosi di fondi vincolati. Soprattutto, proprio all’inizio dei lavori nell’Aula del Senato, la presidente del Consiglio incassa una sonora bocciatura, a sorpresa: sul piano Mattei «avremmo auspicato di essere consultati», si lamenta, parlando nell’emiciclo, Moussa Faki Mahamat, il presidente della Commissione dell’Unione africana. È il Moussa Faki “vero”, ironizzava la premier solo pochi minuti prima, durante i convenevoli a favore di flash, ricordando la trappola telefonica dei comici russi, che al telefono con Chigi si erano spacciati proprio per l’alto dirigente dell’Ua.

 

Meloni scherza con Moussa Faki, vittima dello scherzo dei comici russi: “È quello vero”

 

Di colpo, in Aula, la premier non sorride più. Cala il gelo. Perché l’intervento di Moussa Faki colpisce uno dei pilastri della strategia di Meloni, che poco prima aveva promesso «una cooperazione da pari a pari, lontana da qualsiasi tentazione predatoria o impostazione caritatevole». Il capo della Commissione dell’Unione Africana invece lamenta l’assenza di un coinvolgimento sul piano Mattei. «Ed è necessario passare ai fatti — aggiunge — non ci accontentiamo di promesse che poi non sono mantenute». Segue un’altra considerazione che pare mettere nel mirino l’approccio della destra italiana sull’immigrazione, vedi il blocco navale: «Serve amicizia — incalza Moussa Faki — non barriere securitarie».

Il vertice parte così. Non è il film che la premier sperava di mandare in onda, dopo avere radunato nella Capitale 46 delegazioni africane, con 13 capi di Stato e 9 di governo, i massimi rappresentanti di colossi come Enel, Eni e Fincantieri, tutti e tre i vertici delle istituzioni Ue, dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, al numero uno del Consiglio europeo, Charles Michel, alla presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola. Proprio dall’Ue, in Senato, non arrivano impegni finanziari precisi sul piano Mattei. Del resto l’Unione ha già lanciato un progetto suo, da 150 miliardi, “Global Gateway”.

Il piano lanciato da Meloni dunque, al momento, potrà fare affidamento solo su 5,5 miliardi tra crediti, operazioni a dono, garanzie varie e un nuovo strumento finanziario di Cassa depositi e prestiti. La coperta servirà a coprire alcuni progetti pilota, come il «monitoraggio satellitare dell’agricoltura» in Algeria, lo sviluppo dei biocarburanti in Kenya e un centro di formazione sulle rinnovabili in Marocco.

Ma è proprio il perimetro, già definito, dei primi interventi a innervosire il presidente della Commissione dell’Ua. Meloni nella conferenza stampa serale è costretta a chiarire: «Forse sono stata troppo concreta, il progetto non è completo, siamo all’inizio». Moussa Faki non si presenta ai microfoni. Accanto a Meloni c’è il presidente di turno dell’Unione africana, Azali Assoumani, che per compensare sparge lodi per il vertice, «un successo», e arriva quasi a derubricare l’intervento del collega a un’incomprensione «col traduttore».

L’opposizione intanto attacca sui fondi annunciati dalla premier. Per Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, «non c’è un euro in più, tutte risorse già esistenti». L’ex ministro dem Enzo Amendola paragona i fondi per l’Africa alle «vacche di Mussolini» nel film “Gli anni ruggenti”, come dire: sono soldi che vengono spostati da una parte all’altra. Angelo Bonelli dei Verdi sottolinea che spendere così 3 miliardi del fondo per il clima «viola gli accordi internazionali». FdI fa scudo, insieme a FI. Mentre dalla Lega, nonostante al vertice ci fosse Matteo Salvini, non si leva una voce di sostegno.

Sorgente: Nasce il Piano per l’Africa ma è una scatola vuota. L’Unione africana gela Meloni: “Mai consultati” – la Repubblica

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