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La legge n. 185 del 1990 che ha permesso finora di monitorare le esportazioni di armi italiane è sotto attacco. Ecco perché

L’intento è ben celato, ma evidente: smantellare la legge n. 185 del 1990. È la norma che il 9 luglio di quell’anno ha introdotto in Italia “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”.

Prima, per cinquant’anni, era rimasta in vigore la legge fascista promulgata col Regio Decreto n. 1161 dell’11 luglio 1941, firmato da Mussolini, Ciano, Teruzzi e Grandi, con cui l’intera materia delle esportazioni di armamenti era stata sottoposta al “segreto di Stato” e sottratta all’esame del Parlamento e della società civile.

Attacco alla legge n. 185/1990: Stefania Craxi presenta la nuova proposta

Il comparto militare-industriale non ha mai mancato occasione per lamentarsi dei lacci e lacciuoli imposti dalla nuova legge e non vedeva l’ora di potersene sbarazzare. Per attuarne il progetto, il governo di Giorgia Meloni ha predisposto un disegno di legge, presentato lo scorso agosto in Commissione Affari esteri e difesa al Senato (Atto Senato n. 855), che apporterebbe – a detta degli estensori – solo «alcuni aggiornamenti» alla legge «al fine di rendere la normativa nazionale più rispondente alle sfide derivanti dall’evoluzione del contesto internazionale».

Così si legge nella Relazione di presentazione (qui il pdf) della relatrice, la senatrice Stefania Craxi. Di fatto, come ha subito evidenziato la Rete italiana pace e disarmo, il disegno di legge crea notevoli preoccupazioni perché «rischia di mettere gli affari armati prima dei diritti». E soprattutto perché, come si è poi visto, è stato pensato per smantellare i punti più rilevanti della legge 185/90 ed in particolare per ridurre al minimo l’informazione e la trasparenza introdotte dalla normativa.

Sorgente: Esportazioni di armi, il governo Meloni smantella la legge: addio trasparenza – Osservatorio Diritti

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