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Corpi Civili di Pace (CCP): la difesa che ripudia le guerre. No all’invio di armi all’Ucraina

Contro le spese militari e l’invio di armi a Paesi in conflitto armato:
un innovativo modello di difesa, difensivo con significativa componente nonviolenta
nell’ambito del nostro principio costituzionale pacifista, da estendere all’Europa

Care amiche e cari amici,

intanto auguriamoci un buon nuovo anno di pace, anche se le premesse oggettive non sono delle migliori e bisognerà lottare molto duramente per fermare riarmi e guerre.

Vi invitiamo ad unirci a noi il 9-10-11 gennaio a Roma; 9 gennaio presidio contro il “decreto ombrello” Meloni/Crosetto & C. e 10 gennaio nostra conferenza stampa per presentare al Parlamento europeo, che aprirà la sua sessione il 15 gennaio, una proposta agganciata al modello costituzionale di difesa sui corpi civili (CCP) e le ambasciate di pace che riprenda ed attualizzi l’idea di Alex Langer del 1994.

11 gennaio incontro sulla piattaforma per la “Rete di educazione alla Terrestrità”.

È una idea giunta al 30ennale che proponiamo di aggiornare nel senso di un più stretto rapporto con l’ONU, garanzia di maggiore indipendenza di impostazione e di comportamenti dei CCP; e di inserire, da parte delle forze che si candidano alle elezioni europee del 2024, nei loro programmi elettorali per valorizzare il ruolo della società civile nel prevenire o nel gestire i conflitti tra i gruppi umani, secondo l’idea della difesa popolare nonviolenta collocata dentro il modello costituzionale di “difesa difensiva”.

Un caro saluto e un augurio di buon 2024 nell’attesa di vederci direttamente in piazza  (molto probabilmente al Pantheon, come il 19 dicembre 2023).

Qui sotto un testo più esteso e completo riportante la nostra proposta, che vi invitiamo a esaminare e sottoscrivere scrivendo a [email protected] …

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I sondaggi d’opinione dimostrano con dati inequivocabili che la grande maggioranza degli italiani è per fermare le derive belliche e non per i lobbisti della difesa armata come Crosetto, ma nemmeno per Elly Schlein che invoca la diplomazia, ma vota per nuovi stanziamenti di armi.

Quella che in questo momento è un’utopia, cioè l’arresto delle guerre in atto, può e deve trovare una direzione che si concretizza indicando una meta, un metodo e interlocutori istituzionali per vertenze comuni.

Una condizione essenziale perché la diplomazia dei popoli sblocchi la diplomazia dei potenti: la crescita di un movimento, per metodo ad un tempo pacifico e militante, come dimostrato dall’esempio storico di Gandhi, emulato da Nelson Mandela in Sud Africa. Bersagli di tale militanza saranno istituzioni e persone che si oppongono agli accordi diplomatici, sia nel caso mediorientale che nel caso ucraino. Come, ad esempio, il Parlamento e il Governo dell’Italia. I mezzi dovranno sempre essere rigorosamente coerenti col fine pacifico: non soltanto manifestazioni, ma sit-in, boicottaggi, obiezioni, secondo le tecniche di cui i movimenti pacifisti storici “centenari”, come WRI, IFOR, WILPF sono depositari, ma con un inquadramento strategico aggiornato, più complessivo e maturo.

Della WRI- War Resisters’ international- i Disarmisti esigenti sono membri per il tramite della Lega Obiettori di Coscienza.

Nel caso della guerra russo-ucraina, in realtà scontro mascherato NATO/Russia, il punto di riferimento è la campagna “Object war”, per i disertori e gli obiettori di coscienza di Russia, Bielorussia e Ucraina.

Ci auguriamo più intelligenza, oltre al tanto cuore speso, nelle mobilitazioni disarmiste, nonviolente, pacifiste per il 2024 in arrivo.

Il 9-10 gennaio a Roma un appuntamento che segnaliamo e esortiamo a non mancare è quello contro il “decreto ombrello” per gli aiuti militari all’Ucraina, di cui verrà chiesto, da parte del governo, l’approvazione parlamentare.

Il “decreto ombrello” è la norma di legge che abilita (a nostro avviso illegittimamente) la prassi dei pacchetti di aiuti mediante semplici atti amministrativi (dpcm) da comunicare solo al COPASIR perché secretati (e quindi scavalcando il Parlamento).

Le organizzazioni pacifiste, se vogliono dare corpo a un movimento incisivo e concreto, farebbero bene a non trascurarlo, come è invece purtroppo avvenuto il 19 dicembre 2023, con il presidio al Pantheon e la successiva conferenza stampa del 20 dicembre, co-organizzati dai Disarmisti esigenti & partners.

Dispiace che l’aumento delle spese militari a 29 miliardi più svariati miliardi di altre voci sia passato in parlamento praticamente con le sole contrarietà del Movimento Cinque Stelle e di AVS; e senza iniziative e presidi di protesta con presenze adeguate, eccezion fatta per la testimonianza del nostro citato “digiuno di coerenza pacifista” e di suoi partner romani, il 19 dicembre.

Quando si decidono le “cose brutte” bisogna esserci e protestare contestando chi prende le decisioni addirittura in nostro nome, in nome del popolo: invece notiamo che qui in Italia vige la singolare abitudine di manifestare prescindendo dal contesto politico istituzionale e senza cercare l’interlocuzione con governo e Parlamento.

Si scende in piazza spesso in tantissimi – all’estero ci viene invidiata la nostra massiccia capacità di mobilitazione – ma solo per esprimere sé stessi, la propria generica identità pacifista declinata nei modi più vari, non per aprire, da gruppi pacifisti convergenti, vertenze specifiche su punti unitari.

Noi crediamo che, quando si lotta, si debba tenere a mente che, per lo più, siamo cittadini di un determinato Paese e che abbiamo contribuito col voto alle istituzioni e al governo in carica. Se siamo cittadini italiani, dobbiamo quindi chiedere conto al governo italiano, membro UE, di quello che fa ed esigere che rispetti la volontà maggioritaria del popolo, al momento coincidente, per nostra fortuna, con il ripudio costituzionale della guerra.

È vero anche che, per non essere fraintesi nei nostri intenti comunicativi, dobbiamo fare i conti, anche con la percezione popolare – a nostro avviso sbagliata – dell’immigrazione come “emergenza da invasione” e non anche come opportunità di crescita in tutti i sensi.

Questo impegno meditato, organizzato, pianificato, dovrebbe prescindere dal correre emozionalmente dietro l’agenda mediatica, dall’agitazione di breve durata, magari con schemi ideologici che approfondiscono il baratro tra le avanguardie pacifiste e l’opinione pubblica più ampia che, al pari di noi, esprime anche, come si è accennato, i suoi livelli di confusione.

L’Italia va verso una ulteriore passivizzazione politica e le tendenze culturali “di destra” prendono purtroppo sempre più piede. L’alternativa della resistenza nonviolenta sulla quale puntiamo non ha spendibilità e credibilità anche a causa dei nostri errori sulla gestione del servizio civile, che ci proponiamo di rivedere criticamente facendone oggetto di azione politica.

Cerchiamo di fare la nostra parte affinché le nostre manifestazioni – repetita iuvant – non siano puro sfogo emotivo ma abbiano un senso adeguato di obiettivi e di impatto: abbiamo la responsabilità di non portare anche involontariamente acqua al mulino del crescente disprezzo della pace e dei pacifisti.

Bisogna prendere di mira strutturalmente il “sistema di guerra”.

Per questo è importante non “bucare” terreni di lotta come le politiche governative sui bilanci della difesa e degli aiuti militari all’estero, funzionali all’egemonia economica, sociale e culturale dei complessi militari industriali…

Per questo è altrettanto, e forse ancor più decisivo, anche poter prospettare una idea di “difesa della Patria” (italiana, europea, di qualsiasi Paese) che non sia identificabile con la sola lotta armata organizzata in eserciti strutturati.

Questo è un principio già riconosciuto dalla legge italiana e dalla Corte costituzionale che ha definito il servizio civile alternativo un modo “equipollente” di adempiere a ciò che prescrive l’art. 52 della nostra Costituzione italiana: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.

Stavolta vi aspettiamo  il 9-10 gennaio a Roma in numero più consistente; 9 gennaio presidio contro il decreto ombrello Crosetto e 10 gennaio conferenza stampa per presentare al Parlamento europeo, che aprirà la sua sessione il 15 gennaio, una proposta agganciata al modello costituzionale di difesa sui corpi civili e le ambasciate di pace che riprenda l’idea di Alex Langer del 1994.

È una idea proponiamo di aggiornare e di inserire, da parte delle forze che si candidano alle elezioni europee del 2024, nei loro programmi elettorali per valorizzare il ruolo della società civile nel prevenire o nel gestire i conflitti tra i gruppi umani, secondo l’idea della difesa popolare nonviolenta.

Anche questa proposta serve a dare forza e sostanza al nostro no alle armi e alle soluzioni militari dei conflitti, soprattutto in un contesto in cui la guerra non può mai essere considerata “giusta” (se mai lo è stata anche in passato, se si ha presente la distinzione tra “giusto” e “necessario”).

Contrastare il riarmo a partire dal taglio delle spese militari e dalla necessità di bandire non solo l’uso ma anche il possesso delle armi nucleari (l’Italia aderisca al Trattato di proibizione delle armi nucleari!), proporre dei modelli di difesa non offensivi e nuclearizzati, con una forte componente nonviolenta in via di strutturazione per il tramite soprattutto del servizio civile, può servire a mettere al centro del dibattito pubblico il ripudio della guerra…

Sorgente: Corpi Civili di Pace (CCP): la difesa che ripudia le guerre. No all’invio di armi all’Ucraina :: zibaldoneecopacifista