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Il Washington Post, quotidiano tradizionalmente legato ai servizi di intelligence USA, in un lungo approfondimento, ammette senza mezzi termini la sconfitta dell’Ucraina. Il consiglio? “È giunto il momento che Biden concluda l’intera faccenda. Fai la solita cosa: dichiara la vittoria, vai via e dimenticati di tutto.”

Washington Post shock

Mentre gli “esperti” sulle nostre tv che non ne hanno imbroccata una sulla guerra in Ucraina, hanno trasferito armi e bagagli la loro narrativa sullo scenario mediorientale, negli Stati Uniti è in atto una vera slavina.

Come ad un segnale concordato i rappresentanti del governo continuano a sostenere pubblicamente Kiev, ma con vari distinguo, sulla stampa escono bordate pesantissime che contraddicono quello detto negli ultimi 24 mesi.

Il caso più eclatante forse è quello del Washington Post, quotidiano tradizionalmente legato ai servizi di intelligence USA, che in un lungo approfondimento pubblicato il 4 dicembre, ammette senza mezzi termini la sconfitta dell’Ucraina.

Washington Post: La guerra in Ucraina è finita

Il quotidiano diretto da Sally Buzbee, ha pubblicato un lunghissimo articolo in due parti sulla fallita “controffensiva” in Ucraina, incolpando del disastro, parimerito, la pianificazione statunitense e britannica e l’esecuzione da parte dell’Ucraina.

La prima parte è riassunta in punti chiave:

Washington Post: Errori di calcolo della pianificazione offensiva da parte degli Stati Uniti

  • Ufficiali militari ucraini, statunitensi e britannici hanno tenuto otto importanti simulazioni da tavolo – war games –  per costruire un piano di attacco. Ma Washington ha calcolato male la misura in cui le forze ucraine avrebbero potuto essere trasformate in una forza combattente di tipo occidentale in un breve periodo, soprattutto senza integrare la potenza aerea di Kiev.
  • I funzionari statunitensi e ucraini sono stati in netto disaccordo su strategia, tattica e tempistica. Il Pentagono voleva che l’assalto iniziasse a metà aprile per impedire alla Russia di continuare a rafforzare le sue linee. Gli ucraini hanno esitato, insistendo sul fatto che non erano pronti senza armi e addestramento aggiuntivi.
  • I funzionari militari statunitensi erano fiduciosi che un attacco frontale meccanizzato alle linee russe fosse fattibile con le truppe e le armi di cui disponeva l’Ucraina. Le simulazioni avevano concluso che le forze di Kiev, nel migliore dei casi, potevano raggiungere il Mar d’Azov e tagliare le truppe russe nel sud in un periodo compreso tra 60 e 90 giorni.
  • Gli Stati Uniti sostenevano un assalto mirato lungo quell’asse meridionale, ma la leadership ucraina credeva che le sue forze dovessero attaccare in tre punti distinti lungo il fronte di 600 miglia, a sud verso Melitopol e Berdyansk sul Mar d’Azov e a est verso la città assediata di Bakhmut.
  • L’intelligence statunitense aveva una visione più pessimistica rispetto all’esercito americano, valutando che l’offensiva avesse solo il 50% di possibilità di successo, date le robuste difese a più livelli che la Russia aveva costruito durante l’inverno e la primavera.
  • Molti in Ucraina e in Occidente hanno sottovalutato la capacità della Russia.
  • Con l’avvicinarsi del previsto lancio dell’offensiva, i funzionari militari ucraini temevano di subire perdite catastrofiche, mentre i funzionari americani credevano che il bilancio sarebbe stato alla fine più alto senza un assalto decisivo.

I punti chiave della seconda parte dell’articolo:

Washington Post: Stallo della controffensiva

  • I report sulla campagna rivelano per esempio che: il 70% delle truppe di una delle brigate che hanno guidato la controffensiva, equipaggiate con le più recenti armi occidentali, sono in battaglia senza alcuna esperienza di combattimento.
  • Le battute d’arresto dell’Ucraina sul campo di battaglia hanno portato a spaccature con gli Stati Uniti su come sfondare le difese russe.
  • Il comandante delle forze statunitensi in Europa non è riuscito a entrare in contatto con il comandante in capo dell’Ucraina per settimane nella prima parte della campagna, a causa della tensione per i ripensamenti degli americani sulle decisioni sul campo di battaglia.
  • Ciascuna parte ha incolpato l’altra per errori o calcoli errati. I funzionari militari statunitensi hanno concluso che l’Ucraina non è riuscita ad utilizzare le tattiche militari di base, compreso l’uso della ricognizione terrestre per comprendere la densità dei campi minati. Funzionari ucraini hanno detto che gli americani non sembrano comprendere come i droni d’attacco e altre tecnologie abbiano trasformato il campo di battaglia.
  • Nel complesso, l’Ucraina ha riconquistato appena 200 miglia quadrate di territorio, che ora sta anche perdendo nuovamente, al costo di migliaia di morti e feriti e di miliardi in aiuti militari occidentali solo nel 2023.

Lo scaricabarile è iniziato: Zaluzny pensa che la guerra sia perduta e che la politica ora persegua la pace:

Come diversi osservatori avevano fatto notare con largo anticipo, venendo etichettati come “putiniani” per il semplice motivo che facessero appello alla realtà dei fatti, non al pensiero magico, sia l’Ucraina che i suoi invasati sostenitori hanno sistematicamente sottovalutato le capacità russe, dipingendoli ogni volta per un esercito di ubriaconi che andava all’assalto con le pale e depredando le lavatrici dei microchip.

Ora è iniziato lo scaricabarile tra tutte le parti in causa, favorito dalla distrazione mediatica della sanguinosa aggressione israeliana a Gaza. Alcune cose erano palesi già mentre su tutti i media veniva annunciata questa controffensiva messianica:

  • Le linee multiple della difesa russa erano note. Sono apparse dalle ricognizioni satellitari e mostrate a giornali e tv in ogni approfondimento. Erano modellate al livello della battaglia di Kursk della seconda guerra mondiale. Lì la Wehrmacht tedesca, con ben altra preparazione rispetto a Kiev, non riuscì comunque a sfondare le linee russe. La lezione del 1943 evidentemente non è stata appresa o volutamente ignorata.
  • Le simulazioni di guerra da tavolo hanno nelle impostazioni base l’attribuzione di un “fattore morale” per ciascuna parte. Ovviamente chi le organizza ha l’abitudine di dare 10 a se stesso e al nemico attribuisce 0, come hanno fatto gli Stati Uniti e il Regno Unito. Questo ti permette di vincere a tavolino ma non ha alcuna relazione con la realtà.
  • Il supporto aereo sarebbe stato importante ma non avrebbe modificato l’esito finale poichè le difese aeree russe sono strutturate e in un conflitto d’attrito la forza aerea è uno strumento, paradossalmente, obsoleto. Droni, strumenti elettronici e missili hanno modificato gli scenari ma la pianificazione NATO è ancora sul modello di deterrenza della Guerra Fredda.
  • Ultimo errore è stato lasciare metà delle truppe scelte a combattere la battaglia già persa di Bakhmut. E qui la colpa cade direttamente su Zelensky.
    Ora i battibecchi sono solo un tentativo di attribuire la colpa del fallimento agli “altri”, chiunque essi siano.

Il generale ucraino Zaluzny, entrato in rotta di collisione col presidente ucraino, pensa che la guerra sia perduta e che sia arrivato il tempo che la politica persegua la pace. La sua richiesta al ministro della Difesa americano Lloyd Austin, è che l’Ucraina ha bisogno di 17 milioni di munizioni, aggiungendo che per liberare il paese sarebbero necessari 350-400 miliardi di dollari in mezzi e personale. Il tutto per far capire agli Stati Uniti quanto siano ridotte le possibilità di vincere.

La conclusione? La solita, come suggerito ironicamente ma non troppo dal blog Mob: “È giunto il momento che Biden concluda l’intera faccenda. Fai la solita cosa: dichiara la vittoria, vai via e dimenticati di tutto.”

Sorgente: Washington Post shock: “La guerra in Ucraina è finita. Ed è finita male” – Kulturjam


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