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Dall’ultima bozza dell’accordo salta l’abbandono dei combustibili fossili come avevano chiesto i Paesi esportatori di petrolio
di Damiano Ficoneri

“Deludente, chiaramente insufficiente e non adeguata ad affrontare il problema”. Le parole sono del capo negoziatore dell’Unione Europea alla COP 28, Wopke Hoekstra, e riflettono il pensiero della stragrande maggioranza degli Stati sulla bozza finale del vertice, fatta circolare dalla presidenza degli Emirati Arabi.

Frattura insanabile tra Stati

A 24 ore dalla fine dei lavori, ma si può tranquillamente andare oltre, la nuova conferenza sul clima è a un passo da un fallimento fragoroso perché la frattura tra quasi tutti gli Stati ed il manipolo di Paesi produttori di combustibili fossili, guidati dall’OPEC, appare al momento insanabile. Il cartello petrolifero ha ufficialmente invitato i membri a sterilizzare ogni dichiarazione che porti a ridurre l’estrazione di petrolio, carbone e gas. Sullo sfondo anche la sapiente regia della Russia, dopo il viaggio nei giorni scorsi di Vladimyr Putin in Arabia Saudita, proprio per trovare un fronte comune tra i Paesi produttori ed esportatori.

La bozza

La materia del contendere è quella più importante in tema di clima. Nella bozza mancano parole chiare ed inequivocabili sul rapporto diretto, ormai inconfutabile scientificamente, tra i combustibili fossili e l’effetto serra, dunque manca un cammino chiaro per l’uscita, o quantomeno per un taglio consistente, entro il 2030, necessario a centrare l’obiettivo di Parigi 2015, contenere l’aumento medio della temperatura ad 1,5 comunque sotto i due gradi rispetto ai livelli pre-industriali.

Chi è pro e chi è contro

Siamo in una corsa contro il tempo – ha ribadito il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres – ora è il momento della massima ambizione e flessibilità.

Il negoziato è nelle mani di quest’uomo, Sultan Al Jaber, e già la sua figura è un coacervo di conflitti di interesse. Al Jaber è amministratore delegato della compagnia petrolifera di stato degli Emirati Arabi Uniti, padrone di casa, membro importante dell’OPEC e guida nel contempo un’impresa di rinnovabili.

“Il fallimento non è un’opzione”, ha avvertito ieri e tuttavia la sua presidenza sta scontentando molti e polarizzando le posizioni, rendendo ad oggi assai difficile ottenere l’approvazione di tutti i 197 Stati sul documento finale. Non possiamo firmare – hanno già fatto sapere i Paesi più esposti alle conseguenze dell’innalzamento del clima come le Isole Pacifiche – sarebbe la nostra condanna a morte.”

 

Dall’ultima bozza dell’accordo salta l’abbandono dei combustibili fossili come avevano chiesto i Paesi esportatori di petrolio

Sorgente: Cop 28, clamoroso fallimento: il cartello dei Paesi del petrolio cancella l’addio al fossile | TGLA7