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Il Rapporto Ance-Cresme sullo stato di rischio del territorio italiano. Dal 2010 triplicate le spese leghate ai danni

di Rosaria Amato

ROMA – Oltre otto milioni di italiani vivono in zone a rischio medio-alto di alluvioni, il 15% del territorio nazionale. Ma a fronte di un’emergenza che richiede un accurato e intensivo lavoro di prevenzione, la scelta del governo Meloni è stata quella di dimezzare i fondi del Pnrr destinati a questo obiettivo. Con la rimodulazione messa a punto dal ministro del Pnrr e delle Politiche Europee Raffaele Fitto i fondi destinati a prevenire il rischio idrogeologico sono passati da 2,5 miliardi a 1,53 miliardi. Ma, denuncia il Rapporto Cresme-Anci sullo stato di rischio del territorio italiano, in realtà questi fondi sono stati in grandissima parte dirottati per far fronte alle emergenze causate dalle alluvioni in Emilia Romagna, Toscana e Marche. Per la prevenzione sono rimasti poco più di 300 milioni.

Una scelta fortemente criticata dalle due organizzazioni: “È necessario un richiamo alla responsabilità di tutti che è il primo punto, ognuno deva fare al meglio e responsabilmente quello che è chiamato a fare. Vale per la politica, per i settori produttivi e per le professioni. Basterebbe questo per avere un Paese fuori dai tanti problemi”, ha detto la presidente dell’Ance Federica Brancaccio, ricordando come lo sviluppo edilizio negli anni in Italia sia avvenuto “in modo dissennato”, senza tener conto delle esigenze di tutela del territorio e di sostenibilità.

Grave anche l’allarme sulle risorse idriche lanciato dal Rapporto Ance-Cresme: nelle reti idriche si disperdono ogni anno 4,2 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari al 42% dell’acqua prelevata. Un dato in peggioramento, infatti, agli inizi degli anni duemila eravamo a una perdita pari a circa il 32,6. Il 60% della rete inoltre risale a oltre 30 anni fa, ma una quota del 25% ha superato i limiti di resistenza strutturali perché risalente a 70-80 anni fa. I fabbisogni infrastrutturali sono notevoli: almeno 200.000 chilometri di rete da rigenerare, riparare o rottamare e sostituire, almeno 50.000 chilometri di nuove reti, 30.000 per l’acqua e 20.000 per le fognature. Un fabbisogno che, ancora una volta, ottiene una risposta insufficiente da parte del Pnrr.

Triplicata la spesa per danni da alluvioni dal 2010 ad oggi

Ance e Cresme ricordano come prevenire sia molto più economico che intervenire una volta che sono avvenute le devastazioni dell’alluvione di turno: la spesa per i danni da alluvioni e dissesto idrogeologico, in Italia, è triplicata dal 2010 e ha raggiunto 3,3 miliardi l’anno. A questa si aggiungono 3 miliardi di euro annui di danni degli eventi sismici. Ance e Cresme stimano in 358 miliardi di euro i danni complessivi prodotti da terremoti e dissesto idrogeologico nella storia recente dell’Italia, tra il 1944 al 2023.

Musumeci: “In arrivo ddl per la ricostruzione”

All’allarme dell’Ance e del Cresme ha replicato il ministro del Mare e della Protezione Civile Nello Musumeci, che non ha dato alcuna risposta per quanto riguarda il taglio dei fondi del Pnrr, ma ha annunciato che nel prossimo Consiglio dei Ministri verrà presentato “un disegno di legge per la ricostruzione”. “Finora, in Italia, per ogni evento calamitoso, – ha detto – si procede ad un provvedimento di legge diverso dall’altro. Con Casa Italia e la Protezione civile abbiamo realizzato un modello unico per avviare i processi ricostruttivi, siano essi per una calamità sismica, franosa, vulcanica, idrica o degli altri rischi cui è sottoposto il territorio nazionale, sia naturali che antropici”.

Sorgente: Pnrr, dimezzati i fondi per il dissesto idrogeologico. Ma oltre il 15% del territorio è a rischio alluvioni – la Repubblica