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La segretaria del Pd: «Manifestazione aperta a chi è alternativo alla destra. Il campo largo? Ce lo chiedono gli elettori, non credo solo quelli dem»

francesca schianchi

«Chi vuole un futuro più giusto venga in piazza con noi l’11 novembre». La segretaria del Pd Elly Schlein invita tutti a piazza del Popolo a Roma: associazioni, terzo settore, forze politiche, semplici cittadini. «Per la pace e la giustizia sociale», da piattaforma programmatica; ma anche per protestare contro una manovra «fragile e senza visione», una proposta di riforma costituzionale della maggioranza «pericolosa e pasticciata», un governo che «esautora il Parlamento».

Andiamo con ordine: la manovra finanziaria. Perché fragile e senza visione?
«Fragile perché fa giochi di prestigio coi numeri, sovrastimando la crescita. Senza visione perché non ha in testa un modello di sviluppo: è un insieme di mance senza un’idea del futuro del Paese».

Qualcosa le piacerà: ad esempio il taglio del cuneo fiscale?
«Ma vale solo per un anno: giusto il tempo di far passare le elezioni europee! Non c’è nulla sui servizi pubblici essenziali come sanità, casa e diritto allo studio. Ci sono tagli agli enti locali. Una cosa avevano fatto giusta e fanno marcia indietro».

L’Iva su assorbenti e prodotti per l’infanzia?
«Altro che sostegno alla famiglia! Avevano abbassato l’Iva su quei prodotti, ora hanno inspiegabilmente deciso di rialzarla».

Il governo le risponderebbe: le risorse sono poche, occorre fare delle scelte.
«Vero, ma occorre scegliere bene: invece stanno facendo cassa sui poveri. Dopo tanto sbraitare contro la legge Fornero, restringono i requisiti per le pensioni anticipate, in particolare delle donne, e tagliano le pensioni a 700mila dipendenti pubblici. Se le risorse sono poche vanno usate bene: in ogni nostro emendamento indicheremo anche le coperture».

Su cosa presenterete emendamenti?
«Una priorità è la sanità pubblica: il governo dice che non sono mai state messe così tante risorse, ma non tiene conto dell’aumento dei costi dato da inflazione e crisi energetica. Le bollette alle stelle le hanno pagate anche gli ospedali».

Cosa chiedete sulla sanità?
«Va sbloccato il tetto alle assunzioni e bisogna destinare risorse alla salute mentale, alla sanità territoriale e ai non autosufficienti. E poi interverremo per chiedere di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, ad esempio con libri di testo, mense e trasporti gratis per le famiglie fragili. E di aiutare le imprese nel passaggio verso il digitale e la transizione ecologica, ad esempio coi pannelli solari sui tetti».

La manovra è blindata, difficile che possano passare i vostri emendamenti, però.
«Non s’è mai visto una manovra da 28 miliardi in cui il Parlamento non possa mettere becco: è una deriva da contrastare. E magari al voto degli emendamenti vedremo sorprese… Non a caso ho offerto “asilo politico” a emendamenti di esponenti della maggioranza che vogliano aggirare il divieto di presentarne».

Cioè magari qualche emendamento potrebbe capitare di votarlo con pezzi della maggioranza?
«Beh, la mia offerta non era disinteressata: chissà che qualcuno della maggioranza non si ribelli al diktat della presidente del Consiglio…».

Domani in Cdm arriva il testo della riforma costituzionale: come lo giudica?
«Che coincidenza, eh? Ci hanno convocati per parlarne sei mesi fa, poi sono spariti nel nulla, e ora che arriva una manovra che tradisce tutte le promesse fatte, guarda un po’ che arriva la riforma! Direi che si chiama arma di distrazione di massa, ma non per questo è meno pericolosa».

Qual è il pericolo?
«È una proposta che affossa la repubblica parlamentare, indebolisce le prerogative del presidente della Repubblica ed esautora il Parlamento. Hanno numeri solidissimi: se in un anno di governo l’Italia sta peggiorando, è colpa della loro incapacità, perché hanno una maggioranza per cui possono scegliere cosa fare».

Pensa che sarete coinvolti come opposizioni?
«Quando Giorgia Meloni ci convocò per un confronto, portammo le nostre proposte: dalla sfiducia costruttiva alla limitazione della decretazione d’urgenza e il rafforzamento degli istituti di democrazia diretta. Se si vuole ridare peso al voto degli elettori, la strada non è il premierato, ma una legge elettorale che restituisca il diritto di scelta ai cittadini dei propri rappresentanti».

Il testo pare andare in un’altra direzione…
«Dopo quel primo incontro non si sono più fatti sentire. Per quanto ci riguarda, avevamo già detto che siamo contrari al premierato, e la disponibilità a discutere c’è solo a patto che non procedano a spallate sull’autonomia differenziata».

Ieri si è aperto il caso dello scherzo telefonico alla premier. Cosa ne pensa?
«Che ciò che è successo è sconcertante: se non ha funzionato l’attività di filtro e verifica preliminare alla telefonata, non basta ora che Palazzo Chigi si limiti a una breve spiegazione in una nota. Ritengo necessario che il governo intervenga per rassicurare Parlamento e Paese: situazioni di questo genere, che mettono a rischio la nostra immagine e il nostro profilo politico sul piano internazionale, non possono più verificarsi».

Tutto quello che ha esposto fin qui sarà la piattaforma della piazza dell’11 novembre?
«La piazza dell’11 novembre sarà per i diritti sociali e civili, e per la giustizia sociale. E sarà anche una mobilitazione per la pace, a tutela di tutti i civili».

Qual è la posizione che sosterrete da quella piazza sul conflitto in Medio Oriente?
«La posizione del Pd è chiara. Chiediamo alla comunità internazionale di insistere sul cessate il fuoco umanitario e la liberazione degli ostaggi senza condizioni. E il rispetto dei diritto internazionale. Non è accettabile il bombardamento di scuole o di un campo profughi, si fermi questa strage di civili. Vogliamo riprenda il percorso di pace che negli ultimi anni è stato colpevolmente abbandonato da tutti, quello dei due popoli e due Stati, che hanno entrambi diritto di esistere in pace e sicurezza».

Tornerete a chiedere l’istituzione del salario minimo?
«Certo, porteremo avanti la battaglia sui salari».

C’è stato un nuovo rinvio della maggioranza: non è che la battaglia del salario minimo l’avete ormai persa?
«Non è così. Abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme a favore con le altre forze di opposizione: la maggioranza ci deve dare una risposta».

La maggioranza è contraria e rinvia il vostro testo nella discussione in Parlamento.
«Perché è in difficoltà e volta le spalle a 3,5 milioni di lavoratori poveri. Ma il 28 novembre il testo torna in Aula e a quel punto dovranno dirci un sì o un no. Da piazza del Popolo lo chiederemo con forza, insieme a risposte sul cambiamento climatico, sulla difesa della sanità pubblica, alla richiesta che chi nasce in Italia sia italiano».

Pensa allo ius culturae che sostenne anche il Pd nella scorsa legislatura?
«Io penso allo ius soli. Ma penso in generale a una piazza aperta a tutti quelli che vogliono un Paese più giusto: più lavoro, più diritti, meno discriminazioni».

Il leader M5S Conte ha già detto che verrà. Le fa piacere?
«Sono contenta perché su molti temi dobbiamo unire le forze. Il nostro è un invito aperto a tutte le forze politiche e sociali che vogliano costruire un’alternativa alla destra».

Il sottotitolo della manifestazione è: l’alternativa c’è. Ma ne è sicura? Dopo il salario minimo, raramente vi abbiamo visti fare battaglia insieme…
«L’alternativa c’è se la facciamo vivere insieme. E c’è tra le persone che incontro: abbiamo la responsabilità verso di loro di provare a costruire attraverso temi concreti una opposizione più forte ed efficace».

Calenda dice che il campo largo non è possibile. Conte è spesso sembrato molto cauto. Non è che ci crede solo lei?
«La volontà politica deve venire dall’ascolto delle persone che rappresentiamo. Questo ci chiedono, e non credo sia una richiesta solo dei nostri elettori».

Farete alleanze anche alle prossime Regionali, come Abruzzo e Sardegna?
«Lavoriamo per agevolare una coalizione alternativa alla destra, solida e con candidati credibili. Nella piena consapevolezza che bisogna stare insieme, da solo il Pd non basta».

Nel Pd c’è qualche malumore: ieri il presidente campano De Luca lo ha definito «un’aggregazione di tribù».
«Con quel che sta succedendo nel mondo e i danni che il governo sta facendo con la Finanziaria, le piccole beghe interne le lascio ad altri».

Sorgente: Elly Schlein: “Tutta l’opposizione venga in piazza contro il governo, la manovra è fragile, la riforma pericolosa” – La Stampa