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Il testo verrà portato in Consiglio dei ministri venerdì 3 novembre. Secondo Palazzo Chigi ci sarebbe piena condivisione» della maggioranza

di Franco Stefanoni

Elezione diretta del premier con turno unico e premio di maggioranza del 55% per garantire la governabilità. Norma anti ribaltone per impedire la formazione di maggioranze politicamente diverse rispetto a quella che ha appoggiato il premier eletto direttamente dai cittadini. E stop alla possibilità per il Quirinale di nominare senatori a vita. Secondo la premier Giorgia Meloni, con il contributo di queste riforme costituzionali, si passerebbe dalla Seconda alla Terza Repubblica.

Le novità sono incluse nella bozza del disegno di legge di riforma costituzionale, di cui si prevede l’arrivo in Consiglio dei ministri venerdì 3 novembre. Secondo Palazzo Chigi, il testo avrebbe la piena condivisione della maggioranza. Questo dopo l’incontro di oggi tra Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, gli onorevoli Lorenzo Cesa dell’Unione di centro e Maurizio Lupi di Noi Mmoerati.

Punto primo dunque, elezione diretta dei premier. L’articolo 92 della Costituzione viene sostituito da una nuova formulazione: «Il governo della Repubblica è composto dal presidente del Consiglio e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per la durata di cinque anni. Le votazioni per l’elezione del presidente del Consiglio e delle Camere avvengono tramite un’unica scheda elettorale. La legge disciplina il sistema elettorale delle Camere secondo i principi di rappresentatività e governabilità e in modo che un premio assegnato su base nazionale garantisca ai candidati e alle liste collegati al presidente del Consiglio dei ministri il 55 per cento dei seggi nelle Camere. Il presidente del Consiglio dei ministri è eletto nella Camera nella quale ha presentato la sua candidatura».

Se il governo del premier eletto non ottiene la fiducia del Parlamento dopo il voto, il capo dello Stato deve procedere allo scioglimento delle Camere. Nel testo, il terzo comma dell’articolo 94 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Entro dieci giorni dalla sua formazione il governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Nel caso in cui non venga approvata la mozione di fiducia al governo presieduto dal presidente eletto, il presidente della Repubblica rinnova l’incarico al presidente eletto di formare il governo. Qualora anche quest’ultimo non ottenga la fiducia delle Camere, il presidente della Repubblica procede allo scioglimento delle Camere».

Per ostacolare successivi ribaltoni, nell’articolo 94 della Costituzione viene invece aggiunto un nuovo comma. Nel caso di premier sfiduciato e dimissionario, il capo dello Stato potrà così assegnare un nuovo incarico solo allo stesso premier eletto alle urne o a un parlamentare della maggioranza che ne attui il programma votato dagli elettori. Il testo aggiunge infatti: «In caso di cessazione dalla carica del presidente del Consiglio, il presidente delle Repubblica può conferire l’incarico di formare il governo al presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare eletto in collegamento al presidente eletto, per attuare le dichiarazioni relative all’indirizzo politico e agli impegni programmatici su cui il governo del presidente eletto ha chiesto la fiducia delle Camere».

Con l’introduzione del premierato arriverà anche lo stop alla nomina di nuovi senatori a vita da parte del presidente della Repubblica: la cancellazione dell’istituto, secondo quanto si apprende da fonti di governo, compare nel ddl costituzionale che manterrà la figura del senatore a vita solo per gli ex presidenti della Repubblica. Gli attuali senatori a vita di nomina quirinalizia dovrebbero rimanere in carica fino alla fine del loro mandato.

 

Sorgente: Riforme costituzionali, ecco la bozza: premier eletto dai cittadini, norma anti ribaltoni e senatori a vita indicati dal governo- Corriere.it