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La guerra d’Ucraina ormai cronica e ora la scoperta decisamente tardiva della bomba palestinese che troppi facevano finta di non vedere. Le conseguenze economiche dell’ennesima crisi israelo-palestinese, ormai guerra, ogni giorno più pesanti, oltre alla tragedia umana.

Alla canna del gas, ma se hai tanti soldi

Il prezzo del gas ieri, al famigerato Ttf di Amsterd, è schizzato a 53 euro al megawattora. La crescita nell’ultima settimana è di circa il 40 per cento. L’aumento del prezzo del petrolio ma soprattutto le nuove tensioni in Medio Oriente, scioperi nel settore in Australia e ultima in ordine di tempo ma non di importanza, al forte sospetto di sabotaggio al gasdotto sottomarino che collega la Finlandia e l’Estonia.

Baltic Connector dopo Nord Stream

Tra sabato e domenica, una grossa perdita dal gasdotto sottomarino che collega Finlandia ed Estonia, chiuso perché ormai inutile. Tre giorni fa il presidente finlandese Sauli Niinisto dichiara che il grosso guaio alle porte dell’inverno «ha probabilmente origine da un elemento esterno». Esattamente come era accaduto un anno fa tre dei quattro gasdotti Nord Stream. Strano vero? Ma ‘l’incidente’ al  Baltic Connector è più grave perché era il solo condotto per importare gas in Finlandia.

L’ineffabile Nato Stoltenberg

Il segretario della Nato Jens Stoltenberg, durante il vertice di ieri a Bruxelles, gira attorno al problema: «Dobbiamo aspettare la fine delle indagini», l’autopsia dopo il delitto. E poi la minaccia di rito. «Se si dimostrerà che l’attacco è stato deliberato, sarà considerato come un grave incidente e la risposta sarà unita». Bla bla. Molto improbabile che la Nato possa tirare in ballo la Russia (non lo ha fatto con l’Ucraina per il Nord Stream), «ma la tensione rimane alta», rileva Nina Valoti sul Manifesto.

Gli Stati Uniti aumentano la scorte

Europa a bocca Nato a recitare minacce, mentre nel frattempo gli Stati Uniti hanno aumentato le scorte settimanali di petrolio: 10,176 milioni di barili, raddoppiando le previsioni. Spreconi o previdenti? Loro sanno e noi no? Certo il mercato del gas va meglio oggi che un anno fa, ma contare sempre sulla benevolenza del clima non pare molto saggio. Minor fabbisogno da gas a uso industriale e ciò non è buono. Già due giorni fa l’FMI aveva ridotto le stime di crescita globale  2023 al 3%, e per il 2024 al 2,9. Solo agli inizi della guerra mediorientale.

Banca Mondiale e Medio Oriente

Ora la guerra Israele-Hamas che non si sa sin dove arriverà ad estendersi, tanto da portare e ieri il presidente della Banca Mondiale, Ajay Banga, a definire il conflitto in Israele «uno choc economico di cui non avevamo bisogno». Eufemismo di grossi guai. E anche i mercati finanziari globali, già scossi dall’aumento dei tassi di interesse e dalla guerra in Ucraina, «potrebbero presto virare verso il territorio pesantemente negativo».

Fosse mai che, toccati nelle tasche, i protagonisti politici non siano spinti ad una ‘de-escalation- del conflitto? Ma nessuno (neppure noi) ci crede, e crescono legittimi timori.

Sorgente: Le guerre su tutti noi: freddo inverno e bollette scottanti –