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Un popolo colonizzato e oppresso tende, se ne ha la possibilità, a ricalcare le atrocità perpetrate su di lui dal suo oppressore.

Fonte:English Version

Di Craig Murray – 11 ottobre 2023

Immagine di copertina: Un soldato iraeliano davanti alla barriera di Gaza (Tsafrir Abayov,AP)

Ci sono decenni di foto di donne e bambini palestinesi morti, e di bambini picchiati, umiliati e imprigionati dai soldati israeliani. Il tasso storico di uccisioni in questo “conflitto” è stato abbastanza costante sui 40 a 1.

Niente di tutto ciò ha mai causato più di una espressione di sorpresa e di un lieve disappunto da parte dell’apparato “liberale” occidentale. Non ricordo che troupe televisive abbiano mai inseguito qualche politico sionista per strada chiedendogli di usare la parola “condanna” dell’ultima atrocità israeliana.

L’impeto d’odio nella classe politica e mediatica, scatenato da un solo giorno in cui la situazione si è invertita, è istruttivo. È particolarmente istruttiva la loro quasi totale unanimità: quale percentuale della discussione in televisione o alla radio avete sentito nelle ultime 48 ore dedicata a voci palestinesi o filo-palestinesi?

Eppure è molto chiaro dai social media che il pubblico non è affatto così unanime nel sostegno a Israele come lo è la classe politica e mediatica.

La guerra asimmetrica tende ad essere vile. I popoli oppressi e colonizzati non possono permettersi il lusso di schierare soldati in uniformi ben stirate e stivali lucidi, per affrontare l’esercito avversario ad armi pari.

Un popolo colonizzato e oppresso tende, se ne ha la possibilità, a ricalcare le atrocità perpetrate su di lui dal suo oppressore.

Questo ovviamente alimenta, sempre, la propaganda imperialista. Un “eccesso” di Resistenza da parte degli oppressi finisce sempre per essere dipinto dall’imperialista come prova della bestialità del popolo colonizzato e giustificante di per sé della “missione civilizzatrice” del colonizzatore.

Così “l’ammutinamento indiano” divenne una storia vittoriana di stupro e omicidio di donne britanniche e del Buco Nero di Calcutta (una prigione in cui le truppe di Siraj-ud-Daulah, il Nawab del Bengala, tenevano prigionieri di guerra britannici durante la notte del 20 giugno 1756). Quindi i Mau Mau erano macellai malvagi e i combattenti dell’IRA erano terroristi, che è il termine artistico moderno per coloro che resistono al male e al dominio straniero.

Lunedì l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite ha descritto i combattenti di Hamas come “animali”. Questo, naturalmente, non è vero. Sono persone, ma persone che sono state rese folli da livelli insopportabili di ingiustizia e oppressione.

Sono estremamente dispiaciuto per tutte le vittime, come in tutte le guerre. Mi dispiace anche per la morte di singoli soldati israeliani, e ancora di più per tutti gli innocenti che sono morti e stanno morendo.

Ma non condannerò Hamas.

Per questo non ho nemmeno bisogno di approfondire il retroscena del sostegno iniziale di Hamas da parte di Israele per dividere Fatah. Sono cresciuti ben oltre. Non condanno Hamas perché la Resistenza del popolo palestinese è una risposta riflessa al suo lento Genocidio.

Sì, è una risposta rozza e violenta. Naturalmente vorrei che non danneggiasse vittime innocenti.

Le persone che condanno sono quelle della classe politica internazionale che, all’unisono, ha rilasciato dichiarazioni a sostegno del “diritto di Israele all’autodifesa”, un diritto che concede all’oppressore ma nega agli oppressi.

Queste sono le persone che devono essere condannate.

Craig Murray è un autore, giornalista e attivista per i diritti umani. È stato ambasciatore britannico in Uzbekistan dall’agosto 2002 all’ottobre 2004 e rettore dell’Università di Dundee dal 2007 al 2010. La sua attività dipende interamente dal supporto dei lettori.

Sorgente: La classe politica internazionale tutta, all’unisono, ha rilasciato dichiarazioni a sostegno del “diritto di Israele all’autodifesa”, un diritto che concede all’oppressore ma nega agli oppressi. – Invictapalestina