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di Michelangelo Borrillo

Dal blocco dell’autostrada alle rassicurazioni del governo: «La fabbrica non chiuderà». È stata una lunga giornata, quella della protesta dei sindacati a Roma , finalizzata all’«operazione verità» sull’ex Ilva. Iniziata con il blocco dell’autostrada Roma-Napoli all’altezza dell’area di servizio Frascati Est e proseguita con la convocazione a Palazzo Chigi. «Durante la riunione — si legge in una nota del governo — è stato fatto il punto sulle principali criticità che interessano gli impianti di produzione ed è stata definita una road map del confronto in corso con l’azienda. Il governo si è detto consapevole della complessità di tale confronto auspicando nel più breve tempo possibile una soluzione che sia vantaggiosa per tutti i soggetti interessati. Il governo ha escluso qualsiasi ipotesi di chiusura o liquidazione e, nello stesso tempo, ha ribadito la volontà e l’impegno per la salvaguardia degli impianti, la tutela della sicurezza sul lavoro e il raggiungimento dei livelli di produzione necessari. Durante l’incontro, il governo ha inoltre assicurato la disponibilità a garantire misure di tutela dell’occupazione. Il governo, accogliendo una specifica richiesta dei rappresentanti dei lavoratori, ha inoltre assicurato il pieno coinvolgimento dei sindacati nel confronto in corso. Le parti hanno convenuto di convocare un nuovo tavolo di confronto entro i primi giorni del mese di novembre».

 

Fiom Cgil: «Il futuro è la decarbonizzazione»

«Nel corso della mattina siamo stati ricevuti a Palazzo Chigi — ha spiegato il segretario generale Fiom-Cgil, Michele De Palma — e alla presidenza del Consiglio abbiamo detto che lo Stato deve decidere se stare con i lavoratori o lasciare andare avanti l’eutanasia del più grande gruppo siderurgico italiano. Abbiamo ottenuto l’apertura di una reale trattativa che verificheremo nei prossimi giorni. Per questo la mobilitazione a sostegno della vertenza continuerà unitariamente fino alla riconvocazione alla presidenza del Consiglio entro il 7 novembre. Da oggi parte una mobilitazione permanente nei siti ex Ilva finché non si raggiungeranno gli obiettivi fondamentali di scongiurare la liquidazione o la cessazione, di intervenire con risorse pubbliche e private per le manutenzioni ordinarie e straordinarie per mettere in sicurezza persone e ambiente. Il futuro della decarbonizzazione con forni elettrici e Dri è possibile solo se finiscono le speculazioni e lo sperpero di risorse pubbliche e ognuno si assume le proprie responsabilità».

 

Uilm: «Lo Stato passi in maggioranza»

«In questi anni — gli ha fatto eco il segretario generale della Uilm Rocco Palombella — si sono avvicendati otto governi, otto ministri dello Sviluppo economico, abbiamo fatto decine di scioperi e manifestazioni ma dopo undici anni questa vertenza non è stata risolta. Oggi oltre mille lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti italiani del gruppo hanno manifestato a Roma per chiedere un’operazione verità al governo: nell’incontro a Palazzo Chigi ci è stato detto che si considera Arcelor Mittal un interlocutore credibile, nonostante in questi anni non abbia prodotto alcun risultato, sotto nessun punto di vista. Questo sarebbe sufficiente per capire che non ci sono più le condizioni per andare avanti nella trattativa segreta che il governo sta portando avanti con la multinazionale. Finché siamo in tempo diciamo al governo di fermarsi perché bisogna evitare di concedere altri fondi pubblici a una gestione fallimentare. Il governo deve capire che è arrivato il momento di prendere la maggioranza e la governance dell’azienda».

 

Fim-Cisl: «Nessuna chiusura o amministrazione straordinaria»

Anche Roberto Benaglia, segretario generale della Fim-Cisl, pensa a un futuro senza ArcelorMittal. Ma è meno pessimista: «Palazzo Chigi non solo ci ha ascoltato ma ha deciso di coinvolgere il sindacato nel percorso del futuro di Acciaierie d’Italia. I funzionari intervenuti ci hanno detto che sono escluse le ipotesi di chiusura e di amministrazione straordinaria. Abbiamo un tavolo entro il 7 novembre nel quale noi vogliamo toccare con mano qual è lo stato della trattativa e il futuro di questo polo siderurgico. Abbiamo denunciato la cattiva gestione dell’azienda — aggiunge Benaglia — e abbiamo denunciato che con i Mittal si rischia di non andare da nessuna parte».

 

fotografia: Roberto Benaglia (Fim), Rocco Palombella (Uilm) e Michele De Palma (Fiom) escono da palazzo Chigi

Sorgente: Ex Ilva, la protesta dei sindacati a Roma. Il governo rassicura: «Chiusura esclusa»