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Gli studenti manganellati ieri a Torino sono ragazzi giovanissimi a mani nude, non incappucciati, perfettamente riconoscibili. La loro criminalizzazione sui quotidiani di oggi sono manganellate aggiuntive, questa volta su carta

E alla fine arrivarono, previsti, anche i manganelli. Dopo la violenza che c’è nel criminalizzare i poveri, nel rivittimizzare coloro che si mettono in mare per scappare dalla fame e dal piombo e dopo quella che c’è verso chiunque non sia allineato è arrivata la violenza fisica contro gli studenti. Vale la pena ricordare che sono gli stessi studenti a cui è stato promesso un Pnrr che avrebbe sensibilmente migliorato le loro vite e le loro possibilità di studio. Non sta andando così.

Si dice in queste ore che gli scontro con gli studenti ci sono sempre stati. È vero. Ma la Polizia eccede con il manganella quando è consapevole che il governo di turno tifa per le legnate e sarà disposta a difenderle se non addirittura a premiarle. Che l’Italia sia tra gli 86 Paesi che secondo Amnesty International usano illegalmente la forza come risposta a proteste pacifiche per questi è addirittura un vanto.

Ci sarebbe da capire chi difendesse la Polizia: Giorgia Meloni? La presidente del Consiglio ieri a Torino non è mai stata lontanamente in pericolo. Agitavano i manganelli perché i giovani “hanno rotto il cazzo”, come diceva quell’ispettore di Polizia ripreso in un video?

La differenza più rilevante però è l’esibizione fiera della propria insofferenza verso la piazza. «Se le contestazioni sono dei centri sociali lo considero perfettamente normale. Anzi, mi ricorda che sono dalla parte giusta della storia», ha detto Meloni. Come dire “abbiamo vinto noi e quindi dovete stare zitti”. Il senso di democrazia.

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