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Il leader di Vox lancia l’assalto al potere centrale, dopo la conquista di tre regioni la sua ricetta è un’agenda reazionaria

Francesco Olivo, Francesco Rodella

MADRID. Ci sono manifesti elettorali che valgono più di mille comizi: una mano getta nel cestino la bandiera arcobaleno dei diritti Lgbt+, quella dell’indipendentismo catalano, il simbolo femminista e quello dell’agenda ecologista del governo, “decidi quello che conta”. Lo striscione calato in un palazzo del quartiere Salamanca di Madrid, dove la destra tocca punte del 90%, identifica in maniera chiara i nemici di Vox, il partito a cui Giorgia Meloni ha tirato la volata, «contenta di dare una mano “alla sua” alleanza di patrioti», in vista delle elezioni di domenica prossima. La formazione nazionalista ha un obiettivo chiaro: entrare in un governo guidato dal Partito popolare. Santiago Abascal, il leader della formazione nazionalista, si gioca tutto e ha alzato i toni, non solo nei manifesti: ha accostato il premier Pedro Sanchez ai terroristi dell’Eta o agli occupanti abusivi di case, si è riferito in maniera sprezzante agli immigrati di origine nordafricana («Sanchez si faccia votare da Mohammed», è arrivato a dire) e ha proposto di mettere fuori legge i partiti indipendentisti.

Come sarà la Spagna guidata dall’alleanza Pp-Vox? Le prime giunte regionali sorte in questi giorni a Valencia (il vicepresidente è un torero) ed Estremadura e quella nata l’anno scorso in Castiglia León sono un laboratorio esplicito: deroga delle leggi della memoria storica (quelle grazie alle quali si sono, tra le altre cose, scavate le fosse della guerra civile), critica alle norme ambientaliste e cancellazione degli assessorati all’uguaglianza di genere. Anche in questo Abascal vuole mandare dei messaggi simbolici. Lunedì scorso a Valencia se n’è avuta un’altra prova: durante la commemorazione di una donna uccisa dal marito, i rappresentanti di Vox hanno deciso platealmente di mettersi da parte, contrari alla definizione di “violenza di genere”, invece di quella più generica di “violenza domestica”. Nel programma c’è poi la promessa di abolizione delle leggi progressiste su diritti civili (aborto, eutanasia, donne e lgbt) e ambientalismo.

A otto giorni dal voto, il grosso dei sondaggi attribuisce a Vox un risultato oscillante tra il 13% e il 14%: un bottino che sarebbe inferiore al 15,2% del 2019, ma comunque sufficiente per ottenere almeno una trentina dei 176 seggi necessari per garantire una maggioranza conservatrice. L’obiettivo degli ultraconservatori è quindi trasformarsi in ago della bilancia per il futuro governo. Scenario che la formazione, nelle ultime settimane, si è mostrata disposta a giocarsi con una lotta serrata all’ultimo voto. L’intervento di Meloni a Valencia, secondo gli auspici di Vox, può dare una patente di “governabilità” a una formazione accusata di estremismo. L’irruzione della premier italiana nella campagna elettorale spagnola non è stata commentata ufficialmente dal governo di Madrid, ma una nota consegnata all’Ansa da fonti del Partito socialista lascia intendere il parere di Sanchez: «I colleghi della signora Meloni, gli ultras di Vox, sono dei patrioti da “braccialetto”, come li chiamiamo qui. Hanno la bandiera della Spagna al polso, ma poi non vogliono pagare le tasse, vogliono privatizzare l’istruzione pubblica e la sanità». Meloni ha abbandonato i toni aggressivi e manichei del comizio del 2022 e ha attaccato il “fondamentalismo ecologista”, un argomento che sembra andare nella direzione di un’alleanza con i popolari europei.

Le priorità per Vox sono due: distinguersi rispetto al PP, per non far cadere potenziali elettori nella tentazione di affidarsi al “voto utile” in favore del centrodestra tradizionale, e piazzarsi almeno terzo nelle province in cui la complessa legge elettorale spagnola tende a svantaggiare i partiti minoritari. Per farcela, Abascal ha scelto la strada della linea dura. In primis, affidando l’elaborazione delle strategie a dirigenti più ideologici, come l’ex simpatizzante della Falange (un partito di ispirazione fascista) Jorge Buxadé, vicepresidente dei Conservatori europei di Meloni. Poi, delineando un programma elettorale con proposte radicali, in particolare per quanto riguarda diritti civili e immigrazione. Sul primo punto, Vox promette di fare tabula rasa delle principali politiche del centrosinistra. «Abrogheremo le leggi ideologiche che non tutelano le persone, ma collettivizzano l’individuo e lo assoggettano alle esigenze di gruppi di interesse», si legge nel testo. Che fa poi esplicito riferimento sia a norme dell’ultima legislatura, come quella in favore dei diritti Lgtbi+, la legalizzazione dell’eutanasia o una riforma volta a rafforzare l’accesso all’aborto, sia a norme più datate: è il caso della legge contro la “violenza di genere” considerata da Abascal e i suoi «un attentato contro la presunzione d’innocenza». Anche sui migranti si prospetta il pugno di ferro: ad esempio, con la proposta di “blocco navale” (ispirata a quella di Meloni) per frenare gli sbarchi e di «espellere immediatamente» tutti gli immigrati arrivati in Spagna «illegalmente». Un’idea, quest’ultima, che Vox si dice pronto a sottoporre a un referendum. Dopo il primo exploit elettorale, alle regionali dell’Andalusia del 2018, Vox ha acquisito peso a livello parlamentare e ha misurato le proprie ambizioni in alcuni laboratori territoriali. Il primo test si è prodotto a inizio 2022 in Castiglia León, dove il partito di Abascal ha fatto il suo esordio in un governo regionale, in coalizione con il Partito Popolare. La formula ha indignato la sinistra, ma non gli elettori moderati. La prova si è avuta alle amministrative dello scorso 28 maggio, in cui PP e Vox sono usciti nettamente vincitori in termini complessivi, strappando anche diverse piazze importanti al centrosinistra. Più tradizione, meno diritti civili: la Spagna dei patrioti punta al governo.

Sorgente: Spagna, l’onda nera di Santiago: no a immigrati, aborto, nozze gay, eutanasia – La Stampa


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