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«Dagli amici mi salvi Dio che dai nemici mi salvo io». La Grecia è stata mantenuta nella zona euro in cambio del permesso di avere più basi statunitensi, dice l’ex ministro della Difesa, Panos Kammenos. Vittorio Da Rold prima sul Domani, oggi rilancia.

Nato, comprati e venduti

Una esplosiva intervista concessa ad Antenna 1, una tv locale greca, dall’ex ministro delle Difesa del governo di Syriza, il pirotecnico Panos Kammenos, leader nazionalista della piccola formazione dei Greci indipendenti, (Anel), getta una nuova luce sul salvataggio greco da 80 miliardi di euro, ottenuto nel luglio 2015 a Bruxelles nel corso di un drammatico Consiglio europeo. Compromesso raggiunto non grazie alla lungimirante cancelliera tedesca, Angela Merkel schierata contro il suo arcigno ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble per salvare l’euro come fin qui ritenuto, bensì dall’intervento dell’ex presidente americano, Barack Obama e da quello francese, François Hollande che hanno costretto il governo di Berlino a cedere sul mantenimento di Atene nell’unione monetaria in cambio della concessione di nuove basi militari Usa in Grecia in sostituzione di quelle turche nel Mediterraneo orientale.

Da Rold testimone diretto

Fantapolitica? Non proprio. Kammenos, che ho conosciuto personalmente nel corso di quella crisi, è un fervente nazionalista che a volte le spara grosse per ottenere visibilità nei media, ma questa volta la sua ricostruzione dei fatti è sostenuta da ciò che si è verificato successivamente.

Il litigio con Tsipras

Tutto prende le mosse da un litigio scoppiato tra il leader di SyryzaAlexis Tsipras e Panos Kammenos, che sono stati partner di governo tra il 2015 e il 2019. Dopo che Tsipras, aveva descritto la coalizione con il partito Anel come un ‘male necessario’, riferendosi indirettamente al fatto che serviva a rassicurare gli ambienti militari, tema molto delicato in Grecia che dal 1967 al 1974 ha subìto una pesante dittatura dei colonnelli, Kammenos ha rotto il silenzio fin qui tenuto e ha ribattuto alle accuse riferendosi alle trattative con i creditori della Grecia al culmine della crisi finanziaria che rischiò di spaccare l’euro.

Il ricatto migranti

Kammenos ha affermato che l’allora ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, era pronto ad accettare la proposta nel 2015 dell’allora ministro delle finanze, Wolfgang Schauble e della cancelliera tedesca Angela Merkel per l’uscita della Grecia dalla zona euro, in cambio del terzo piano di salvataggio da 80 miliardi di euro. La Grecia inoltre avrebbe dovuto accettare 2,5 milioni di migranti sulle sue isole per bloccare l’afflusso di migranti sulla via Balcanica diretti in Germania. Vale a dire secondo le parole dell’ex ministro della Difesa «la trasformazione della Grecia in una prigione a cielo aperto di 2,5 milioni di persone sulle isole».

L’interessato ‘aiuto americano’

Poi però le cose hanno preso una piega diversa. Kammenos dice di aver incontrato Tsipras e Varoufakis a Bruxelles poco prima del Consiglio europeo. «Varoufakis voleva accettare la proposta della Germania il giorno successivo e di uscire dall’euro. Io invece mi sono fortemente opposto alla proposta e ho suggerito all’allora premier, Alexis Tsipras di chiedere l’aiuto americano», afferma oggi Kammenos, aggiungendo di aver contattato anche i segretari di Stato e della Difesa degli Stati Uniti.

Più armi e basi militari in cambio di soldi

Kammenos avrebbe proposto loro un pacchetto che includeva la fornitura di armi (la Grecia ha ottenuto gli F-16 prima della Turchia) e il via libera agli Stati Uniti di accedere a più basi militari in Grecia, compreso il porto di Alexandroupolis (diventato la principale porta navale per rifornire l’Ucraina) e la base di Stefanovikeio in cambio dell’aiuto degli Stati Uniti. «Volevamo che la Grecia prendesse il posto della Turchia come alleato strategico degli Stati Uniti nel Mediterraneo orientale», ha sottolineato l’ex ministro.

Barak, Hollande e le smentite

Effettivamente poi l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e l’ex presidente francese Francois Hollande mediarono e nel luglio 2015 venne raggiunto un accordo sulla concessione di un prestito di 80 miliardi di euro, ufficialmente in cambio di riforme e austerità, ma in realtà in cambio della concessione di basi militari a Washington che vedeva con sempre maggior sospetto gli atteggiamenti filo-russi di Erdogan.

Syriza ha respinto le accuse di Kammenos, definendole «scenari da fantascienza ed invenzioni». Sarà, ma la versione di Kammenos ha il pregio di spiegare il sostegno forte di Obama che allora stupì molti, e l’alleanza militare sempre più stretta con Washington, in precedenza molto più critica.

Sorgente: Grecia 2015, salvata in zona Euro per più basi Usa e Nato –