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Cancellato l’organigramma delle volanti: spray urticante verso chi veniva fermato. Il questore: «Non siamo disposti a macchiare la nostra reputazione»

di Angiola Petronio

In cinque, tra cui un ispettore che degli altri quattro era il capoturno, agli arresti domiciliari con accuse che vanno dal reato di tortura a quelli – contestati a vario titolo – di lesioni, falso , omissioni di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio. Un’altra ventina trasferita in uffici diversi. Due decine di agenti – che, pur non avendo preso parte ai casi di violenza contestati, potrebbero non aver impedito o comunque non aver denunciato i colleghi presunti autori di quegli abusi.

L’organigramma delle volanti cancellato

Ha praticamente cancellato il vecchio organigramma della squadra volanti della questura di Verona, l’indagine svolta da altri poliziotti, quelli della squadra mobile scaligera su delega della procura della Repubblica. Indagini portate avanti per 8 mesi e che hanno riguardato il periodo tra luglio 2022 e marzo 2023. Gli 8 mesi, appunto, in cui quelle torture sarebbero state messe in atto verso persone che venivano fermate e che, una volta portate negli uffici per gli accertamenti, venivano sottoposte a vari generi di abusi. Con quei 5 agenti – molti dei quali con un’anzianità di servizio di pochi anni – che quelle crudeltà le avrebbero commesse nel «sancta sanctorum» della legalità che è un commissariato di polizia.  «Atti gravemente lesivi della dignità delle persone sottoposte ad accertamenti di polizia», è scritto in un comunicato stampa della questura veronese. Atti e indagine che hanno portato, nei mesi scorsi, alla repentina rimozione, pochi giorni prima della Festa della Polizia – cosa assolutamente inusuale – dell’allora questora Ivana Petricca e del suo vicario Gugliemo Toscano.

«Repulisti» e nuovo questore

Un «repulisti» che da quell’ufficio che si occupa del controllo del territorio, è arrivato ai piani di alti di una questura che adesso è diretta da Roberto Massucci. È stato lui a disporre l’ultima, in ordine di tempo, rimozione dagli incarichi di una dozzina di agenti – sospettati di aver saputo ma taciuto – che erano ancora in servizio alle volanti. Altri – tra cui i 5 finiti ai domiciliari – erano già stati trasferiti da quelle stanze a fine dicembre. Un ufficio, quello delle volanti della questura scaligera, che conta un’ottantina di agenti «di pattuglia», divisi in 15 per turno su 5 turni. Chi ha dovuto lasciare è stato sostituito da colleghi che lavoravano in altre sezioni.

Le presunte torture e le indagini

Su alcuni fatti i riscontri sono «oggettivi». Avvalorati anche dalle telecamere che, a ottobre, sono state installate in tutti quegli uffici. In particolare nell’«acquario», la stanza in cui le persone fermate vengono portate per l’identificazione e le perquisizioni. Altri episodi hanno come riscontro il racconto delle presunte vittime. Le indagini su quelle supposte torture sarebbero partite a luglio del 2022. A dare la stura un’intercettazione telefonica, in cui – a una persona sotto indagine – uno dei cinque agenti ai domiciliari avrebbe raccontato cosa faceva ai fermati. Da lì l’inchiesta. Tra i casi contestati – in tutto 7, avvenuti in gruppi di turno diversi, con 7 parti offese diverse e fermate legittimamente, nessuna delle quali ha presentato una prognosi medica – vi sarebbe quello di un fermato a cui sarebbe stato spruzzato sulle parti intime dello spray al peperoncino e di un altro il cui viso sarebbe stato spinto nell’urina. «Abusi di forza», messi in atto da agenti a cui l’«uso» della forza è comunque consentito.

Il questore

«Questa vicenda – le parole del questore Roberto Massucci – dimostra come la Polizia di Stato non sia disposta a macchiare la propria reputazione nè con la reticenza nè con la poca trasparenza. Abbiamo messo a disposizione dell’autorità giudiziaria tutti gli elementi di prova oggettivi per sviluppare l’attività processuale e, sul fronte interno, appena si sono chiuse le indagini abbiamo spostato in uffici “burocratici” gli agenti che si presume non abbiano impedito o non abbiano denunciato i presunti abusi, per evitare l’eventuale reiterazione del reato». Una professionalità, quella della Polizia di Verona evidenziata dal Gip nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari «in riferimento all’encomiabile efficienza e sollecitudine dimostrata nello svolgimento delle investigazioni». A dire che la questura di Verona è stata in grado di generarsi gli anticorpi. E a indagare su se stessa.

Il capo della polizia

«Ringrazio la procura di Verona per la fiducia accordata alla Polizia nel delegare alla squadra mobile le indagini riguardanti gli operatori appartenenti alla stessa questura» ha detto il capo della Polizia Vittorio Pisani, sottolineando che «la levatura morale della nostra amministrazione ci consente di affrontare questo momento con la dignità e la compostezza di sempre».

I sindacati

Così i sindacati veronesi di polizia, in una nota congiunta: «Va evidenziato come l’attività di accertamento sia stata posta in essere dalla stessa Squadra mobile scaligera, segno eloquente dell’assoluta linea di trasparenza e d’imparzialità che caratterizza le donne e gli uomini che quotidianamente prestano servizio presso la Questura di Verona. Confidiamo invero che gli sviluppi processuali possano consentire di individuare e perseguire, laddove siano comprovate, le rispettive responsabilità e in pari tempo le estraneità alle configurate ipotesi accusatorie, auspicando che nelle more del giudicato si possano evitare processi mediatici che rischiano di infliggere pene e frustrazioni morali che nessuna eventuale assoluzione futura potrà riparare»

Sorgente: Verona, cinque poliziotti arrestati per tortura: altri 20 agenti trasferiti | Corriere.it