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Vanessa Finesso ha partorito Vittoria. Che ha il Dna della compagna Cristina Zambon

Vanessa Finesso e Cristina Zambon, 33 e 34 anni, operaie, erano appena diventate mamme. Aavevano registrato la loro bambina con entrambi i cognomi al comune di Padova: Vittoria Finesso Zambon. Ora Vanessa è stata operata per un tumore. Ma intanto l’atto di nascita di Vittoria è uno dei 33 che la procura di Padova ha impugnato. «Se mi accadesse qualcosa però cosa ne sarà di Vittoria? Mi sembra di vivere un incubo. Fino a ieri nostra figlia aveva due mamme e da oggi Cristina, mia moglie, non ha più alcun legame con lei semplicemente perché non l’ha partorita. Non posso credere che la Procura di Padova ci stia facendo questo. Forse hanno dei sassi sul cuore», dice oggi Vanessa in un’intervista a la Repubblica.

Le due madri

«Ho avuto un tumore osseo. Adamatinoma si chiama. Per un anno potrò camminare soltanto con le stampelle. Adesso sono sana, mi hanno detto i medici. Ma capite quanto è importante per Vittoria avere due mamme? Ho una paura così grande. E poi Vittoria ha davvero due mamme, anche in senso biologico», dice ancora Vanessa a Maria Novella De Luca. Poi spiega come è nata Vittoria: «Abbiamo fatto una fecondazione eterologa in Spagna. L’ovocita di Cristina è stato fecondato con il seme di un donatore e impiantato nel mio utero. Io l’ho partorita, ma Vittoria ha il Dna di Cristina. Peccato che l’Italia riconosca come madre soltanto colei che partorisce». Il loro caso potrebbe essere portato in tribunale: «Se avessimo i soldi per fare una causa. Tutti i nostri risparmi li abbiamo spesi per far nascere Vittoria, il nostro sogno, dopo sette anni di amore. Siamo soltanto due operaie, io faccio il pane, adesso sono in malattia, ho altri tre figli e Cristina è in disoccupazione. Anche per chiedere la stepchild adoption ci vogliono delle risorse. Ci è caduto il mondo addosso».

 

La nascita a Padova per scelta

Lei rivela di aver avuto un passato eterosessuale: «Ho avuto una prima figlia a 17 anni, poi gli altri due con due mariti. Ketty, Denise, Samuele e adesso Giulia. Ma soltanto con Cristina ho capito cosa vuol dire l’amore. Sono felice per la prima volta». La bimba è nata a Padova per scelta: «Sapevamo che il comune di Padova riconosceva i certificati di nascita con due madri, a differenza del nostro comune. Così mentre ero incinta abbiamo chiamato l’anagrafe di Padova e ci hanno consigliato di andare a partorire lì». La bambina ha il Dna di Cristina e per la legge italiana chi l’ha partorita è sua madre: «È possibile farlo, si chiama metodo Ropa. Lo faremo valere». Quando lei si è ammalata «Cristina poteva gestire totalmente Vanessa. Altrimenti dall’ospedale avrei dovuto dare autorizzazioni e deleghe. E se l’operazione non fosse andata bene?».

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