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Piove meno frequentemente, e quindi aumenta la probabilità di periodi siccitosi, ma quando piove le precipitazioni sono più intense. È una tendenza osservata da tempo e secondo le proiezioni dei modelli climatici si accentuerà ulteriormente in futuro. Ora prepariamoci ad un’estate più calda ed umida del solito

di Giulio Cavalli

«Una nuova ondata di forte maltempo», l’ha chiamata Giorgia Meloni.

La climatologa del Cnr Marina Baldi intervenuta nella trasmissione L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus spiega: «Dobbiamo ancora valutare questo tipo di configurazione atmosferica, è difficile attribuirlo direttamente ad un cambiamento climatico al momento. Quello che possiamo attribuire al cambiamento climatico è l’intensità di questi fenomeni». «È un fenomeno – spiega Baldi- che si verifica molto raramente nel mese di maggio. Fenomeni così intensi si vedono di solito nel periodo autunnale. Abbiamo l’aria fredda che arriva dal Nordest, dall’altra parte dell’Europa abbiamo invece un’aria molto più calda. Questa differenza di temperatura attira l’aria umida da Sud che va a concentrarsi sull’Adriatico. Per questo vediamo fenomeni così intensi. Queste grandi piogge seguono un periodo molto siccitoso durato quasi anni».

Silvio Gualdi, senior scientist al Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) dove dirige la divisione Climate simulations and predictions, al Corriere della sera dice che «le condizioni di alta pressione che fiancheggiano questa depressione le impediscono di fluire da ovest verso est, seguendo il normale flusso della circolazione atmosferica. Ciò ha generato sulla Romagna questa enorme quantità di pioggia» ma l’altro fattore che contribuisce a rendere questo evento eccezionale è il riscaldamento globale: un’atmosfera più calda contiene una maggiore quantità di vapore acqueo che, quando si verificano queste condizioni meteorologiche, è quindi in grado di produrre molta più pioggia». La siccità prolungata dei mesi scorsi ha poi aggravato l’impatto, «perché un terreno particolarmente secco non riesce ad assorbire le precipitazioni in modo efficace, pertanto la pioggia tende a scorrere sul terreno». Meglio abituarsi, e adattarsi, a quella che rischia di diventare la «nuova normalità». «È probabile che questi eventi estremi diventino più frequenti in futuro. Piove meno frequentemente, e quindi aumenta la probabilità di periodi siccitosi, ma quando piove le precipitazioni sono più intense. È una tendenza che stiamo già osservando e secondo le proiezioni dei modelli climatici si accentuerà ulteriormente in futuro», prosegue Gualdi. Ora prepariamoci ad un’estate più calda ed umida del solito.

Paola Mercogliano, responsabile della divisione Remhi (modelli regionali ed impatti geo-idrologici) del Cmcc, conferma l’attesa variabilità. «Le attuali condizioni estreme sono simili a quelle che portarono all’alluvione del Po nel 1994 e nel 2000. Quindi non possiamo affermare che si tratti di eventi mai visti prima ma sicuramente il cambiamento climatico amplifica la loro frequenza e intensità». Mauro Rossi, ricercatore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Irpi) a Fanpage spiega a proposito dell’Emilia Romagna e degli eventi estremi: «Quest’anno ne abbiamo avuti vari: a settembre c’è stato l’evento di Senigallia, anche se è stato più corto, con pioggia elevatissima, poi c’è stato qualche settimane fa un evento simile sempre in Emilia Romagna, e la stessa cosa è successa anche in Sicilia e Calabria. Il problema è che la frequenza quest’anno è estremamente elevata. Frequenza che può essere sì contingente ma anche un qualcosa che purtroppo sta diventando normalità. Questo è chiaramente attribuibile ad un contesto di cambiamento climatico, che sta rivoluzionando il modo in cui il clima fa pressione sul nostro territorio. Ci sono indicazioni inequivocabili che stiamo osservando il cambiamento climatico e questi sono i suoi effetti».

Qualche giorno fa l’’Istat ha reso disponibile l’aggiornamento al 2021 della serie storica delle statistiche meteoclimatiche di precipitazione e temperatura per i 109 Capoluoghi di Provincia e la Normale Climatologica 1981-2010. Si legge: “Nel periodo 1971-2021, i valori più alti della temperatura media annua dei capoluoghi di Regione si registrano negli anni 2011-2021 (media del periodo 15,8°C). Nel 2014, per la prima volta sono stati raggiunti i 16°C (+1,5°C sul CLINO 1971-2000). La precipitazione totale presenta nel lungo periodo una variabilità inter-annuale: nel 2011-2021 è in media pari a 769 mm. Nel 2021, gli Indici di estremi di temperatura mostrano aumenti per gran parte dei capoluoghi di Provincia. I giorni estivi sono in media 120 e le notti tropicali 44 (in crescita di +4 giorni e +6 notti rispetto al valore medio del periodo 2006-2015). Sale anche il numero di giorni senza pioggia (in media pari a 286 nell’anno) di +5 rispetto al periodo 2006-2015”.

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