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In Italia i residenti stranieri sono quasi 5,2 milioni con un’incidenza pari all’8,8% sul totale dell’intera popolazione. Quasi la metà sono europei, oltre un quarto comunitari, un quinto asiatici e un quinto africani. 198 sono le collettività presenti, 5 delle quali coprono da sole quasi la metà di tutti i residenti stranieri. Al primo posto troviamo i romeni, con il 20,8% (1,1 milioni), seguono gli albanesi con l’8,4% (433mila), i marocchini con l’8,3% (429mila), i cinesi con il 6,4% (330mila) e gli ucraini con il 4,6% (236mila). La percentuale delle donne straniere supera di poco quella degli uomini, come per la popolazione italiana (rispettivamente 51,2% e 51,3%); l’età media è di quasi 35 anni, mentre per gli italiani supera i 46: gli stranieri sono mediamente più giovani di quasi 12 anni.

Gli stranieri hanno un tasso di occupazione leggermente più basso di quello degli italiani (57,8% contro il 58,3%) e un tasso di disoccupazione più alto (14,4% contro il 9,0%). Il numero dei lavoratori stranieri ammonta a quasi 2,3 milioni (gli italiani sono 20,3), per il 42% donne (circa 950mila), il 10% del totale dell’occupazione. Il numero di disoccupati stranieri è circa 380mila (pari al 16% del totale), per il 52,5% donne, con una crescita tripla rispetto a quella degli uomini negli anni della pandemia (dal 2019 al 2021).

L’occupazione straniera è caratterizzata da una scarsa mobilità tra i vari comparti: nazionalità e genere restano gli stessi dopo molti anni di servizio, indipendentemente dal titolo di studio. Il 42,4% degli uomini è occupato nell’industria e nelle costruzioni, il 38,2% delle donne nei servizi domestici e di cura. Manovali, braccianti, camerieri, facchini, trasportatori, addetti alle pulizie sono le professioni in cui sono impiegati gli stranieri (63,8% degli stranieri in professioni non qualificate o operaie, contro il 31,7% degli italiani), un terzo sono laureati (contro il 2,2% degli italiani), oltre a possedere un titolo di studio più alto rispetto al lavoro che svolgono (un terzo degli stranieri rispetto a meno di un quarto degli italiani), sono impiegati a termine (dipendenti a tempo determinato o collaboratori) o in part-time involontario. Le donne sono sempre più penalizzate.

Secondo il recente Report dell’INAIL sull’Andamento degli Infortuni sul Lavoro e delle Malattie professionali, alla data del 31.10.2022, risultano pervenute all’INAIL 564.311 denunce di infortunio nel 2021, ma mentre si è registrato un calo del 2,4% per gli italiani, vi è stato un incremento del 3,1% per i nati all’esteroOltre il 78% degli infortunati stranieri nel 2021 ha riguardato i non comunitari (in crescita dell’8,4% sul 2017) e la rimanente quota quelli dell’UE (in calo di circa il 13%). 

Più di 2 denunce su 3 provengono dal Nord (di cui il 56,1% dal Nord-est e il 43,9% dal Nord-ovest), seguite dal Centro (circa 17%) e dal Mezzogiorno (6,5% di cui due terzi nel Sud). In valore assoluto le regioni che hanno registrato il maggior numero di casi sono la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto, complessivamente con il 58% circa delle denunce; in tali regioni si segnalano inoltre 92 vittime, circa il 44% dei 211 decessi agli stranieri.

È nell’industria e nei servizi che nel 2021 è stato registrato il maggior numero di denunce con il 92% dei casi (oltre due terzi non comunitari). In particolare sono i lavoratori delle attività manifatturiere, della sanità, del trasporto e magazzinaggio, delle costruzioni ad essere stati colpiti da infortunio complessivamente per poco più del 53% (50.363). Le professionalità più coinvolte per numero di denunce sono, per la componente maschile, i facchini, i conduttori di mezzi pesanti, i muratori in pietra e mattoni, il personale addetto all’imballaggio e al magazzino e i manovali nell’edilizia civile, che complessivamente raggiungono un terzo del totale dei casi degli stranieri, percentuale più alta di quella che si riscontra per gli italiani occupati nelle stesse mansioni (12,6%). Per le donne troviamo le lavoratrici nell’ambito sanitario, comprese le infermiere e le ostetriche, le addette all’assistenza personale, quelle ai servizi di pulizia ed esercizi commerciali e le collaboratrici domestiche (47% del totale donne straniere).

Romeni, albanesi e marocchini sono le comunità più colpite da incidenti sul lavoro con il 36% delle denunce del 2021 e il 57% risulta avere un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, percentuale più alta rispetto al totale degli immigrati (52%). Anche per i casi mortali tali nazionalità hanno avuto il maggior numero di vittime: Romania (39), Albania (17) e Marocco (16), complessivamente 72 eventi letali di cui 27 di età compresa tra i 40 e i 49 anni e 12 tra i 30 e i 39.

Per quanto riguarda le malattie professionali denunciate, il 7,5% del totale (4.136 casi) afferisce a soli lavoratori stranieri con un incremento del 31,6% (erano 3.142) rispetto all’anno precedente, di cui due terzi denunciate da lavoratori di genere maschile (2.712). Il 69% (2.852 casi) sono tecnopatici di nazionalità non comunitaria, di cui il 23% albanesi (655), il 13,4% marocchini (382) e l’11,6% svizzeri (330). La percentuale di incremento delle malattie per i lavoratori stranieri nel biennio 2020-2021 risulta più elevata per i non comunitari (+35,3%, da 2.108 a 2.852 denunce), rispetto a quella dei comunitari che registrano un +24,2% (da 1.034 a 1.284 casi).

Anche in questo caso, l’area Nord del Paese, con circa il 49% dei casi, si conferma per il 2021 quella con un maggior numero di denunce di malattie per i lavoratori stranieri (2.015 casi, il 74% nel Nord-est) seguita dal Centro (36,7%; 1.517) e con il 14,6% dal Mezzogiorno (604 casi di cui ben 502 nel Sud del Paese). Tutte le regioni tra il 2020 e 2021 hanno registrato incrementi di denunce di malattie professionali a eccezione della Valle d’Aosta (un caso in meno, da 4 a 3) e del Lazio, che ha mostrato un calo del 3,7% (da 162 a 156 casi), contrariamente all’anno precedente in cui risultava l’unica a registrare un incremento. Nel complesso le regioni con un più alto numero di tecnopatici, nel 2021, sono l’Emilia Romagna (19,3%), la Toscana (17,3%) e le Marche con 10,3%; per quanto riguarda le regioni del Mezzogiorno è da evidenziare che esse registrano tutte basse percentuali di denunce di malattie da parte di lavoratori stranieri, che vanno dallo 0,1% del Molise al 2,6% della Puglia.

Per approfondirehttps://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-dati-inail-2023-aprile-pdf.pdf.

Sorgente: Quando a infortunarsi o a morire di lavoro sono gli immigrati. I dati INAIL