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Male in mezzo a tanti la Finlandia, malissimo la Polonia e l’Ungheria. Eppoi, a sorpresa, la Germania. Bene, tra le altre, l’Austria, la Francia, la Grecia e la Spagna

A leggere le pagelle di Bruxelles sui compiti da fare a casa per il Pnrr, l’Italia non sembra il «Franti d’Europa». S ono altri i Paesi in odor di bocciatura e su tutti risalta la Germania. Nella tabella che raccoglie le «raccomandazioni» della Commissione sul Piano di resilienza e sui fondi del Repower Ue, gli Stati europei sembrano nel complesso una «classe» che si applica poco e nella quale spiccano alcune eccellenze e molte insufficienze. Risulta dal «registro». Bene tra le altre l’Austria, la Francia, la Grecia e la Spagna, esortate a «mantenere lo slancio» e a «procedere con l’attuazione» degli obiettivi. Male in mezzo a tanti la Finlandia, malissimo la Polonia e l’Ungheria. Eppoi, a sorpresa, la Germania.

Berlino pare aver smarrito la tradizionale efficienza teutonica: entrata in recessione tecnica, arranca pure sul Pnrr. Nonostante i compiti siano pochi — dato che ha chiesto poco più di 25 miliardi di sussidi — si trova al momento «in significativo ritardo», senza aver chiesto neppure una rata dei fondi messi a sua disposizione. Tanto che Bruxelles, stilando una nota dalla quale emerge il giudizio negativo, invita i tedeschi ad «accelerare rapidamente».

Quanto all’Italia — dove il Pil invece è in crescita — si scorge la minaccia dell’insufficienza a causa della «scarsa capacità amministrativa» del Paese, in particolare a livello locale. E come sul Pnrr, anche sui fondi per la transizione energetica la Commissione attende di conoscere i progetti e di verificare se la nuova governance decisa dal governo sia «efficace». Perché c’è il «rischio» che Roma non riesca a seguire il ritmo stabilito. Ma è un «rischio», appunto. Mentre molti altri sono formalmente in ritardo. I soli che hanno già consegnato le modifiche al Piano sono infatti l’Estonia, la Francia, Malta, la Slovacchia e da ieri anche il Portogallo.

Il punto è che l’Italia è l’osservata speciale d’Europa per la mole di finanziamenti chiesti: 191 miliardi di euro, di cui oltre 122 a prestito. Un record rispetto agli altri Paesi Ue, dato che la Spagna segue a distanza con 69 miliardi. E di soli sussidi. Palazzo Chigi assicura che «arriveremo pronti all’esame», e in anticipo rispetto alla scadenza del 31 agosto: «Tra giugno e luglio presenteremo le nostre modifiche». Anche perché, secondo il ministro Fitto, «nell’interlocuzione con la Commissione siamo avanti». E sebbene il governo abbia notato «atteggiamenti a volte strumentali» degli uffici tecnici di Bruxelles, a livello politico «c’è collaborazione».

Ma a confronto con i compiti degli altri, l’Italia deve sostenere una tesi di laurea, visti i tanti soldi chiesti. In più Roma sconta la falsa partenza del governo Conte — che dovette riscrivere il Piano — e la difficoltà del governo Draghi di aggiustare quanto più possibile (e in poche settimane) ciò che gli era stato lasciato in eredità. Ecco perché nell’ultimo confronto parlamentare Fitto ha sottolineato che «i problemi non sono riconducibili agli ultimi sei mesi».

Il lavoro per restare al passo è assai gravoso.Nelle riunioni di governo ogni ministro si è assunto in forma scritta la responsabilità di rispettare la tabella di marcia per la sua parte di Pnrr. Andare veloci però non significa essere frettolosi. Meloni non intende far sfoggio di colpi ad effetto oggi, perché vede la trappola politica di domani, nel 2026, quando le opposizioni potrebbero accusarla di non essere stata in grado di utilizzare i fondi di Bruxelles.

In ogni caso, per ora Roma non sembra il «Franti d’Europa». Lo dicono le tabelle della Commissione. Dei diciotto Stati che hanno fatto richieste di pagamento, per esempio, l’Italia è alla terza rata insieme a Spagna e Grecia. Croazia, Portogallo, Slovacchia e Romania sono alla seconda. Altri undici Paesi, tra cui la Francia, l’Austria e la Danimarca sono alla prima rata. A parte il fatto che l’ultima cedola italiana non è ancora stata saldata, tanto non basta per ottenere già un voto positivo sul Pnrr. Che è fondamentale per evitare un giudizio negativo del Paese sui mercati.

Ma è il rendimento generale dell’intera «classe»che preoccupa Bruxelles, se è vero che nei corridoi alti tecnocrati sono stati sentiti mentre discutevano sulle soluzioni da trovare per risolvere il problema, comprendendo tra queste anche l’ipotesi di spostare oltre il 2026 la data di scadenza del Piano. Non è comunque un tema all’ordine del giorno, anche perché non sarebbe un tema di questa commissione. Di sicuro c’è che l’Unione non vuole (e non può) permettersi il fallimento del suo progetto.

Sorgente: L’Italia osservata speciale. Ma altri Paesi sul Pnrr sono i Franti d’Europa


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