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Cosa sta succedendo in Francia? Qual è la sua analisi politica della protesta contro Macron?
In Francia è scoppiata una vera rivolta. Dopo molti anni il popolo si è ribellato in modo forte e duro contro nuovi tipi di contratti di lavoro, contro la riforma delle pensioni e contro la distruzione della sanità pubblica. Durante l’epidemia di covid 19 s’è visto come è stata ridotta la sanità pubblica francese. A poco a poco è rinata una coscienza collettiva mescolata al sentirsi cittadino della repubblica francese, il concetto stesso di repubblica ha preso una nota fortemente sociale. Si tratta di un avanzamento di coscienza. Secondo elemento: Questo è successo quando la cupola politica del paese era già esplosa, sia la destra che la sinistra tradizionale sono state distrutte nel 2017. Il partito socialista è crollato dal 23% una prima volta al 6 % e poi all’1,67%. Il partito della destra dal 20% all’8%. Sulle ceneri della politica tradizionale è sorto Macron come forma neoliberista quasi pura, un ultra-centro. E noi come sinistra di rottura, sinistra radicale, siamo passati dall’11% nel 2012 al 22%. Abbiamo guadagnato 10 punti in dieci anni.

Ma i protagonisti della rivolta chi sono? In piazza chi c’è?
Si potrebbe dire che sono i sindacati uniti, quindi i salariati, quindi la classe operaia tradizionale ma non mi pare sufficiente per descrivere quel che sta succedendo. Perché l’elemento nuovo agli occhi miei è quello che io chiamo il popolo.

Il popolo…cioè?
Sì, il popolo! Una entità dove si trovano i salariati, quindi la classe operaia classica, ma anche i pensionati, ma anche gli studenti, i disoccupati. È una categoria molto ampia. Che comprende i lavoratori – donne e uomini, ma più donne che uomini – del precariato estremo, dei lavori di qualche ora soltanto. E che si è trovata a poter disporre di una sinistra unita dentro la Nouvelle Union populaire écologique et sociale, la Nupes, che abbiamo creato, che ci troviamo spesso e volentieri a guidare noi della France Insumise, e che ha quest’anno una forza molto ampia in Parlamento con di più di 150 parlamentari. L’ultra destra ne ha 89. In questo quadro di una sinistra unita attorno alla sinistra radicale e agli Insumises e con il fatto molto importante dell’unità sindacale, per la prima volta dopo 30 anni ci siamo trovati a parlare tutti la stessa lingua di fronte al popolo. I salariati nella rivolta hanno avuto un ruolo importante. Quelli di loro che sono scesi in sciopero l’hanno fatto con grande fermezza e in settori fondamentali: energia elettrica, benzina, trasporti. È quest’insieme di fattori ad aver reso potente la rivolta. Noi di sinistra radicale in Parlamento abbiamo dato battaglia con una tattica di combattimento combinata con la strada.

Ossia ha finalmente dispiegato il suo programma di conflittualità totale in piazza e in Parlamento?
La sinistra è di sinistra solo se è radicale, solo se lotta, perché il neoliberismo non è soltanto una politica. È una cultura, un modo di pensare che in questo momento è messo in discussione in Francia.

Le pare davvero che in Francia lo si stia mettendo in discussione oggi?
Macron diceva: “Io sogno che tutta la gioventù voglia essere miliardaria”. Io in piazza dico: “È immorale” e la gente mi applaude. Non mi fischiano, capito? Non mi dicono: “Ma per favore, cosa sta dicendo? Noi tutti qui vogliamo essere miliardari”. Il popolo vuole una sinistra di rottura che non creda, come crede la sinistra socialdemocratica, che un capitalismo in buona salute dia vantaggi ai lavoratori. Noi questa favola non l’abbiamo mai raccontata perché non ci abbiamo creduto neanche un solo minuto. Noi pensiamo che quando il capitalismo va a gonfie vele, lo fa a scapito dei lavoratori. E lo diciamo. E il popolo francese ha preferito il mio modello all’altro. L’ha mostrato votandoci e esprimendo una cultura di ribellione, di rottura, di sciopero. Non solo sulla questione delle pensioni. La novità politica è più ampia. Prima per esempio non si sentiva parlare di violenza della polizia se non in settori di estrema sinistra, ora i metodi violenti della polizia sono un argomento centrale di discussione per molti francesi, di ceto medio e popolare.

Dalla sinistra italiana qualcuno in queste settimane l’ha cercata? La stanno studiando? Le chiedono, si confrontano, cercano di capire?
Dalla sinistra tradizionale italiana? No, mai.

Dal Partito democratico mai?
No. Non mi pare si interessino a noi. Io personalmente mi sono deciso ad uscire dal Partito socialista avendo presente come uno spettro proprio la brutta fine fatta dalla sinistra italiana, prendendola come esempio di quel che non si deve essere. Non volevo che la sinistra francese finisse come è finita la sinistra italiana.
Si è suicidata la sinistra italiana. Io guardavo alla sinistra italiana che era più forte, più intellettuale, che era migliore di noi e mi chiedevo: come è possibile che sia caduta così in basso? Parlo della sua ideologia e del suo programma ovviamente, non delle persone.

E si riferisce a quali anni?
Beh, quando hanno scelto di chiamarlo Partito democratico io scherzando dicevo: chiamatelo “Partito partito” così siete certi che nessuno ci veda dentro nessun contenuto.

Dai Cinque stelle l’avranno cercata, c’era un periodo in cui Conte diceva di essere il Mélenchon italiano.
No, no, non mi ha cercato nessuno, nessun contatto. Non ci voleva molto a prevedere il fenomeno Cinque stelle in Italia. Se la sinistra non sale sul tavolo qualcun altro lo farà e il popolo voterà lui. Tutta la borghesia di sinistra in Italia aveva tanta paura di sembrare populista. Aveva paura, lo dico tra virgolette molto grosse e ben evidenziate, di sembrare chavista. Questa paura è un errore politico. Perché fare politica all’antica maniera, facendo appello soltanto alla ragione, non è una forma moderna di far politica in realtà. Bisogna rivolgersi sì alla ragione, ma anche alla cultura nazionale, all’umore, alle forme semplici e popolari di cultura.
Il Pd se non cambia la linea che ha avuto finora fa la fine del Partito socialista francese. Non conosco in dettaglio il programma, ma una cosa è certa: se rimane quel che è, se non costruisce una sinistra di rottura, non ha nessun futuro. Nessun futuro! La sinistra italiana o rompe o scompare. Voi italiani siete stati tante volte capaci di immaginare cose che nessuno aveva immaginato prima. Questo deve accadere ora perché o la sinistra italiana si inventa qualcosa di totalmente nuovo o sparisce come è successo al Partito socialista francese, come è successo al Pasok. Non so come possano pensare che si salveranno dallo scomparire. È impossibile.

Ha detto di lei il senatore socialista Jean Marc Todeschini: “Mélenchon ha perso il treno nel 2017, poteva diventare il Mitterand degli anni 2020, ma non gli andava bene niente e nessuno, ha preferito scartare tutti”. C’è un pizzico di verità in questa critica?
È un modo per svalutarmi. Non c’è unione se non c’è un programma di rottura. Siccome i socialisti non hanno voluto capirlo, le urne si sono incaricate di spiegarglielo. Il lavoro che dovevano fare i politici socialisti l’hanno fatto gli elettori. Hanno preso l’1,67%: devono riflettere loro, non io. E questo lo dico con rispetto, perché il Partito socialista sta cambiando. C’è una frattura interna tra quelli che vogliono posizioni di centrosinistra e quelli che vogliono stare con la nostra sinistra. Vediamo come evolve. Ci sono due linee possibili a sinistra. Alcuni dicono: vinceremo conquistando i settori del centro, poi il popolo come sempre verrà dietro seguendoci. Noi diciamo dobbiamo conquistare la fiducia e la mobilitazione costante dei settori più popolari, la piccola borghesia ci seguirà perché si tratta di buone persone che riflettono e capiscono.

E cosa risponde a chi dice: la sinistra tiene in piedi una protesta contro Macron lunga, durissima e quella che ne raccoglie i frutti è Marine Le Pen, non muove un dito, fa tutto Mélenchon, lei si limita a raccogliere il consenso?
Mente chi dice che noi perdiamo le nostre basi popolari in favore di Madame Le Pen. Falso. Lei sta crescendo a destra e questo crea una dinamica di agglomerazione della destra. Quando Macron arretra nei sondaggi lo fa nella stessa misura in cui avanza Madame Le Pen.
Alla fine vedremo chi vince tra noi e la destra estrema. Sono vent’anni che dico: alla fine rimarremo nella contesa noi e loro. Una volta in tv, nel 2002, la conduttrice me lo fece ripetere due volte. Mi chiedeva: “Sta dicendo davvero che rimarrete voi sinistra radicale e l’estrema destra”. Oggi vedo che Marion Maréchal, la nipote di Marine le Pen, dice: alla fine rimarremo noi e loro, noi e la sinistra radicale. È molto pericolosa la situazione. Guardate che il caso italiano sta facendo sognare ad occhi aperti tutta la estrema destra europea. L’estrema destra in Francia, in strada, si sta facendo largo. A giugno ci sarà un processo contro un gruppo neonazista che voleva uccidere me e un rapper molto popolare, Médine, avevano noi come obiettivi e volevano incendiare sinagoghe e moschee. Nessuno mi ha detto di nulla.

Non l’hanno avvisata del fatto che la sua sicurezza era in pericolo?
No. C’era una indagine in corso contro persone in libertà che avevano me come obiettivo e nessuno mi ha avvisato. Un primo allarme c’era stato nel 2017, arrestarono sei persone che progettavano di uccidermi durante un meeting. Volevano uccidere anche un ministro macronista. Uno di loro è stato condannato a 9 anni, quindi si suppone che l’abbiano considerata una minaccia molto seria. Poi quattro mesi dopo hanno arrestato altre nove persone di un gruppo neonazi con lo stesso obiettivo. Nessuno mi ha avvisato. Sono un portavoce politico, tre volte candidato alla presidenza, otto milioni di persone mi hanno votato. Il minimo era avvertirmi: io non ho guardie del corpo.

Esiste una strategia possibile per intralciare l’accordo tra conservatori e destra estrema in Europa?
Lo stanno facendo già l’accordo, anche nei singoli Paesi e con molto successo. Noi siamo soli. Stanno costruendo un’alleanza. Qui in Francia l’estrema destra e il centro estremo di Macron stanno costruendo una grande destra, questo vogliono fare, questo è il progetto. Ci sono giorni in cui è impossibile non notare come stiano lavorando insieme macronisti e ultradestra.

Cosa pensa del ruolo della Francia nella guerra in Ucraina?
Era chiaro che c’era un rischio di guerra in quella parte di Europa. Il diritto sta chiaramente dalla parte dell’Ucraina. I russi passano la frontiera alle 5 del mattino, io alle 7 condanno l’invasione. In questa guerra c’è la legittimità della reazione. Ma non sono d’accordo con l’escalation. Bisogna negoziare un cessate il fuoco, bisogna costruire il cessate il fuoco su cose concrete, per esempio sulla protezione alle centrali atomiche. Io avevo già proposto le nostre truppe sotto comando Onu per la protezione delle centrali. Non sono d’accordo con il continuare la guerra, ma nemmeno si può lasciar pensare al Cremlino che può invadere qualsiasi Paese.

Quindi? Che si fa?
Si deve avere una posizione di Paese non allineato, ma realmente non allineato. Macron dice che la Francia è equidistante. Non va bene così, non si deve essere equidistanti. Non siamo neutrali. Dobbiamo essere siamo liberi e indipendenti, dobbiamo poter prendere liberamente posizione in base a quel che accade. Bisogna uscire dal comando centrale della Nato.

Dal comando centrale della Nato o dalla Nato?
Oggi il tema dell’uscita dalla Nato non è condiviso, quindi per ora l’obiettivo è uscire dal comando unificato della Nato.

Sorgente: “Il Pd rischia di fare la fine dei socialisti francesi, se non costruisce una sinistra di rottura non ha futuro”, parla Mélenchon – L’Unità