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Mozioni “per la vita”, cimiteri dei feti, leggi regionali che garantiscono l’ingresso delle associazioni antiabortiste ai consultori pubblici, fondi per non abortire: come la destra sta provando a demolire il diritto all’aborto in Italia, anche senza toccare la legge 194.

A cura di Jennifer Guerra

Per mesi in campagna elettorale, Giorgia Meloni ha ripetuto che non avrebbe toccato la 194, la legge sull’aborto. Si può dire che la promessa è stata mantenuta: la 194 non è stata nemmeno sfiorata, ma la destra ha molte altre strade per limitare l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e l’impressione è che le stia tentando tutte, specialmente a livello locale. La strategia dovrebbe ormai essere nota: mozioni “per la vita”, cimiteri dei feti, leggi regionali che garantiscono l’ingresso delle associazioni antiabortiste ai consultori pubblici, fondi per non abortire. Tutte iniziative che non hanno nulla a che fare con la legge che ormai 45 anni fa depenalizzò l’aborto, ma che anzi la citano nei propri documenti. Eppure la strategia dell’opposizione è ancora quella di appellarsi al rispetto di questa legge, nonostante dovrebbe ormai essere chiaro che se Fratelli d’Italia ha messo “la piena applicazione della 194/78” nel primo punto del suo programma elettorale (dedicato al contrasto alla denatalità) forse è il caso di cominciare ad allargare lo sguardo.

È necessario infatti osservare ciò che accade a livello locale, in continuità con quanto portato avanti dalle amministrazioni di destra negli scorsi anni che hanno avuto campo libero per smantellare, a colpi di delibere, il servizio di interruzione di gravidanza. Un esempio è quanto accaduto in Piemonte, dove l’assessore di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone aveva provato a opporsi alle nuove linee guida sull’aborto farmacologico approvate dal ministero della Salute nel 2020. Di lì l’assessore ha avviato un progetto che ha gradualmente garantito l’ingresso di associazioni antiabortiste nella salute pubblica, prima stipulando delle convenzioni tra i consultori e associazioni come il Movimento per la vita. Poi, nel 2022 la regione ha stanziato 400mila euro per il “fondo vita nascente”, presentato come un contributo per le donne in difficoltà economica che decidono di non abortire e che passa però prima dalle casse delle associazioni convenzionate (che devono avere fra le finalità dello statuto la “tutela della vita nascente”). Il fondo avrebbe coperto circa 100 nuove nascite. Ad aprile del 2023, la regione ha raddoppiato il fondo, portandolo a 1 milione di euro, una notizia che è passata abbastanza sottotraccia nonostante le accese polemiche dello scorso anno.

Un’iniziativa simile è stata presentata in Puglia, dove l’assessora al Welfare Rosa Barone, del Movimento 5 Stelle, aveva firmato una delibera che prevedeva un sostegno economico di 5mila euro per il sostegno di maternità difficili. Dopo le polemiche della sinistra e delle associazioni, che sostenevano che si trattava di un contributo economico per dissuadere dall’aborto, la delibera è stata sospesa dal presidente Michele Emiliano. In difesa dell’iniziativa sono intervenuti così Matteo Salvini e il Forum delle associazioni familiari, una rete che riunisce diversi gruppi antiabortisti italiani.

da: fanpage.it/

Sorgente: Cimiteri dei feti e fondi per la vita, così la destra sta cercando di demolire il diritto all’aborto