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Il fatto che Kiev abbia inviato rinforzi a Bakhmut può voler dire che è intenzionata a difenderla fino all’ultimo ucraino o che voglia far concentrare i russi nell’area per attuare un’offensiva primaverile altrove. Oppure semplicemente che voglia coprire le spalle al ritiro delle truppe.Bakmuth: l’inutile strageLo scrivono Matthew Mpoke Bigg e Edward Wang in un articolo del New York Times. E a conferma di quest’ultima ipotesi portano le parole di Zelenky, che ha dichiarato di non voler difendere la città a “tutti i costi”; concetto ribadito in un’intervista alla Cnn dal consigliere economico di Kiev Alexander Rodnyansky: “I nostri militari ovviamente soppeseranno tutte le opzioni. Finora hanno tenuto la città ma, se necessario, si ritireranno strategicamente. Perché non sacrificheremo tutta la nostra gente per niente”.Resta che da tempo gli Stati Uniti avevano suggerito di ritirarsi dalla città indifendibile, cosa che avrebbe limitato le enormi perdite. A spiegare quanto avvenuto è ancora il Nyt. Consapevoli dell’importanza che Mosca ha accreditato alla conquista della città, gli strateghi di Kiev hanno colto “l’opportunità di infliggere migliaia di vittime [ai nemici], anche se a caro prezzo per i loro stessi combattenti”. Insomma, l’obiettivo non era la difesa di una città chiave, ma cogliere un’opportunità per fare una carneficina… tant’è.Quanto alle prospettive della guerra, appare interessante un altro articolo del Nyt, stavolta a firma di Thomas Meaney, che spiega come i successi (veri o asseriti tali) della resistenza ucraina e i deficit palesati dall’esercito russo (asseriti o reali che siano) hanno “aumentato gli obiettivi dell’Ucraina” che, se nei primi giorni di guerra erano bassi, ora sono massimi, cioè “la riconquista di ogni centimetro del territorio occupato dai russi, compresa la Crimea”.

Sorgente: Il simbolo dell’inutile strage ucraina – Crisi in Ucraina – L’Antidiplomatico