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Gli ultimi dati dell’Agcom: lo spazio dato al centrodestra dai notiziari è sempre più grande

ROMA. La striscia quotidiana dopo il Tg1, affidata a Bruno Vespa, mai duro con questo governo, è solo la punta dell’iceberg. L’intera informazione Rai sembra appiattita sulla maggioranza e da mesi ormai soffia nelle vele di palazzo Chigi. Ognuno gioca la sua partita, dai direttori dei telegiornali all’amministratore delegato Carlo Fuortes, sempre più in bilico dopo le polemiche di Sanremo.

Così, nella televisione pubblica, il centrodestra impera. Le dichiarazioni degli esponenti di governo invadono le edizioni dei telegiornali. Le notizie fastidiose scompaiono dai titoli di apertura e, se possibile, si stringono tra un reportage dall’Ucraina e un servizio da Bruxelles. Tutto questo, in assenza della commissione di Vigilanza Rai, che il Parlamento non ha ancora istituito e che forse avrebbe detto qualcosa, ad esempio, sui dati di gennaio dell’Agcom. Secondo l’Authority, lo scorso mese (in cui si celebravano le elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio, ma anche il congresso del Pd), in Rai hanno steso un vero e proprio tappeto rosso a Giorgia Meloni. Minuto dopo minuto, è come se una notizia su tre al Tg1 sia stata dedicata alla presidente del Consiglio. Numero che, nelle edizioni del Tg2, riesce a salire al 40 per cento del tempo riservato alle notizie politiche. Per dare un termine di confronto, al Tg5, nell’azienda della famiglia Berlusconi, Meloni ha ottenuto il 25 per cento del tempo, mentre al TgLa7 di Enrico Mentana non ha superato il 18 per cento. Si obietterà che il giornalista potrebbe usare questi minuti di notizie dedicati alla premier per metterla in difficoltà, non per favorirla. E allora, certo, cambierebbe il discorso. Vale la pena quindi osservare che il “tempo di parola” della premier, in cui quindi è direttamente Meloni a parlare ai telespettatori, a gennaio è stato del 22 per cento al Tg1 e del 19 per cento al Tg2. E difficilmente Meloni si metterà in difficoltà da sola. Invece a Giuseppe Conte, per dire, è toccato racimolare un misero 1, 4 per cento: campione in classifica tra i leader dell’opposizione. Allargando lo sguardo su partiti e ministri, il risultato non cambia: il centrodestra regna incontrastato nei telegiornali Rai con tempi di parola che vanno dal 60 per cento al Tg1 al 60, 6 per cento del Tg2. Il vento ha iniziato a soffiare presto nelle vele di palazzo Chigi. A settembre, il giorno successivo alle elezioni vinte da Meloni, il Tg2 allora diretto da Gennaro Sangiuliano selezionò con una certa cura quali reazioni della stampa estera far conoscere agli italiani. Le notizie con un’accezione negativa pubblicate da New York TimesCnn, Guardian, El Pais, El Mundo, non trovarono spazio. Le testate che invece ne parlavano bene, eccole lì, una dopo l’altra. Seguirono le proteste delle opposizioni, ma Sangiuliano non se ne è dovuto preoccupare a lungo, grazie alla nomina a ministro della Cultura incassata più tardi. Anche al Tg1 però, ogni tanto, si dimenticano di raccontare quel che succede di spiacevole nel mondo del centrodestra. Sparisce dall’edizione serale la notizia delle dimissioni di Augusta Montaruli da sottosegretaria all’Università, ad esempio. Era il primo passo indietro di un membro di questo governo: via dai titoli di apertura. A volte invece può essere colpa dei «cortocircuiti redazionali», come nel caso delle dure parole di Volodymyr Zelensky contro Silvio Berlusconi, pronunciate in conferenza stampa da Kiev, con Meloni a fianco, sparite dall’edizione serale del Tg1. Errore che la direttrice Monica Maggioni ha dovuto riconoscere, rimediando nelle edizioni successive.

Insomma, a palazzo Chigi non devono preoccuparsi di cambiare i direttori dei telegiornali per mettere, come sempre accade, nomi più vicini e più “amici”. L’informazione in Rai è già una donna, una madre, una italiana.

(FEDERICO CAPURSO – lastampa.it)

Sorgente: Omissioni, censura, onnipresenza: così il governo si prende Tg1 e Tg2 – infosannio – notizie online


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