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Aveva 84 anni, il giornalista, conduttore tv, autore, sceneggiatore è scomparso a Roma

È morto a Roma Maurizio Costanzo, giornalista, conduttore tv, autore, sceneggiatore. Aveva 84 anni. I funerali si svolgeranno lunedì 27 febbraio, alle ore 15, presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo. Lo rende noto il Campidoglio. “La camera ardente di Maurizio Costanzo sarà allestita domani e domenica presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio (ingresso dal Portico del Vignola). Apertura al pubblico il 25 febbraio dalle 10.30 alle 18 e il 26 dalle 10 alle 18.

La sua lunghissima carriera era iniziata negli anni Cinquanta nella carta stampata e poi in radio, ma il grande successo era arrivato come ideatore e conduttore di “Bontà loro” e soprattutto del suo celebre salotto, il “Maurizio Costanzo Show”, uno dei programmi più longevi di sempre.

Costanzo era cresciuto con il sogno di diventare giornalista. Figlio di un impiegato al ministero dei Trasporti e di una casalinga, nato il 28 agosto 1938 a Roma, a 18 anni diventa cronista nel quotidiano romano Paese Sera per poi assumere l’incarico, a soli 22 anni, di caporedattore della redazione romana del settimanale Grazia.

Pochi anni più tardi esordisce come autore radiofonico e nel 1966 è coautore del testo della canzone “Se telefonando”, scritto insieme con Ghigo De Chiara, con musica di Ennio Morricone e portata al successo da Mina. Costanzo è anche co-ideatore del personaggio di Fracchia, creato e portato al successo da Paolo Villaggio, attore da lui scoperto nel 1967 in un cabaret di Roma.
A partire dalla metà degli anni Settanta è ideatore di numerosi spettacoli televisivi. Il grande successo arriva nel 1976 con il talk-show “Bontà loro”. Seguiranno “Acquario”, “Grand’Italia”, “Fascination” e “Buona Domenica”. Nell’82 realizza il suo spettacolo televisivo più famoso, celebrato e longevo, il Maurizio Costanzo Show (40 anni di puntate e quasi 55.000 ospiti intervistati), salotto mediatico più importante e influente della televisione italiana dal quale muovono i primi passi tante celebrità televisiva: da Vittorio Sgarbi a Nik Novecento, da Valerio Mastandrea a Ricky Memphis. I baffi, l’abito scuro con panciotto e camicia azzurra senza cravatta, erano il look rassicurante e sempre uguale con cui entrava nelle case degli italiani.

Autore di diverse opere teatrali, Costanzo partecipa anche alla sceneggiatura di alcuni film, quattro dei quali diretti da Pupi Avati: ‘Bordella’ (1976), ‘La casa dalle finestre che ridono’ (1976), ‘Tutti defunti… tranne i morti’ (1977) e ‘Zeder’ (1983). Nel 1977 contribuisce alla stesura della sceneggiatura del film di Ettore Scola ‘Una giornata particolare’, interpretato dalla coppia Sophia Loren-Marcello Mastroianni.

Nel 1978 passa nuovamente alla carta stampata e comincia la sua collaborazione con la Rizzoli, assumendo la direzione de ‘La Domenica del Corriere’. L’anno seguente viene incaricato di dirigere il nuovo quotidiano popolare ‘L’Occhio’ dal quale si dimette nell’81 dopo esser stato coinvolto nello scandalo della Loggia P2: il giornalista figura fra la lista degli iscritti. “Un errore, un grosso errore – lo ha definito anni dopo in un’intervista al Corriere della Sera – ma gli errori fanno bene e fanno crescere. Non credo a chi dice di non averne mai fatti, che fesseria. Però c’è anche chi, di grossi errori, ne fa due o tre. Io uno: e lo ammetto”.

Qualche anno dopo il giornalista fonda la società di produzione Fortuna Audiovisivi e, da quel momento in poi, si alterna alla conduzione di programmi radiofonici e programmi televisivi.

Legato da un rapporto di stima e di amicizia col giudice Giovanni Falcone, ospite alle sue trasmissioni, Costanzo è sempre stato in prima linea nella lotta alla mafia. In seguito all’omicidio di Libero Grassi, appena un mese dopo, realizza con Michele Santoro una maratona Rai-Fininvest contro la mafia. Memorabile la scena in cui Costanzo brucia in diretta una maglietta con scritto “Mafia made in Italy”. Proprio questo suo impegno sembra essere la causa di un attentato: il 14 maggio 1993 una Fiat Uno imbottita di novanta chilogrammi di tritolo esplode a Roma in via Ruggero Fauro mentre transita un’auto con a bordo Costanzo e la moglie Maria De Filippi che restano incolumi.

Amante del calcio e grande tifoso della Roma, Costanzo nel giugno 2021 aveva accettato il ruolo di advisor della Comunicazione del club capitolino ma a fine febbraio dell’anno dopo si era dimesso lamentando che non veniva tenuto al corrente delle attivita’ societarie. “Resterò per sempre giallorosso”, aveva però assicurato.

Nella vita privata si è sposato quattro volte: nel 1963 convola a nozze con Lori Sammartini, di quattordici anni più grande di lui, ma dieci anni dopo è già al secondo matrimonio con la giornalista Flaminia Morandi e nello stesso anno nasce Camilla seguita nel 1975 da Saverio. Quattordici anni più tardi sposa la conduttrice televisiva Marta Flavi e infine il 28 agosto 1995 si unisce in matrimonio con l’attuale moglie Maria De Filippi, conosciuta nel 1989 durante un convegno sulla pirateria cinematografica a Venezia. “Dicevo che volevo trovare la donna nella mano della quale morire e l’ho trovata”, aveva detto in una recente intervista. Nel 2002 la coppia prende in affido un bambino di 10 anni, Gabriele, poi definitivamente adottato nel 2004. Costanzo era nonno di quattro nipoti.

L’ultima intervista / Maurizio Costanzo, i primi 40 anni del mio “Show”

di Massimiliano Castellani (14 settembre 2022)

Per raccontare la storia infinita di Maurizio Costanzo non basterebbero tutte le pagine dell’edizione odierna di Avvenire. E oggi, è un giorno speciale, perché 40 anni fa, il 14 settembre 1982, dal Teatro Parioli in Roma si alzava il sipario sul Maurizio Costanzo Show. Il talk più longevo di Mediaset, il 2° della tv italiana, quello ideato e condotto da questo Maestro dell’etere che a 84 anni continua a scrivere per la carta stampata (nasce giornalista, a 18 anni firma il suo primo pezzo per il quotidiano Paese Sera) a progettare programmi (ha cominciato negli anni ’70 in Rai con Bontà loro, antesignano del Maurizio Costanzo Show) e magari sotto la doccia fischietta un brano senza tempo come Se telefonando che scrisse con Ghigo De Chiara, musicato dal grande Ennio Morricone e portato al successo dall’ugola d’oro di Mina. Insomma, come si fa a sintetizzare tutti i talenti che raccoglie quest’uomo sempre in giacca scura e dalla camicia con i baffi, rigorosamente senza cravatta?

L’amico fraterno e sodale radiotelevisivo di Costanzo, il troppo poco ricordato Enrico Vaime, la sua autobiografia la intitolò Quando la rucola non c’era (Aliberti). E rimanendo nel mondo vegetale, in quella di Costanzo ci sono le rose nel titolo del libro che raccoglie il meglio del suo pensiero e delle sue opere, ma c’è anche il tritolo (Le rose e il tritolo, Mondadori) di chi ha provato ad attentare alla vita del telegiornalista che fin dall’inizio del Maurizio Costanzo Show ha denunciato le mafie e le ingiustizie nazionali. Infatti, il suo talk (che ripartirà a ottobre su Canale 5) nasce tre giorni dopo l’omicidio del Generale Dalla Chiesa. Costanzo, si ricorda di quella vigilia così drammatica di 40 anni fa? Sì, ricordo l’ansia per fare un programma nuovo, non potevo immaginare che durasse quarant’anni, quindi avevo un’ansia da programma da 5-6 puntate. Restando allo scempio di “Cosa Nostra”, la puntata con il giudice Giovanni Falcone rimane un pezzo di servizio pubblico su una rete privata: quante volte ha avuto la percezione di fare un lavoro del genere pur non lavorando, ai tempi, in Rai? Io faccio il mestiere di giornalista, che poi lavoro per la Rai o lavoro per Mediaset è uguale, la mia coscienza è quella di fare quel lavoro. Se sto a Mediaset faccio fortuna a Mediaset, se sto in Rai faccio fortuna in Rai. Una maratona a reti unificate, Samarcanda e Maurizio Costanzo Show per ricordare Libero Grassi, ucciso dalla mafia quell’agosto del 1991, pensa che oggi sarebbe possibile in una tv così paludata di talk in fotocopia? Sarebbe possibile se ci fosse ancora Santoro come c’era allora e l’abbiamo fatto insieme, lui con la Rai e io con Mediaset la puntata su Libero Grassi. Quarant’anni di Maurizio Costanzo Show con 50mila ospiti e altrettante interviste. Qual è stato il momento più alto, anche a livello personale, e quello che invece cancellerebbe con un colpo di moviola. Non cambierei nulla perché come gli articoli, uno oggi viene bene domani viene meno bene, così una puntata viene bene e un’altra meno bene, no, non cambierei niente. Il “talent scout” Costanzo, di quali personaggi scoperti va ancora fiero?

Direi che sono lieto di Enzo Iacchetti, sono lieto di Dario Vergassola, sono lieto di Giobbe Covatta, mi vengono questi alla mente, poi chissà quanti altri… Voglio nominare ancora Valerio Mastandrea e Ricky Memphis, però comunque tutti dai, va bene così. Vittorio Sgarbi non doveva più mettere piede al Parioli dopo le prime uscite “funeste”, poi però, si dice che i dati di ascolto la indussero a richiamarlo… La verità, non furono i dati d’ascolto ma i dati d’intelligenza di Sgarbi a farlo richiamare e lo richiamerò appena ci sarà occasione. Il Maurizio Costanzo Show dicevamo che ha valorizzato tantissimi personaggi, ma ha forse sulla coscienza qualche “Telemostro” e scatenato qualche telerissa di troppo, compresa la più recente Giampiero Mughini vs Sgarbi. Con che occhi guarda guarda a queste fenomenologie, peraltro ormai diffuse in tv? Ma quella di Sgarbi e Mughini è stata un’intemperanza, non so di chi dei due, forse di Mughini, non lo so. Mi dispiace vorrei farli tornare in trasmissione magari separatamente. Fra le persone che sono lieto di aver fatto conoscere c’è stato Stefano Zecchi. Il sogno di intervistare papa Francesco rimane anche per il 40° del Maurizio Costanzo Show? Sognavo di intervistare papa Giovanni Paolo II, poi papa Francesco, lo continuo a dire ma il sogno non si avvera… Quanto ha trasmesso del suo lavoro a Maria De Filippi e che cosa ha appreso dai programmi di successo di sua moglie? La televisione non si insegna, si guarda, quindi come io guardo i programmi di Maria, Maria ha guardato e guarda i miei. Progetti futuri che la riguardano? Ma soprattutto è possibile fare ancora una tv colta e intelligente come quella scritta e pensata dai suoi cari amici Vaime, Marcello Marchesi e Flaiano? Sì, certo che è possibile soltanto che Vaime, Marchesi e Flaiano sono morti, e non vedo grandi Vaime, Marchesi e Flaiano in giro. Continuiamo a fare quello che ci è consentito di fare e quello che la nostra professionalità ci consente di fare. Già è tanto.

Sorgente: È morto Maurizio Costanzo. Lunedì i funerali a Roma / L’ultima intervista

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