0 3 minuti 1 anno

Perché la conferma indiscutibile del presidente Attilio Fontana è un gigantesco, collettivo atto di rimozione nei confronti della Grande Tragedia

di Corrado Formigli

Pandemia? Quale pandemia? A tre anni dal covid, tutto è perdonato. Peggio, dimenticato. La conferma indiscutibile del presidente Attilio Fontana alla guida della Lombardia non è, come furbescamente si vuol far credere dalle parti del Pirellone, un plauso alla gestione della catastrofe che ha provocato, solo in quella regione, oltre 45.000 morti. È qualcosa di ben diverso: un gigantesco, collettivo atto di rimozione nei confronti della Grande Tragedia. Per molti italiani, da Aosta ad Agrigento, il covid non esiste più. Forse, a pensarci bene, è stato soltanto un lunghissimo incubo. Da giornalisti, abbiamo trascorso due anni dentro terapie intensive, scavalcando zone rosse bardati da astronauti, raccontando guerriglie urbane in mezzo a folle di no-vax. La ricerca affannosa di mascherine e respiratori, i corpi intubati e pronati, i morti soffocati nelle ambulanze in coda ai pronto soccorso, dottori e assistenti caduti in corsia. I camion militari carichi di bare all’uscita di Bergamo. E le promesse: mai più una sanità così impreparata. Mai più medici costretti a scegliere chi salvare. Mai più tagli alla sanità.

E invece. Tre anni dopo, in Lombardia rivince il governatore responsabile di una gestione a dir poco superficiale di quella catastrofe. «Fu uno tsunami», dice oggi Fontana, lo sguardo ancora segnato da quegli anni terribili. Ma i numeri sono tutti lì, feroci: secondo una perizia indipendente della procura di Bergamo, che indaga sulle mancate chiusure della Val Seriana, massimo focolaio covid d’Europa in quel febbraio 2020, non aver istituito la zona rossa per tempo causò oltre 4.000 vittime. Così scrive il perito, professor Andrea Crisanti, che chiama in causa con Fontana anche le incertezze del Governo centrale guidato da Giuseppe Conte. E poi ci furono le Rsa infestate dal covid dopo scelte amministrative azzardate, i medici di base insufficienti, le mascherine fantasma o farlocche… A un certo punto, pur di placare la rabbia collettiva, si arrivò a defenestrare l’assessore alla sanità Giulio Gallera.

Oggi è tutto alle spalle. Fontana governa di nuovo e la Lombardia rivendica il miglior sistema sanitario nazionale. Intanto, chi spulcia i numeri su tutto il territorio nazionale scopre che nessuno degli obiettivi in materia di terapie intensive e personale medico e infermieristico è stato raggiunto. Alla prossima pandemia, saremo ancora impreparati. Le grandi tragedie insegnano. Oppure cancellano i ricordi. In Italia, sul covid, abbiamo spento la macchina della memoria. Però non dite che il voto in Lombardia è un premio a chi ha amministrato quegli anni maledetti. Piuttosto, una mano sugli occhi e una pietra sul cuore.

 

Sorgente: Dimenticare il covid: il punto di Corrado Formigli


Scopri di più da NUOVA RESISTENZA antifa'

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli via e-mail.

Rispondi