La guerra capitalista: Karl Marx aveva ragione

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Il libro di Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti e Stefano Lucarelli

di Sergio Marotta

l libro di Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti e Stefano Lucarelli, «La guerra capitalista. Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista», postfazione di Roberto Scazzieri, (Mimesis, 2022) ripropone e sviluppa sin dalle prime pagine una delle leggi fondamentali dell’economia individuate da Marx: stiamo assistendo in questi anni a un movimento di “centralizzazione” del capitale in sempre meno mani che si attua attraverso un processo di liquidazione e assorbimento dei capitali più deboli ad opera di quelli più forti.

Su questo punto, secondo Brancaccio e gli altri autori del volume, il vecchio Marx ha avuto ragione. Nella parte più strettamente di ricerca del libro, ciò viene dimostrato attraverso esiti di studi che gli autori conducono da vari anni: l’analisi econometrica della concentrazione delle quote di controllo del capitale delle principali multinazionali mondiali dimostra come in realtà l’80 per cento delle quote di controllo delle principali società sia in possesso di non più del 2 per cento di grandissimi azionisti. In tal modo quelli che prendono le decisioni sono sempre gli stessi: una ristretta élite di personaggi più o meno noti che si contano in realtà sulle dita di una mano, o forse di due. Si tratta soprattutto di fondi d’investimento sterminati e di banche d’affari che controllano enormi quote di capitale: Goldman Sachs, Nomura, Black Rock sono solo alcune delle società al vertice della rete proprietaria globale, a loro volta controllate da un ormai ristrettissimo manipolo di grandissimi azionisti in carne ed ossa.

Il dramma è che l’accentuarsi oltre misura della concentrazione del capitale in pochissime mani tutt’altro che invisibili non è un fenomeno indolore. Provoca non solo la disgregazione di quello che avevamo imparato a conoscere e ad apprezzare come ordine liberaldemocratico – soprattutto nelle democrazie occidentali – quanto il moltiplicarsi di scontri sempre più cruenti sul piano militare che rischiano di arrivare ad una pericolosissima escalation e, addirittura, alla catastrofe nucleare.

A ciò si aggiunga che, secondo Brancaccio, Giammetti e Lucarelli, la globalizzazione economica ha finito per produrre un blocco di Paesi fortemente indebitati – in pratica tutti i paesi occidentali e i loro alleati orientali guidati dalla superpotenza statunitense – e un blocco di paesi creditori – sostanzialmente la Cina, la Russia, più una galassia di paesi arabi produttori di petrolio. Questo insostenibile squilibrio è alla radice del nuovo vento protezionista che caratterizza la politica americana e coinvolge anche i paesi europei. Gli occidentali indebitati elevano barriere non solo contro i flussi di merci e di risorse energetiche, ma anche e soprattutto di capitali provenienti da oriente. In sostanza, il protezionismo occidentale serve a frenare la centralizzazione del capitale in mano orientale. Ma come già avvenuto in epoche passate, il protezionismo degli uni crea i presupposti per la reazione militare degli altri. È questo il nodo economico irrisolto che alimenta gli attuali focolai di guerra.

Da qui il titolo del libro “la guerra capitalista” perché, in realtà, secondo gli autori, di questo si tratta: uno squilibrio tra blocchi economici che porta al protezionismo e alla guerra di cui fanno le spese tutti ma soprattutto, sul piano della distruzione materiale, quei malcapitati popoli che, trovandosi sulle linee di faglia dello scontro, subiscono le tragiche conseguenze militari della guerra di cui l’Ucraina non è che l’ultimo, apocalittico scenario.

Come fermare questa grande macchina distruttiva? Ci vorrebbe una gestione politica coordinata dei grandi squilibri tra i blocchi, come avvenne con gli accordi di Bretton Woods nel 1944. Ma a quella regolazione illuminata del capitalismo, spiega Brancaccio, si giunse solo dopo due guerre mondiali e sotto la minaccia del comunismo sovietico. La domanda è capire se ci si possa arrivare prima di scatenare un nuovo, grande conflitto mondiale. È la questione più urgente del nostro secolo e questo libro aiuta a metterla in chiaro.

 

Sorgente: La guerra capitalista: Karl Marx aveva ragione – CorrieredelMezzogiorno.it

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