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21 invidiatissimi piccoli comuni hanno ottenuto 20 milioni di euro a testa, ma in realtà temono di non riuscire a spenderli

di Isaia Invernizzi

Una cagna bianca e i suoi tre cuccioli sono gli unici abitanti della Cunziria, una frazione abbandonata di Vizzini, in provincia di Catania. Se ne stanno nell’atrio di una casa senza più il tetto. Non ci sono nemmeno porte, finestre, scale. L’erba e gli arbusti sono cresciuti ovunque, e tutto marcisce tra i rivoli d’acqua del torrente Masera. Il nome Cunziria deriva dal fatto che un tempo in questo piccolo gruppo di case e opifici venivano conciate le pelli. Qui lo scrittore Giovanni Verga ambientò il duello tra Alfio e Turiddu nella Cavalleria Rusticana e sempre qui nel 1982 il regista Franco Zeffirelli fece costruire il set per la trasposizione cinematografica della novella di Verga.

Vizzini è uno dei 21 comuni in Italia vincitori del bando del PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza, pensato per riqualificare luoghi abbandonati o piccole frazioni come la Cunziria. L’hanno chiamato “bando borghi”, molti sindaci l’hanno definito “la lotteria del PNRR”. Ma i festeggiamenti sono durati poco. A Vizzini, così come negli altri comuni vincitori in altre regioni, si sono accorti presto che è molto complicato spendere tutti questi soldi: serve un sacco di lavoro e non c’è abbastanza personale per fare tutto. Avere 20 milioni di euro è diventato un grosso problema.

Il bando borghi ha messo a disposizione 420 milioni di euro destinati a piccoli paesi che negli ultimi decenni si sono spopolati. Sono rimaste pochissime persone e i servizi sono gradualmente scomparsi: non ci sono più scuole, medici, negozi di alimentari, sportelli bancari, spesso sono stati chiusi anche luoghi di aggregazione come i bar, e anche le parrocchie non hanno più un parroco a tempo pieno.

La scelta dei luoghi da sostenere con 20 milioni di euro è stata affidata alle Regioni, libere di fare come volevano: c’è chi ha individuato il comune senza una selezione e chi ha organizzato una gara con una commissione di esperti chiamati a scegliere il progetto considerato più meritevole.

Non si sa bene come mai la Regione Siciliana abbia scelto Vizzini. I 20 milioni sono stati assegnati senza troppe spiegazioni con una delibera della Giunta regionale allora guidata da Nello Musumeci, oggi ministro. La Cunziria viene definita in modo piuttosto didascalico «un mirabile esempio dell’architettura rurale della Sicilia orientale, nonché testimonianza dell’archeologia industriale del secolo XIX dove, sino agli anni Sessanta del secolo scorso, si operava, grazie ad un ingegnoso sistema di utilizzazione delle acque, la lavorazione delle pelli». Nella delibera si legge anche che Vizzini è stato scelto perché nel 2022 ricorre il primo centenario della morte dello scrittore Giovanni Verga. Il 2022 è finito e alla Cunziria non si è mosso nulla.

Nei piani del comune ci sono tante cose: ristrutturare tutti i 48 edifici della frazione, due mulini, costruire una biblioteca, un centro congressi, un centro di ricerca, una scuola di teatro e un museo di Verga e del verismo, il movimento letterario di cui è stato l’esponente più importante, un museo delle attività della concia, un ostello diffuso e punti di ristoro per valorizzare la tradizione gastronomica vizzinese, specialmente la ricotta, «protagonista di una apprezzatissima sagra».

Accanto alla prima casa che si incontra sul sentiero, a una decina di metri dalla strada che porta in paese, c’è un cumulo di rifiuti alto quattro o cinque metri. Si vedono decine di cassette di legno, sfalci, detriti, e la cenere ancora fumante di un incendio recente. È evidente che non si potrà fare tutto entro il 2026, come impone il PNRR: la Cunziria oggi cade a pezzi, letteralmente. «Questa è l’occasione di rilancio per la nostra comunità nell’ottica di un vero concreto sviluppo dell’economia turistica», disse un anno fa l’allora sindaco di Vizzini, Vito Cortese, sconfitto alle elezioni di maggio dal candidato del Movimento 5 Stelle Salvatore Ferraro.

L’attuale amministrazione ha molti altri problemi da affrontare prima di pensare alla Cunziria. Il bilancio del comune è in dissesto economico dal 2018: significa che le assunzioni sono bloccate e ogni euro deve essere speso con accortezza per ripianare i debiti accumulati negli ultimi anni. Non si riesce nemmeno a sistemare il centralino che da mesi risulta occupato per un guasto. L’assessore al Bilancio Giovanni Giardinelli dice che molti funzionari sono andati in pensione e non sono stati sostituiti: «Non possiamo fare nuove assunzioni o concorsi, e ci sono molte regole che vincolano le spese».

Nonostante gli ostacoli, Giardinelli è convinto che il recupero della Cunziria verrà portato a termine, in qualche modo. «Siamo l’unico comune siciliano ad avere a disposizione così tanti soldi e per questo sentiamo la responsabilità», dice l’assessore. «Speriamo di trovare i professionisti per portarlo avanti. Con molta fatica e molto stress, ce la faremo: non possiamo sprecare questa occasione. A breve faremo le prime gare».

Uno dei limiti del progetto di recupero è il mancato coinvolgimento dell’unica associazione che negli ultimi anni si è impegnata per evitare l’abbandono completo della Cunziria. Per diversi anni a partire dal 2013 la Dreamworld Pictures, nata nel 2011 con lo scopo di promuovere il patrimonio culturale dello scrittore Giovanni Verga, ha organizzato spettacoli e iniziative nel borgo. «Prima però abbiamo dovuto fare una bonifica, pulire e costruire una recinzione perché erano decenni che nessuno faceva nulla», dice Lorenzo Muscoso, regista di Vizzini e promotore dell’associazione. «Abbiamo coinvolto la Guardia Forestale e ci hanno dato una mano anche i Marines della base militare americana di Sigonella».

Fino al 2017 nel borgo sono stati organizzati diversi spettacoli a cui hanno partecipato in totale 40mila persone. Negli ultimi anni il festival verghiano, una rassegna di teatro, cinema, concerti e incontri culturali promossi dall’associazione, ha fatto tappa in altre regioni e in altri comuni della Sicilia, ma non alla Cunziria, di cui Muscoso ha girato un documentario per raccontarne la storia. «È un bellissimo palcoscenico, speriamo che venga valorizzato», dice.

Anche se a oltre 1.400 chilometri di distanza, la situazione di Livemmo non è molto diversa. È una frazione di Pertica Alta, un comune della Valsabbia, in provincia di Brescia. Qui abitano 196 persone e con i soldi del PNRR si vorrebbero costruire nuove piste ciclopedonali, ristrutturare edifici pericolanti e farli diventare alloggi per i turisti, creare una rete wi-fi libera, convertire alcuni capannoni abbandonati e trasformarli in luoghi di lavoro per artigiani del legno e produttori di formaggio.

L’unico dipendente comunale dedicato a questa frazione si chiama Marino Zanolini e ha 57 anni. Apre l’ufficio comunale, guida lo scuolabus, disbriga le pratiche, risponde alle mail e tra le altre cose deve occuparsi anche di parte dei progetti del PNRR. «È un lavoro enorme spendere tutti questi soldi», ha detto Zanolini a Jason Horowitz, inviato del New York Times. «Se qualcosa va storto, alla fine sai di chi è la colpa».

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Nei mesi scorsi anche il sindaco di Pertica Alta, Giovanmaria Flocchini, non aveva nascosto i suoi timori nel farsi carico di una simile responsabilità. «Sia chiaro: siamo contenti di questo regalo», ha detto, quasi a scusarsi. «Ma chiediamo di essere messi in condizione di usarlo. Dobbiamo poter lavorare serenamente con il personale adeguato». Secondo le norme, si possono finanziare consulenze dirette, cioè le più veloci perché senza bando, soltanto in casi eccezionali. Il sindaco ha proposto al governo di posticipare la scadenza fissata al 2026 o semplificare le regole per assumere funzionari e professionisti. È una posizione abbastanza condivisa tra gli amministratori dei comuni vincitori del bando, ma è difficile che venga accolta.

Oltre ai tempi e alle norme restrittive, il problema è che in questo momento è complicato trovare architetti, ingegneri, geometri e in generale tecnici. Tra i comuni c’è molta concorrenza proprio per via del PNRR e i compensi offerti dalla pubblica amministrazione non sono competitivi: il lavoro è complesso, gravoso, e il rischio per un tecnico è trovarsi di fronte a un sacco di rogne per pochi soldi. Insomma, spesso non ne vale la pena.

I 21 sindaci dei comuni vincitori del bando del PNRR hanno creato una chat su WhatsApp chiamata “PNRR borghi linea A”, dal nome della linea di finanziamento del piano. Si scambiano pareri, preoccupazioni e consigli sulle scadenze e soprattutto su come spendere i 20 milioni di euro. Franco Rubini, sindaco di Grizzana Morandi, il comune vincitore in Emilia-Romagna per il recupero della frazione di Campolo, dice che è tutto difficile, in particolare la rendicontazione. «Noi siamo un Comune di 4mila abitanti e non abbiamo la competenza tecnica per fare certe cose, per questo dobbiamo avere le spalle coperte», ha spiegato in un’intervista a Repubblica Bologna. «Abbiamo già contattato due società che si occupano della gestione amministrativa e finanziaria, adesso dovremo scegliere a quale affidarci. E abbiamo assunto un tecnico, a Campolo. In tutto, del gruppo di lavoro sul PNRR per adesso fanno parte tre persone, due tecnici e un’architetta».

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Anche a Campolo si vorrebbero realizzare piste ciclabili, una “casa delle arti” con un centro di produzione cinematografica e uno studio di registrazione, uno spazio per accogliere e dare informazioni ai turisti, un bookshop e un ostello diffuso negli edifici comprati dal comune. Negli ultimi mesi il sindaco Rubini è stato preso in giro dai colleghi di altri comuni – «dicono che adesso sono pieno di soldi: devo pagare pranzi a mezzo Appennino» – ma finora ha ricevuto soltanto una piccola parte dei 20 milioni di euro promessi.

Uno dei grandi temi poco discussi di questo bando è la sua efficacia: non è semplice capire come un investimento così significativo cambierà i paesi e se si riuscirà a invertire la tendenza allo spopolamento. Molti dei progetti vincitori sono molto simili nelle premesse, nelle proposte e nella loro realizzazione. Naturalmente si punta sul turismo, attraverso la costruzione di punti di accoglienza turistici e alberghi diffusi.

Secondo molti esperti che hanno raccolto i loro dubbi nel libro Contro i borghi (Donzelli editore), bisognerebbe riflettere con più attenzione non tanto sulla possibilità di incentivare il turismo anche nei piccoli paesi, ma su quale turismo varrebbe la pena attrarre. Nel capitolo intitolato “La condanna dei paesi nel diventare borghi”, l’ex assessora alle Politiche per l’Integrazione e alla Rigenerazione urbana del comune di Torino, Ilda Curti, scrive che anche con il PNRR le politiche pubbliche centrali e regionali sono rimaste ferme a una visione pittoresca dello sviluppo locale: non si è tenuto conto dei tagli e dei mancati investimenti che hanno impedito ai piccoli comuni di fare progetti e in moltissimi casi di tenere aperti i servizi essenziali per le persone.

Il rimedio offerto dal bando milionario, secondo Curti, è fuorviante. «Bisogna uscire dalla retorica per cui un paese in declino demografico, reso fragile dai processi migratori, con l’assenza di servizi essenziali, viene ripopolato grazie al mantra del turismo culturale», scrive Curti. «C’è anche il diritto di essere paesi brutti e banali, senza pievi romaniche e castelli abbandonati, in cui ritrovare il senso di essere comunità, poter andare a scuola, essere curati, muoversi e lavorare. Banalmente, senza dover necessariamente trasformarsi in cartoline del “c’era una volta” a beneficio di chi viene da fuori».

Sorgente: I borghi che hanno vinto la “lotteria” del PNRR non sono poi così entusiasti – Il Post

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