Esiste una Internazionale sovranista? Trump-Bolsonaro, il Brasile, ma non solo –

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Sovranismo e destra, Brasilia dei giorni scorsi, e in questi giorni il populismo violento in Perù, 17 morti ieri, che spesso si somigliano nelle loro peggiori espressioni. L’ex presidente Bolsonaro che preannuncia ritorno e rivolta, e l’ex presidente Castillo che in Perù incita i manifestanti alla lotta armata con accuse di golpismo contrapposte. Ma il quesito chiave riguarda il Brasile. Esite una trama internazionale a unire tanti episodi di destabuilizzazione violenta?
È Donald Trump il vero regista dell’assalto ai palazzi delle istituzioni che hanno sconvolto Brasilia l’8 gennaio, due anni e due giorni dopo i terribili fatti di Capitol Hill a Washington?

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I dubbi di un insospettabile

«Le affinità tra l’ex presidente americano, Bolsonaro e quanto sta accadendo in Perù sono molte». riconosce Federico Rampini, l’insospettabile di antiamericanismo prevenuto, sul Corriere della Sera. Una Internazionale sovranista e Donald Trump il vero regista dell’assalto ai palazzi delle istituzioni del Brasile a fare il bis con Capitol Hill a Washington? «I sospetti circolano e c’è chi ha interesse ad accreditarli. Personaggi come Steve Bannon, l’anima nera di Trump, l’ideologo e il regista occulto della campagna elettorale del 2016, il quale ha sempre cercato di offrire i suoi servizi all’estero. Qualche volta ci è riuscito». Nella memoria di tutti le presenze europee e italiane di Bannon, e i suoi sostenitori.

Sul sovranismo, Sergio Romano

«Il sovranismo non ha una data di fondazione, un padre fondatore e un manifesto. È un fenomeno diffuso che ha avuto grande fortuna negli ultimi anni e ha caratteristiche diverse da un Paese all’altro. Ma le sue manifestazioni possono anche presentare considerevoli somiglianze», piega lucidamente Sergio Romano in un suo libro. «Dalla crisi delle democrazie liberali e la cosiddetta ‘fine delle ideologie’, a partire dagli anni 2000 e con la crisi finanziaria del 2008, quando «il grande mercato governato dalle regole del “Washington consensus” ha iniziato a rivelarsi un sistema economico e politico incapace di soddisfare le necessità e i desideri delle popolazioni, favorendo invece un continuo arricchimento di una minima percentuale di persone a discapito della stragrande maggioranza».

Trump inadeguato anche sul fronte golpista

Ma torniamo al quesito di partenza e a Federico Rampini. Una cospirazione internazionale dietro i fatti del Brasile? «Trump ha un’evidente affinità di vedute con Bolsonaro e viceversa. L’amicizia fra i due è palese, dichiarata. Bolsonaro ha considerato l’ex presidente americano come il suo modello e ispiratore. Però Trump non ha mai avuto né la volontà né la capacità di presentarsi come il leader di un movimento internazionale. Un conto sono le simpatie e le idiosincrasie, altro è la costruzione di vere e proprie alleanze: quest’ultima è una fatica estranea alla personalità di Trump», afferma Rampini.

Trump-Bolsonaro leader perdenti

Il limite intrinseco del sovranismo. «Un’ideologia che mette al primo posto in modo così estremo l’interesse della nazione, mal si presta alla costruzione di coalizioni internazionali». Poi, osservazione più interessante per il prossimo futuro non solo statunitense, un Trump in calo di consensi nel suo stesso paese, nel segno insopportabile per lui-, del perdente. «Gli apprendisti stregoni hanno suscitato forze che non riescono più a controllare», ma non saranno loro a governare lo stesso caos politico che hanno seminato, sembra la conclusione più verosimile. Ma ora cambiamo autore, rimanendo sempre in America.

Negli Usa, al via le guerre personali

Con i repubblicani al controllo della Camera, hanno iniziato a scatenare la cascata di indagini dell’amministrazione Biden che avevano promesso da tempo, segnale il New York Times, che non è tenero. «Nella loro prima settimana come maggioranza di governo, i repubblicani alla Camera non hanno intrapreso alcuna azione significativa per affrontare l’inflazione e ridurre i costi degli americani», leggiamo, con l’accusa esplicita di azioni politiche a semplice richiamo mediatico «nel tentativo di attirare l’attenzione su Fox News».

La famiglia Biden nel mirino

Con Trump che rischia rielezione e persino la galera per evasione fiscale, subito la ritorsione politica contro Biden e famiglia. Pressioni del congresso sul Dipartimento del Tesoro per ottenere informazioni sulle finanze della famiglia del presidente Biden. James R. Comer, repubblicano del Kentucky che si è impegnato per mesi a indagare sulla famiglia Biden. Sotto tiro Hunter Biden, il figlio del presidente, le cui attività commerciali sono sotto inchiesta federale, con aspetti spionistici sul laptop di Hunter ora nelle mani dello staff del deputato inquisitore. La faccia meno pulita dell’America.

E ora che il ‘signor Comer’ -come si cita chiunque sulla stampa Usa-, ha il potere di citare in giudizio, è nella posizione di espandere e intensificare la sua inchiesta. Ha ripetutamente affermato che la sua attenzione si concentrerà sull’occupante della Casa Bianca. “Questa è un’indagine su Joe Biden”, ha detto.

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