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È lunedì, la settimana ricomincia, e ascoltando la rassegna stampa sembra che non si sia appena concluso un weekend eccezionale segnato dalla richiesta di pace urlata a gran voce a Roma e Napoli.

La manifestazione di sabato a Roma, le cui decine di migliaia di partecipanti avevano le idee molto chiare contro l’invio di armi e le spese militari nonostante le debolezze e le ambiguità della piattaforma di convocazione, ci ha lasciato un mandato molto chiaro: batterci per silenziare le armi come condizione preliminare per la pace!

Un messaggio di una valenza politica dirompente, evidentemente da silenziare nei suoi effetti oltre la vetrina politica destinata a qualcuno dei presenti.

Ora Giuseppe Conte, fatta la sua foto con Landini nel mentre che Letta scappava da quello che doveva essere il suo popolo, già fa le prove generali di leader del centro sinistra, nella miglior tradizione cerchiobottista democristiana che il PD non riassume evidentemente più troppo bene: “prima di stabilire un nuovo invio di armi bisogna che se ne discuta in Parlamento“!

Questo sarebbe il lascito della manifestazione oceanica di sabato? “Discutere” l’invio di armi??

Il popolo di sabato chiede di invertire la rotta, fermare l’escalation militare, opporci senza se e senza ma alla carneficina che sta venendo alimentata in Ucraina, sabotare la crisi economica organizzata da speculatori industriali e finanziari, mettersi di traverso al corso degli eventi impresso dal governo Draghi a cui tutte le forze politiche si sono piegate senza opporsi e di cui ora Meloni stessa raccoglie il testimone.

Governi che in tutta Europa riservano alla vita umana il trattamento criminale che per l’ennesima volta stanno pagando i migranti alle porte della fortezza continentale.

Perché la manifestazione di Roma non sia stata solo una tribuna per i pacifisti con l’elmetto e le mani sporche di sangue, da Conte fino ai guerrafondai dichiarati in marcia a Milano con i loro calcoli elettorali, abbiamo la responsabilità di continuare a dare corpo a un’agenda programmatica contro la guerra e l’economia di guerra, sulle gambe di tutte e tutti coloro che sabato a gran voce, a Roma e a Napoli, chiedevano lo stop all’invio di armi e rifiutano che la crisi economica venga scaricata sui lavoratori, i piccoli artigiani e le classi popolari.

Continuiamo su questa strada dando forza allo sciopero generale del sindacalismo conflittuale del 2 dicembre!

Foto di Patrizia Cortellessa

Sorgente: L’invio di armi va fermato, non “discusso”! – Contropiano

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