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Le dichiarazioni del Cavaliere mettono in dubbio l’incarico di ministro degli Esteri

di Tommaso Ciriaco

(guarda il video cliccando il link in fondo all’articolo)

ROMA – Mette in mezzo la sua famiglia. Rende una farsa – a colpi di aneddoti sulla vodka – la linea atlantista costruita a fatica. Pretende il ministero della Giustizia. Giorgia Meloni non è infuriata con Silvio Berlusconi: è sconcertata, allibita, incredula. Il primo istinto è ribattere. Picchiare durissimo. Perché, si sfoga, in questo modo rischia di saltare tutto. Trascorrono tre ore in cui il governo è davvero in bilico. La raggiungono i big. Le scrivono i fedelissimi, “Giorgia, non cadiamo nella trappola”. Basta un’altra sola parola fuori posto per mandare all’aria la maggioranza. Ascolta i consigli di Ignazio La Russa. Percorre corridoi segreti che conducono al parcheggio di Montecitorio per sfuggire ai cronisti. Tira il freno, ma solo per adesso: in qualche modo, nelle prossime ore, reagirà. E intanto fa sapere: “Sulla Russia e sul conflitto la posizione dell’Italia non cambia, fa fede il programma. Questo non è in discussione”.

Venerdì scorso, giurando a favore di telecamere di non essere “ricattabile”, Meloni già evocava quanto ieri è esploso con tutto il carico di pressione personale espresso dal Cavaliere: “Mio figlio ha un rapporto di amicizia con la signora Meloni – ha detto – e il suo uomo lavora a Mediaset”. Ragionamenti in qualche modo sfiorati, durante giorni e riunioni che hanno scavato solchi giganteschi, umani e politici. Leggerli su tutti i media nazionali, però, lascia comunque la leader senza fiato. “Non ricattabile” valeva la scorsa settimana e “vale sempre”. Ma la ferita può pesare come un macigno nelle consultazioni al Quirinale. Dove vorrebbe giurare addirittura sabato, per chiudere il prima possibile una partita che potrebbe sfuggire di mano.

Tenere il punto senza archiviare questa maggioranza: ecco l’equilibrio precario di Meloni. Non reagisce all’incredibile sortita filo-putiniana di Berlusconi, ma sa bene che incidenti del genere minano la credibilità dell’esecutivo che nascerà (che dovrebbe nascere). Perché colpiscono il rapporto con Washington, su cui la presidente di Fratelli d’Italia investe da mesi ogni energia geopolitica e strategica. E infatti, la prima vittima dello show di Berlusconi su Mosca è Antonio Tajani, il principale sponsor dell’appeasement con Fratelli d’Italia. Appena il Cavaliere termina il suo intervento, il candidato alla Farnesina si piazza in Transatlantico, attorniato dai suoi. C’è un silenzio irreale, nella speranza vana che non escano le frasi su Putin che, invece, le agenzie diffondono poco dopo. Meloni è esterrefatta. Sente il big azzurro, si ragiona anche di una possibile presa di distanze da Berlusconi. Il rischio è che la dinamica diventi inarrestabile e rimetta in discussione l’opzione di affidare gli Esteri a FI.

A sera, arriva una nota di presunto chiarimento di Berlusconi. Le colombe provano a fermare l’onda con un dito: “Altrimenti – è il messaggio consegnato agli ambasciatori azzurri, secondo quanto riferiscono diverse fonti – possiamo anche finirla qui”. La premier in pectore tiene anche il punto sulla Giustizia, che intende affidare a Carlo Nordio. “Ho le mie idee”, è la linea. La verità è che non può permettersi di garantire il Guardasigilli a Forza Italia, anche perché il Cavaliere resta imputato nel processo Ruby ter e, se condannato in via definitiva, potrebbe nuovamente decadere da senatore.

Resta la sfida all’atlantismo che Berlusconi e il presidente leghista della Camera Lorenzo Fontana piazzano sul cammino di Meloni. Se sarà chiamata a governare, la leader intende reagire anche con una serie di missioni internazionali emblematiche. Aveva già ipotecato un primo viaggio a Kiev, ma i bombardamenti russi hanno per il momento congelato l’opzione. Le altre due idee a cui lavora sono Parigi e Washington. Con Emmanuel Macron, in realtà, potrebbe vedersi a Roma il 24 ottobre, se davvero sarà già premier in carica (anche senza aver ottenuto la fiducia delle Camere). Il Presidente francese andrà al Quirinale e in Vaticano. Sono in corso contatti informali tra le diplomazie, ma l’Eliseo deve ancora confermare la disponibilità. Di certo, la sbandata del Cavaliere non aiuta.

Sorgente: Lo sconcerto di Meloni: “La posizione italiana sulla Russia non cambia”. Tajani torna in bilico – la Repubblica