San Paolo città aperta sfida il clan Bolsonaro. È la forza del Brasile

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30 Settembre 2022 0 Di Luna Rossa
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BRASILE AL VOTO. Verso le elezioni di domenica 2 ottobre. Reportage dalla metropoli più grande del cono sud, nello Stato brasiliano più prospero e popoloso, dove si deciderà l’esito del voto. Clima cambiato. Lula: «Questa è casa mia»
(foto: Luiz Inacio Lula da Silva durante un evento elettorale a Brasilia il 26 settembre 2022 – Epa/Fernando Bizerra)

Uno ogni 45 secondi. È la frequenza degli atterraggi di elicotteri a San Paolo. La via di fuga dei ricchi dal traffico della metropoli più grande dell’America del Sud. San Paolo è anche lo Stato brasiliano più prospero e popoloso.

Ed è a San Paolo che si decideranno le elezioni presidenziali brasiliane di domenica prossima, dove si sfidano il presidente uscente di estrema destra, Bolsonaro, e il candidato progressista, l’ex presidente Lula, del Partido dos Trabalhadores (Pt).

Lula chiude qui la sua campagna, con un comizio a Itaueira, est di San Paolo, quartiere operaio di palazzoni con cisterne d’acqua sui tetti, chiese evangeliche, scuole di musica e palestre. Treni affollati collegano la capitale con Itaueira e la quarantina di comuni della regione metropolitana di San Paolo, dove vivono 22 milioni di persone.

AL COMIZIO a Itaueira c’è un clima da vecchie feste dell’Unita italiane: banchetti con oggettistica politica, giovani e anziani, gruppi femministi, afro, Lgbt+, artisti, operai e lavoratori rurali. È la base militante che sostiene l’ampia coalizione pro-Lula. «Qui sono a casa mia» esordisce Lula al microfono.

«Si votasse solo nella zona est, avremmo già vinto» dice rivolto alla piazza piena di bandiere Márcio França, candidato a senatore dello Stato per il Partito socialista brasiliano (Psb). È lui che ha propiziato il matrimonio politico tra Lula e Gerardo Alckmin, ex governatore dello Stato, cattolico conservatore, ex-tucano del partito di centro destra Psdb.

Alckmin attira i voti moderati, soprattutto nelle zone interne di San Paolo. È il tallone d’Achille di Lula, una zona simile «ai paesini del sud Italia – spiega Vinicius Sartorato, giornalista e sociologo paulistano -. I giovani non hanno prospettive ed emigrano verso la capitale. Le monocolture di soia e miglio generano molta ricchezza e poco lavoro. La mentalità è più chiusa e i partiti di destra sono forti».

È in una di quelle placide cittadine, a Eldorado, che negli anni ’60 si scrive il romanzo di formazione dell’adolescente Jair Bolsonaro e nasce la sua passione per armi, militari e anticomunismo, come racconta il reporter John Lee Anderson in Retrado Narrado, il podcast su Bolsonaro.

MENTRE LA ROCCAFORTE del Pt è la metropoli, in particolare la zona sud di San Paolo, l’Abc, il polo automotive. A San Bernardo, due fabbriche Volskwagen e Mercedes, c’è la sede del sindacato dei metallurgici. «Questa è la casa di Lula, qui si è rifugiato prima del carcere – racconta Moisés Selerges, presidente del sindacato – e qui è venuto appena liberato. Rispetto al 2018, è cambiato il clima. Allora mi mandavano al diavolo quando distribuivo i volantini per Lula, oggi vengono a chiederli».

Domenica si vota anche per i Governatori degli Stati. E per San Paolo, 45 milioni di abitanti, il Pt candida Haddad, lulista di ferro, candidato alle presidenziali nel 2018, poi vinte da Bolsonaro. Haddad, «competente ma poco carismatico» secondo la vulgata, si contrappone a due candidati della destra.

Il bolsonarista Tarcisio de Freitas, militare ed ex ministro, fa leva sul malufismo, spiega Sartorato, «una visione securitaria, autoritaria e che giustifica la corruzione, inaugurata da Paolo Maluf, imprenditore e governatore durante la dittatura». Di lui si diceva «ruba però fa, stupra però non uccide». Discorso che riscuote successo nel mondo delle forze armate, protagoniste a San Paolo di ripetuti abusi di potere e omicidi ai danni della popolazione nera e delle favelas, secondo le denunce dell’Istituto Sou da Paz.

C’è poi il governatore uscente, Rodrigo Garcia, del partito di centro-destra Psdb, da decenni alla guida dello Stato. Nel prevedibile secondo turno, Haddad – in testa ai sondaggi – spera di sfidare Tarciso per recuperare i voti del Psdb, traumatizzati dai giudizi di Bolsonaro su dittatura e pandemia.

«San Paolo è la New York dell’America latina, una città aperta al mondo, i giovani guardano ai movimenti antirazzisti e femministi internazionali» afferma Sartorato, paulistano di origine italiana. La sua famiglia, come molte, arrivò a fine ‘800 per sostituire il lavoro schiavo, il Brasile fu uno degli ultimi ad abolirlo, nell’industria del caffè. Poi nel ‘900 arrivarono tedeschi, armeni, siriani. E anche giapponesi, qui si trova la comunità più grande fuori dal Giappone.

Non è bella questa città, come «non è bello un muscolo, ma dà forza a tutto il paese» la descriveva Stefan Zweig nel 1941. Descrizione tutt’ora valida, la crescita ha sacrificato la storia e lo spazio per parchi e piazze. La domenica l’Avenida Paulista, viale commerciale a quattro corsie, è chiusa al traffico e diventa la passeggiata dei paulistani.

E IN QUESTI GIORNI è anche arena di sfida dei militanti. Domenica scorsa il Partido Socialismo e Liberdade (Psol), è sfilato con il proprio candidato, Guilherme Boulos: leader sociale, retorica infuocata, colto e un po’ corsaro. Contro di lui, per uno dei 70 seggi che elegge San Paolo sui 513 seggi della Camera, c’è Eduardo Bolsonaro, nel 2018 il deputato più votato della storia del Brasile.

In un Brasile ancora ferito dal Covid, secondo paese per numero di morti al mondo, l’economia paulista è già ripartita: produzione, vendite e ore lavorate hanno registrato una forte crescita. Anche gli stipendi sono aumentati, segnala l’ultimo rapporto del Centro das Indústrias do Estado de São Paulo. Sembra un paradosso, nonostante tanta ricchezza – qui si concentra un terzo dell’economia brasiliana, un Pil maggiore di quello svedese – il 15% della popolazione non riesce a mangiare tre volte al giorno.

La porta sul mondo di questa economia è Santos, il principale porto del paese. Diventato epicentro del traffico di cocaina. «Da qui la ‘ndrangheta, in affari con i principali gruppi criminali brasiliani, controlla i carichi che manda in Europa» spiega Maria Zuppello, giornalista, esperta di crimine e terrorismo in America Latina. Ed è a Santos che Bolsonaro ha convocato una delle ultime motociatas prima del voto, cortei di sostenitori in moto, un marchio di fabbrica dell’orgoglio bolsonarista.

Lula voterà a San Bernardo, accompagnato dagli operai metallurgici. «Qui sindacato e Pt sono ancora forti. Ma il panorama è cambiato: nel 2019 la Ford ha chiuso dopo un secolo, tremila operai a casa. Molti sono diventati autisti Uber» racconta Selerges. Il presidente del sindacato è ottimista: «Vinciamo già domenica. Ma dobbiamo prepararci a gestire la delusione, se dovessimo andare al ballottaggio».

Sorgente: ilmanifesto.it
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