Il Cile boccia la nuova Costituzione, resta in vigore quella di Pinochet: il Paese a rischio caos

Il Cile boccia la nuova Costituzione, resta in vigore quella di Pinochet: il Paese a rischio caos

5 Settembre 2022 0 Di Luna Rossa

Il ‘no’ supera il 60%. Da oggi si potrebbe aprire una crisi politica per il governo Boric che sin dall’inizio ha puntato a una riforma totale dello Stato cileno che, senza una nuova Costituzione, sarà impossibile

Elena Basso

Santiago del Cile – In Cile in queste ora si sta vivendo un momento storico: i cittadini hanno deciso di non cancellare la Costituzione di Pinochet, rifiutando la nuova Costituzione scritta da un’Assemblea formata da 154 cittadini durante l’ultimo anno. Una notizia che potrebbe scatenare il caos nel Paese latinoamericano facendo insorgere nuove proteste e facendo cadere il governo guidato dal presidente Gabriel Boric.

 

I sondaggi per mesi hanno dato in vantaggio il numero di cittadini che avrebbero votato per il rechazo (rifiuto). I risultati sono andati oltre queste previsioni: circa il 60% ha scelto il no. Il testo, composto da 388 articoli, è stato scritto da 154 cittadini eletti nel maggio del 2021: politici di lungo corso, attivisti, avvocati e scienziati. È la prima Costituzione paritaria, scritta dal 50% da uomini e dal 50% di donne. E, per la prima volta nella storia cilena, hanno partecipato anche i popoli indigeni che, grazie a una legge ad hoc, hanno ottenuto 17 posti riservati per i loro rappresentanti.

 

“Al di là di quale sarà il risultato oggi, come governo vogliamo riunire tutti i settori della società civile e di quella politica per poter ascoltare più voci possibili per portare avanti questo importante processo storico”, ha dichiarato oggi al seggio in cui ha votato il presidente cileno Gabriel Boric che, sin dall’inizio, ha supportato e appoggiato l’Assemblea costituente. Boric, che con i suoi 36 anni è il più giovane presidente della storia cilena, come primo atto politico appena assunto l’incarico, nel dicembre del 2021, ha visitato l’Assemblea costituente.

Da oggi si potrebbe aprire una crisi politica per il governo che sin dall’inizio ha puntato a una riforma totale dello Stato cileno che, senza una nuova Costituzione, sarà impossibile. Inoltre non si sa cosa accadrà: continuerà a essere in vigore la Costituzione scritta da Pinochet ma, come già annunciato dal governo, si cercherà di andare avanti in questo processo, probabilmente scrivendo un nuovo testo da sottoporre al voto popolare.

 

La nuova Costituzione è stata giudicata da molti troppo ambiziosa. La prospettiva di genere è presente in quasi tutto il testo: avrebbe aperto la via per legalizzare l’aborto e avrebbe introdotto elementi molto all’avanguardia, come il principio di parità che impone che in tutti gli incarichi pubblici ci siano almeno il 50% di donne. Lo stato cileno nel testo della nuova Costituzione viene dichiarato ecologico: sarebbero state approvate solo politiche sostenibili a livello ambientale e per proteggere la natura si sarebbe creata una “defensoria”, un organo politico per tutelarla.

 

La grande maggioranza dei fondi investiti dai privati è stata destinata alla campagna del rechazo, la cui strategia di divulgazione di notizie false ha creato una grande disinformazione fra i cittadini. Sin dall’inizio dei lavori della scrittura del testo è stata portata avanti una forte campagna di disinformazione che ha trovato ampio spazio sui social media e sui media tradizionale. Sono diventate virali notizie false sul testo, come per esempio il fatto che con la nuova Costituzione le donne avrebbero potuto abortire fino al nono mese, che non sarebbe più esistita la proprietà privata e che lo Stato avrebbe espropriato le case dei cittadini.

 

Il processo che ha portato il Paese a vivere questo momento storico è iniziato nell’ottobre del 2019 quando sono iniziate le proteste più importanti avvenute in Cile dalla caduta del regime: milioni di persone, per oltre un anno, sono scese in piazza a protestare contro le enormi disuguaglianze che affliggono la società cilena. Le rivolte sono state represse con estrema brutalità dagli agenti delle forze dell’ordine e oltre 8mila manifestanti hanno dichiarato di essere stati abusati dai militari: mutilati, picchiati in gruppo, violentati, detenuti illegalmente. I manifestanti che hanno denunciato fino a oggi non hanno ottenuto giustizia in oltre il 90% dei casi. Nemmeno i 500 cittadini acciecati parzialmente o totalmente dagli agenti delle forze dell’ordine.

 

La Costituzione scritta durante la dittatura di Pinochet viene definita dagli analisti come una camicia di forza che non ha permesso lo sviluppo politico e sociale del Paese: fino ad oggi i partiti politici saliti al potere del Cile dopo il regime non hanno mai potuto fare cambi reali nella società. La decisione di scrivere una nuova Costituzione è stata presa dai cittadini cileni nell’ottobre del 2020 quando il 78,12% dell’elettorato ha votato al referendum per redigere il testo che avrebbe potuto rappresentare un cambio radicale per il Cile, uno dei Paesi più conservatori del continente sudamericano. Ancora oggi la società cilena si basa sul modello fortemente liberista instaurato durante il regime che, se da una parte ha creato un’economica tutto sommato florida, dall’altra ha dato vita a uno dei Paesi più diseguali al mondo. La nuova Costituzione avrebbe potuto finalmente cambiare questo modello garantendo, per la prima volta dopo il golpe contro Salvador Allende, ai cittadini cileni sanità e istruzione pubblica di qualità, pensioni dignitose e servizi di base statali.

 

Il testo, composto da 388 articoli, è stato scritto da 154 cittadini eletti nel maggio del 2021: politici di lungo corso, attivisti, avvocati e scienziati. È la prima Costituzione paritaria, scritta dal 50% da uomini e dal 50% di donne. E, per la prima volta nella storia cilena, hanno partecipato anche i popoli indigeni che, grazie a una legge ad hoc, hanno ottenuto 17 posti riservati per i loro rappresentanti.

 

“Al di là di quale sarà il risultato oggi, come governo vogliamo riunire tutti i settori della società civile e di quella politica per poter ascoltare più voci possibili per portare avanti questo importante processo storico”, ha dichiarato oggi al seggio in cui ha votato il presidente cileno Gabriel Boric che, sin dall’inizio, ha supportato e appoggiato l’Assemblea costituente. Boric, che con i suoi 36 anni è il più giovane presidente della storia cilena, come primo atto politico appena assunto l’incarico, nel dicembre del 2021, ha visitato l’Assemblea costituente.

Da oggi si potrebbe aprire una crisi politica per il governo che sin dall’inizio ha puntato a una riforma totale dello Stato cileno che, senza una nuova Costituzione, sarà impossibile. Inoltre non si sa cosa accadrà: continuerà a essere in vigore la Costituzione scritta da Pinochet ma, come già annunciato dal governo, si cercherà di andare avanti in questo processo, probabilmente scrivendo un nuovo testo da sottoporre al voto popolare.

 

La nuova Costituzione è stata giudicata da molti troppo ambiziosa. La prospettiva di genere è presente in quasi tutto il testo: avrebbe aperto la via per legalizzare l’aborto e avrebbe introdotto elementi molto all’avanguardia, come il principio di parità che impone che in tutti gli incarichi pubblici ci siano almeno il 50% di donne. Lo stato cileno nel testo della nuova Costituzione viene dichiarato ecologico: sarebbero state approvate solo politiche sostenibili a livello ambientale e per proteggere la natura si sarebbe creata una “defensoria”, un organo politico per tutelarla.

 

La grande maggioranza dei fondi investiti dai privati è stata destinata alla campagna del rechazo, la cui strategia di divulgazione di notizie false ha creato una grande disinformazione fra i cittadini. Sin dall’inizio dei lavori della scrittura del testo è stata portata avanti una forte campagna di disinformazione che ha trovato ampio spazio sui social media e sui media tradizionale. Sono diventate virali notizie false sul testo, come per esempio il fatto che con la nuova Costituzione le donne avrebbero potuto abortire fino al nono mese, che non sarebbe più esistita la proprietà privata e che lo Stato avrebbe espropriato le case dei cittadini.

 

Il processo che ha portato il Paese a vivere questo momento storico è iniziato nell’ottobre del 2019 quando sono iniziate le proteste più importanti avvenute in Cile dalla caduta del regime: milioni di persone, per oltre un anno, sono scese in piazza a protestare contro le enormi disuguaglianze che affliggono la società cilena. Le rivolte sono state represse con estrema brutalità dagli agenti delle forze dell’ordine e oltre 8mila manifestanti hanno dichiarato di essere stati abusati dai militari: mutilati, picchiati in gruppo, violentati, detenuti illegalmente. I manifestanti

che hanno denunciato fino a oggi non hanno ottenuto giustizia in oltre il 90% dei casi. Nemmeno i 500 cittadini acciecati parzialmente o totalmente dagli agenti delle forze dell’ordine.

 

La Costituzione scritta durante la dittatura di Pinochet viene definita dagli analisti come una camicia di forza che non ha permesso lo sviluppo politico e sociale del Paese: fino ad oggi i partiti politici saliti al potere del Cile dopo il regime non hanno mai potuto fare cambi reali nella società. La decisione di scrivere una nuova Costituzione è stata presa dai cittadini cileni nell’ottobre del 2020 quando il 78,12% dell’elettorato ha votato al referendum per redigere il testo che avrebbe potuto rappresentare un cambio radicale per il Cile, uno dei Paesi più conservatori del continente sudamericano. Ancora oggi la società cilena si basa sul modello fortemente liberista instaurato durante il regime che, se da una parte ha creato un’economica tutto sommato florida, dall’altra ha dato vita a uno dei Paesi più diseguali al mondo. La nuova Costituzione avrebbe potuto finalmente cambiare questo modello garantendo, per la prima volta dopo il golpe contro Salvador Allende, ai cittadini cileni sanità e istruzione pubblica di qualità, pensioni dignitose e servizi di base statali.

Sorgente: Il Cile boccia la nuova Costituzione, resta in vigore quella di Pinochet: il Paese a rischio caos – la Repubblica