Argentina sempre più cinese e America latina sempre meno ‘giardino di casa Usa’ –

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27 Giugno 2022 0 Di Luna Rossa
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Michele Marsonet

Tra le pretese del Nord e le rivendicazioni del Sud. Tra annessionismo e indipendenza. Sovranità reale nel rapporto con il gigante USA contro la Dottrina Monroe. Una miscela di razzismo e di violenza sotto la quale si nasconde il saccheggio dei molti per la ricchezza di uno. Protagonismi più intelligenti in campo, ma non minori interessi.
Argentina nel BRICS, investimenti a rendere, nemica Russia prigionieri Nato

Gli Usa rischiano di perdere il ‘giardino di casa’

Diminuisce costantemente l’influenza Usa nell’America Latina, un tempo considerata il “cortile di casa” degli Stati Uniti. Sono ormai in maggioranza i Paesi “latinos” che, alla vecchia e tradizionale alleanza con Washington, ora preferiscono i legami con le autocrazie cinese e russa.
Non sembra, peraltro, che un presidente debole come Joe Biden, il quale si trova a governare una nazione sempre più divisa e polarizzata tra destra e sinistra radicali, possa far molto per evitare tale deriva.

Caso Argentina

Un caso emblematico, al riguardo, è quello dell’Argentina. Al recente vertice dei “Brics”, l’associazione che riunisce i Paesi emergenti (Brasile, Federazione Russa, India, Cina e Sudafrica), il leader cinese Xi Jinping ha proposto di allargare l’associazione anche a Buenos Aires. L’Argentina, tra l’altro, è già stata accolta nella “Nuova Banca di Sviluppo” che ha sede a Shanghai. La Repubblica Popolare la concepisce come possibile alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, organismi in cui l’influenza Usa è preponderante.

Il capitalismo autoritario

L’attenzione di Xi per l’Argentina è gradita (e ricambiata) dal presidente in carica, Alberto Fernandez, e dalla sua potente vice, Cristina Kirchner, la quale ha addirittura affermato di considerare la Repubblica Popolare “il sistema capitalistico di maggior successo nel mondo intero”.
Agli argentini interessa ben poco il problema dei diritti umani, sulla quale invece insistono molto Stati Uniti e Paesi occidentali in genere. L’economia di Buenos Aires è – come sempre – molto traballante e sull’orlo del default, con un’inflazione che viaggia oltre il 60%.

Investimenti a prendere

Ecco perché Fernandez e Kirchner hanno bisogno degli investimenti di Pechino e di sostanziosi prestiti in yuan. Xi e il suo gruppo dirigente si stanno per l’appunto muovendo in tale direzione, per evitare un default argentino che risulterebbe peggiore di quello del 2001, e per aiutare il Paese sudamericano a ripagare l’enorme debito (circa 44 miliardi di dollari) con il Fondo Monetario Internazionale.
Xi ha colto al volo l’occasione per rendere ancor più dipendente dalla Cina un Paese che, pur alti e bassi, era pur sempre un prezioso alleato degli americani. Il leader cinese ha incassato l’adesione argentina al progetto della “Via della seta”. Ha inoltre promesso a Fernandez di aiutarlo a recuperare le isole Falkland (che gli argentini chiamano “Islas Malvinas”), l’arcipelago sperduto nell’Atlantico meridionale.

Resti di colonialismo britannico

Colonia britannica, l’arcipelago fu occupato nel 1982 dalle truppe inviate dalla Giunta militare allora al potere. La rapida reazione di Margaret Thatcher consentì agli inglesi di riportare una piena vittoria militare ristabilendo l’autorità di Londra sulle isole. I cinesi hanno colto al volo l’occasione di solleticare il nazionalismo argentino promettendo pieno appoggio negli organismi internazionali.
La Repubblica Popolare sta inoltre investendo nella struttura polare che Buenos Aires ha sul Canale di Beagle, punto strategico per il traffico marittimo mondale. E sta pure finanziando il collegamento tra la regione argentina di Catamarca e quella cilena di Atacama. In questa vasta area si trovano le maggiori riserve mondiali di litio, minerale essenziale per la cosiddetta “transizione verde”.

Progetti globali e Nato nana

In cambio, l’Argentina appoggia senza esitazione le rivendicazioni cinesi su Taiwan e implementerà i già consistenti scambi commerciali tra i due Paesi. Ha inoltre rifiutato di approvare, proprio come Pechino, le sanzioni occidentali antirusse dopo l’invasione dell’Ucraina. E’ chiaro che il ruolo della Cina in Sud America è destinato a diventare sempre più importante.

 

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