Generale Camporini: I russi non si ritireranno dai territori conquistati. L’UE lavori a negoziato

Generale Camporini: I russi non si ritireranno dai territori conquistati. L’UE lavori a negoziato

19 Maggio 2022 0 Di Luna Rossa

Il Generale Vincenzo Camporini a Fanpage.it: “Credo che la Russia non rinuncerà alle porzioni di terra che ha conquistato. Un tavolo negoziale dovrà necessariamente tenere conto della situazione sul campo”.

A cura di Davide Falcioni

Sostiene Oleksiy Arestovich, capo dell’ufficio presidenziale ucraino, che un percorso di riconciliazione con la Russia potrà essere avviato solo dopo il ritiro di tutte le truppe da parte degli invasori. “Gli occupanti devono lasciare completamente il nostro Paese”, ha affermato Arestovich, aggiungendo che non ci sarà nessun altro compromesso possibile e che ogni altra forma di trattativa che non preveda la resa di Mosca non verrà presa seriamente in considerazione. La strada verso un negoziato di pace, dunque, appare ancora impervia. Ma qual è la situazione sul campo di battaglia? Ed è realistico che la Russia, dopo aver perso decine di migliaia di uomini, possa ritirarsi dai territori occupati nell’est dell’Ucraina e in Crimea? Fanpage.it ne ha parlato con il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e della Difesa, nonché ex presidente del Centro Alti Studi della Difesa ed ex vicepresidente dello IAI (Istituto Affari Internazionali), di cui ora è consigliere scientifico.

Il generale Vincenzo Camporini
Il generale Vincenzo Camporini

Generale, partiamo dalla situazione sul campo: a che punto è la guerra tra Russia e Ucraina?

Dalle informazioni in mio possesso, tutte provenienti da fonti aperte, risulta che siamo in una situazione di “guerra d’attrito” con frequenti tentativi russi di conquistare qualche porzione di territorio ucraino. I combattimenti si stanno concentrando su Severodonetsk e Izyum, i russi stanno facendo alcuni progressi dovuti probabilmente alla rinuncia da parte di condurre l’offensiva da due fronti, nord e sud. Dopo essersi ritirata da Kharkiv, Mosca ha a disposizione le risorse militari necessarie per proseguire la sua offensiva, anche se non credo che le cose cambieranno significativamente nei prossimi giorni; di fatto siamo in una fase di stallo “dinamico”, non mi aspetto a breve importanti evoluzioni. La guerra d’attrito continuerà con un progressivo logoramento delle due parti, il che potrebbe essere interpretato come un vantaggio per gli ucraini, che potranno contare su nuovi rifornimenti di armi dall’Occidente. È però chiaro che i sistemi d’arma sono molto importanti solo se qualcuno li sa davvero adoperare e – se le perdite da parte ucraina continueranno ad essere importanti – subentreranno anche problemi di organico.
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Nel suo ultimo messaggio alla nazione Zelensky ha accusato la Russia di aver impiegato armi laser. A cosa si riferiva?

Non ne ho la più pallida idea. Dal punto di vista militare i laser vengono impiegati, anche dalle forze armate, come sistemi di guida di bombe e missili, perché garantiscono maggiore efficacia e precisione e sono in grado di rendere meno pesanti i danni collaterali, ovvero le vittime civili. Si stanno poi sperimentando armi a energia diretta, ad esempio il cosiddetto “raggio della morte”.

Raggio della morte?

È un progetto ancora sperimentale e il nome è chiaramente ispirato a racconti di fantascienza: immaginiamo a raggio laser molto potente che possa essere puntato contro un drone o un missile per un tempo sufficientemente lungo da provocargli dei danni. A questo progetto si sta lavorando da tempo, esperimenti sono stati condotti anche dalla Marina americana, ma al momento siamo ancora in fase di sperimentazione. Un raggio del genere dovrebbe infatti rimanere puntato su un punto preciso per un tempo piuttosto lungo, circostanza che non si realizza facilmente con dei target in movimento come droni e missili.

E i russi dispongono di questa tecnologia?

Non mi risulta. Sarebbe una novità assoluta.

Il capo dell’ufficio del presidente Zelensky, Oleksiy Arestovich, ha dichiarato che la guerra non finirà fino a quando la Russia non dichiarerà la resa. Le sembra una prospettiva realistica?

Ognuno fa le dichiarazioni che più gli servono dal punto di vista politico. Dopo di che io credo che la Russia non rinuncerà alle porzioni di terra che ha conquistato e la decisione di adottare il rublo a Kherson ci dimostra che Mosca non intende cedere i territori sotto il suo controllo. È chiaro che un tavolo negoziale dovrà necessariamente tenere conto della situazione sul terreno, e non credo sia pensabile che i russi si ritirino a meno di una sconfitta disastrosa che tuttavia non vedo alle porte.

Lo stesso Arestovich ha accusato l’Unione Europea, in particolare Francia e Germania, di essere ambigua. Lei è d’accordo?

Io non percepisco nessuna ambiguità. In Germania c’è un dibattito piuttosto acceso relativo alla compatibilità dei rifornimenti di armi a Kiev con la Costituzione; ciò comunque non ha impedito ai tedeschi di procedere con alcune importanti consegne di armamenti. Da parte francese le presunte “ambiguità” sono ancora meno. Chiaramente c’è uno sforzo intenso da parte delle diplomazie occidentali – in particolare da Francia, Germania e anche Italia – per arrivare a un cessate il fuoco e all’avvio dei colloqui di pace. Ritengo che una prospettiva del genere soddisfi gli interessi europei ed ucraini

da: www.fanpage.it/

 

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