Ucraina, così il Partito Unico Bellicista fomenta la voglia di guerra

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10 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa
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I funzionari del Partito Unico Bellicista rovistano negli editoriali e nei commenti per additare chi non tifa per una carneficina finale. Tenere vivo il conflitto permette ai mediocri di ritagliarsi un posto nella schiera delle penne patriottiche e meritarsi così i cinque minuti di celebrità.

Ogni mattina i funzionari e gli scherani del Partito Unico Bellicista si svegliano con la consapevolezza che anche oggi dovranno infantilizzare i loro (e)lettori per manutenere la necessità della guerra. Non è una missione difficile, basta accusare di scarso patriottismo (se non addirittura di collusione con il nemico chiunque provi a dire che l’unica soluzione per ogni guerra è quella di trovare un modo che la faccia cessare il prima possibile. I funzionari del PUB rovistano negli editoriali e nei commenti, come topi nei cassonetti, per additare chi non tifi per una carneficina finale che annienti l’esercito avversario. Tenere viva la guerra, del resto, consente ai signori delle armi di ingollarsi di soldi che a ricaduta accarezzano i partiti e gli editori. Tenere viva la guerra permette a qualche mediocre commentatore di ritagliarsi un posto nella schiera delle penne patriottiche per meritarsi i cinque minuti di celebrità di cittadinanza (come in tutte le guerre) e indossare il profilo dell’autorevole patriota belligerante.

Un palazzo distrutto a Borodianka, nel nord est di Kiev (Getty Images)

I nuovi eroi e le liste dei nuovi nemici

Sarà anche per questo che l’invasione dell’Ucraina (come già accaduto per la pandemia) ha arruolato nuovi eroi che si rivendono come vergini. Addirittura sul quotidiano degli Agnelli possiamo assistere all’iconizzazione dei giornalisti ora tutti nemici di Putin nonostante il giornale per ben 6 anni ospitasse l’inserto Russia Oggi curato (e pagato) dal Cremlino. Tra i miracoli del PUB c’è la miracolosa facoltà di verginizzare tutti gli amici mentre i nemici (basta anche solo che siano percepiti come potenzialmente nemici) vengono inseriti nelle liste degli arrivi. Se non ci fosse un’orribile guerra con le orribili morti che ogni guerra porta in dote, una lista di “buoni” e di “cattivi” pubblicata su un quotidiano provocherebbe strilli di putinismo ma la “normalizzazione” del PUB rende digeribili anche le sconcezze peggiori.

Nel furore bellicista si attaccano Avvenire e Limes

Così serve un comico come Crozza per fare notare che la presidente della Commissione europea in Ucraina, durante la sua visita di solidarietà, si è detta che “Kiev vincerà la guerra” presupponendo quindi che il conflitto debba continuare. Nel furore bellicista (ingrediente fondamentale per la sopravvivenza del PUB) finiscono coinvolti perfino giornalisti come Nello Scavo di Avvenire (a cui però non si dedica attenzione mentre documenta i crimini, finanziati dall’Italia, in terra libica), Nico Piro (che piace al PUB solo quando invoca la pace di qualche guerra che non sfiora le loro tasche) e per ultimo la rivista Limes accusata di essere talmente presuntuosa da voler raccontare il mondo prima dell’inizio di questa invasione. Poiché in guerra la memoria rischia di smutandare i falsi buoni del momento, allora anche sull’Ucraina, come già accaduto per la pandemia, si invoca “l’unità nazionale” (altresì detto “stato di emergenza”) che altro non è che un condono a costo zero.

Profughi in partenza da Kramatorsk (Getty Images)

Gli esperti della pandemia riciclati come esperti di guerra

Così passa inosservato un governo in cui l’aumento delle spese militari viene raccontato come un’inevitabile atto che “non intaccherà le tasche degli italiani”. Aumentare le spese riuscendo ad avere la faccia tosta di dichiarare che le spese non aumenteranno (e che quei soldi non avrebbero potuto essere usati per altro) è una sciocchezza che senza l’aiuto delle truppe del PUB verrebbe derisa da tutti. E invece funziona. “Allora diteci come la risolvereste?”, chiedono astiosi quelli che sono pagati per proporre soluzioni e invece in questi giorni le pretendono dai giornalisti: avere una classe dirigente che lavori per la soluzione della guerra e non per il suo rinverdirsi quotidiano sarebbe un buon primo passo, ad esempio. Ma se finisce il conflitto i funzionari e gli scherani del PUB sono costretti a rinunciare a questo sensualissimo struscio nel centro del dibattito. E notate come sono inconsolabili certi esperti di pandemia che, sarà un caso, si sono riciclati in fretta come esperti di guerra.

Una donna passeggia tra le macerie di Kharkiv (Getty Images)

I civili ucraini saranno lasciati presto a loro stessi

Chissà che ne dicono i civili ucraini devastati dalle bombe di questo mondo che gli promette di attrezzarsi in fretta per fornirgli nuove bombe migliori. Chissà che ne diranno i civili ucraini quando il furore del PUB si appiattirà un secondo dopo avere perfezionato gli ordini per i prossimi anni, con la sparizione tipica dei rappresentanti consapevoli che non si può spremere altro da quel cliente. Chissà che ne diranno i civili ucraini quando la loro disperazione in fuga si scontrerà con l’inevitabile “prima gli italiani” che già cova. Chissà come si convertiranno certi funzionari del PUB quando scopriranno che dell’Ucraina interessava solo la partita Iva per completare il modulo d’ordine.

Sorgente: Ucraina, quei giornalisti e commentatori che tifano per la guerra – Tag43

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