“E’ un atto di memoria”. Un libro celebra il dott. De Donno e la grande storia degli Iperimmuni – OP-ED – L’Antidiplomatico

“E’ un atto di memoria”. Un libro celebra il dott. De Donno e la grande storia degli Iperimmuni – OP-ED – L’Antidiplomatico

7 Dicembre 2021 0 Di ken sharo

di Damiano Mazzotti*

Antonino D’Anna è un giornalista che scrivendo un libro chiaro e scorrevole ha reso omaggio a una figura emblematica dell’emergenza sanitaria italiana. “Giuseppe De Donno. Il medico che guariva dal Covid con il plasma iperimmune” è la breve storia di un medico di altri tempi, che riusciva a guarire quasi tutti i malati di Covid gravi (Algama,175 pagine, euro 15.90).

 

Mi sembra giusto ricordare fin dall’inizio che il funerale di De Donno è stato ignorato dai telegiornali e da molta stampa tradizionale, mentre i cittadini di Mantova, di altre città, e di altre regioni italiane, si erano affollati per tributare l’ultimo saluto a un medico coraggioso, che aveva creato un protocollo curativo risolutivo, invece di seguire delle imposizioni poco giustificate. D’Anna ha raccolto anche le testimonianze di alcuni pazienti molto particolari, che De Donno ha guarito con una cura utilizzata alcuni decenni fa. Questo libro è quindi il giusto riconoscimento a un professionista italiano che ha sacrificato se stesso per il bene della comunità, “è un atto di memoria che, in un Paese smemorato come l’Italia è un peccato imperdonabile” (premessa).

L’equipe che collaborava con il professor De Donno è stata la prima al mondo a utilizzare il plasma iperimmune per curare i pazienti gravi colpiti dalla sindrome Covid-19. Il plasma dei guariti ha il grande vantaggio che non sviluppa effetti collaterali, e ha pochi “limiti. E sono di due tipi: il primo è la gravità del paziente, perché più il paziente è grave e più il plasma ha bisogno di tempo per agire. È per questo che, in terza giornata, facciamo la seconda somministrazione”. Il secondo limite è che il plasma può essere donato solo dai guariti (p. 15). Il plasma da convalescente è una parte di sangue piena di immunoglobuline, i potenti anticorpi che distruggono il virus una volta entrate nel circolo sanguigno del paziente. L’idea non era completamente nuova, poiché questa metodologia era già stata usata durante la grande epidemia di Spagnola e per altre epidemie virali in epoca più recente. Stranamente quasi tutti i medici, troppo concentrati sulle ultime innovazioni tecnologiche non ci avevano pensato, e purtroppo non ci pensano abbastanza anche oggi, quando sarebbe importante creare delle Banche del Plasma Iperimmune in ogni grande struttura ospedaliera.

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