Nel caos di Ventimiglia tra ronde, proteste e l’ultimo migrante ucciso

Nel caos di Ventimiglia tra ronde, proteste e l’ultimo migrante ucciso

28 Novembre 2021 0 Di Luna Rossa

di Marco Imarisio, inviato a Ventimiglia (Imperia)

In Liguria è stato chiuso il centro della Croce Rossa. Ora più profughi diretti in Francia

Sotto il ponte del fiume Roja ci sono giacche a vento, sacchi a pelo, imballaggi di cartone, e una pozza di sangue rappreso. Non c’era bisogno dell’ennesima tragedia per capire che i migranti alla vana ricerca del passaggio in Francia, non hanno più un posto dove andare, e dove aspettare. E quindi si fermano qui dopo essere stati respinti dalla polizia di frontiera. La scorsa notte un giovane ancora senza nome, nemmeno trentenne dicono i Carabinieri, forse di origine sudanese, è stato ucciso a coltellate da un suo compagno di disgrazia. Lo hanno ritrovato riverso sul suo giaciglio, e forse proprio la titolarità di quel posto dove passare la notte è all’origine della lite con il suo assassino. Intanto, a Ventimiglia. Ancora una volta, ancora di più. Nel 2021 gli episodi di violenza tra profughi sono aumentati a ritmo vertiginoso, quasi uno alla settimana. L’edizione locale del Secolo XIX titola «La città ostaggio dei disperati», ed è una buona sintesi.

I bivacchi

L’atrio della stazione sembra un dormitorio, una lunga fila di corpi sdraiati ai quali nessuno ormai fa più attenzione, come fossero diventati elementi abituali del paesaggio. I migranti hanno ripreso a bivaccare sul greto del fiume, davanti al cimitero, e adesso anche nella città vecchia, tra gli sguardi indifferenti dei pochi turisti francesi. La Asl ordina al Comune la bonifica dell’intera frazione di San Secondo, «a causa dei problemi di carattere igienico-sanitario derivanti dalla presenza di decine di persone migranti nelle aree ferroviarie». I treni sono l’unico mezzo per evadere da un Paese nel quale non vogliono stare, perché i gendarmi francesi esercitano un controllo draconiano e spesso violento sui valichi di terra. Li rimandano sempre indietro, non prima di avere tagliato a metà le loro scarpe con una fresa. Tre mesi fa, due adolescenti sono morti folgorati sul tetto del vagone dove si erano rifugiati. Negli ultimi due anni, sono almeno venti le persone che hanno subìto questa sorte. Alcuni sono invece annegati, altri sono stati investiti in autostrada. I commercianti protestano in piazza, mentre il Comune organizza ronde notturne nei quartieri. La distribuzione dei pasti avviene sotto la campata del ponte, la stessa dove la scorsa notte è avvenuto il delitto. La fila è così lunga che quando piove non c’è spazio per proteggere le persone in attesa. Se ne occupano pochi gruppi di volontariato, la Caritas, la Diaconia Valdese e l’associazione We world.

L’impatto della pandemia

Perché dall’inizio della pandemia non c’è più nulla a regolare il flusso e le necessità dei migranti. Negli ultimi giorni, don Ferruccio Bortolotto ha aperto le porte della chiesa di Sant’Agostino, nel centro del paese, per ospitare una decina di migranti che gli sono stati consegnati dalla Polizia. «Non c’è più un luogo dove poter accogliere queste persone in transito. Mi chiedo spesso come sia possibile parlare sempre di emergenza ed esser così impreparati». Quel posto esisteva. Il campo di prima accoglienza della Croce Rossa era arrivato a ospitare anche seicento persone. Non è mai stato una soluzione definitiva, ma aveva almeno attutito le tensioni tra gli abitanti e i locali. Ognuno per sé, a ognuno il suo spazio. Nell’agosto del 2020, il centro di prima accoglienza è stato chiuso, su decisione della prefettura. Gaetano Scullino, civico sostenuto da tutti i partiti del centrodestra, lo aveva promesso alla cittadinanza durante la campagna elettorale. «Premesso che io non ho imposto nulla, è vero che non funzionava più, ormai era diventato un albergo». L’attuale sindaco rivendica i risultati ottenuti a colpi di ordinanze che proibiscono il bivacco, la vendita di alcolici ai migranti, il divieto di abbeverarsi alle fontane pubbliche per i non residenti. Ma adesso è tornato il casino, ammette con il suo linguaggio colorito, arrivando a riconoscere che sotto il profilo dell’accoglienza «la nostra città non sta dando una risposta adeguata». «Per molto tempo si è scelto di stare fermi in base a una semplice motivazione ideologica» sostiene invece Enrico Ioculano, consigliere regionale pd e predecessore di Scullino. Comunque sia, il risultato è un eterno ritorno casella di partenza. La soluzione individuata per risolvere una emergenza perpetua che si sta aggravando con l’arrivo dei profughi afgani è l’apertura di un altro centro di prima accoglienza, chiesta anche dalla attuale amministrazione. Come quello che c’era prima, solo un po’ più lontano. Oltre i famosi giardini Hanbury, quasi al confine con la Francia. Anche se poi ci sarà da convincere gli ospiti a salire fin lassù. La nuova struttura aprirà tra sei mesi, forse. Mentre lasciamo Ventimiglia, due elicotteri volano nel buio alla ricerca di un giovane migrante disperso nei boschi.

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