Effetto Draghi: le molte facce dell’austerità | coniare rivolta

Effetto Draghi: le molte facce dell’austerità | coniare rivolta

19 Ottobre 2021 0 Di ken sharo

Effetto Draghi: le molte facce dell’austerità

Sta aleggiando in Italia la visione secondo cui il premier Mario Draghi, godendo di ampio credito politico internazionale, potrebbe fare “Whatever he wants” in materia di conti pubblici, e stia permettendo all’Italia di rinunciare all’austerità e attuare politiche di bilancio espansive. Sebbene le previsioni sui disavanzi pubblici italiani, riportati del Documento di Economia e Finanza 2021 (DEF 2021) e nella sua nota di aggiornamento (NADEF 2021), sarebbero i più alti a partire dall’inizio degli anni ’90, è utile analizzare con molta attenzione questi dati per giudicare quanto siano davvero espansive le politiche messe in campo dal governo Draghi e se effettivamente l’Italia spenda di più rispetto ad altri paesi europei proprio grazie alla presenza di sua maestà, il presidentissimo Mario Draghi.

Per una questione relativa alla disponibilità dei dati, per poter svolgere un confronto europeo, attualmente si possono avere le previsioni di spesa e di deficit realizzate dalla commissione europea a maggio 2021 relative all’anno in corso. Chi ci racconta che l’Italia sta facendo politiche fiscali fortemente espansive, e quindi che lo Stato sta mettendo pesantemente mano all’economia per risollevarla dalla crisi, fa ad oggi riferimento a questa fonte. Stando a queste previsioni, l’Italia sarebbe uno degli stati che a fine 2021 avrà speso di più per sostenere l’economia, con un livello del rapporto deficit/PIL dell’11.7%, seguita dalla Grecia (10%), Francia (8.5%), Spagna (7.6%), e Germania (7.5%). Tuttavia, è importante sottolineare due aspetti: da un lato, per valutare il reale impatto espansivo di una politica di bilancio occorre fare riferimento al saldo primario e non a quello complessivo. Dall’altro, per valutare la discrezionalità di una manovra espansiva, quanto cioè essa derivi da un reale intenzione politica, una misura più efficace è rappresentata dal rapporto deficit/PIL aggiustato per il ciclo economico. Andiamo con ordine.

Per quanto riguarda la prima questione, rispetto al saldo complessivo, il saldo primario non considera la spesa per interessi sul debito pubblico. Questa spesa ha effetti macroeconomici sostanzialmente nulli in quanto finisce in gran parte nei profitti di banche e altre grandi istituzioni finanziarie e non va a finanziare aumenti di spesa e di consumi. Analizzando il disavanzo al netto degli interessi, queste differenze tra i Paesi si assottigliano. Le previsioni sul rapporto tra deficit primario e PIL (Tabella 1) ridimensionano la portata espansiva della politica fiscale del governo Draghi. Infatti, pur rimanendo uno dei primi paesi per rapporto tra saldo di bilancio primario e PIL (-8.4%), il divario con gli altri Paesi si assottiglia (ad esempio, la differenza rispetto alla Germania passa dai 4.2 punti percentuali se si guarda al saldo complessivo, ad un più modesto 1.4 se si guarda al saldo primario). La portata espansiva della manovra fiscale del governo sembra meno eccezionale, dunque, di quanto possa apparire.

Tabella 1. Previsioni deficit-PIL primario.

Inoltre, per valutare la discrezionalità di una politica fiscale e quindi analizzare la tesi per cui l’esecutivo si sta impegnando senza tregua per risollevare le sorti dell’economia italiana, un indicatore fondamentale è il rapporto deficit primario-PIL aggiustato per il ciclo economico. Questo indicatore rappresenta in modo più chiaro la discrezionalità di una politica fiscale poiché non considera tutte quelle componenti di spesa che variano in modo automatico in quanto legate all’andamento del ciclo economico (come, ad esempio, la spesa per sussidi di disoccupazione che aumenta automaticamente quando la disoccupazione aumenta a causa di una recessione), senza che ci sia un vero cambiamento nelle scelte politiche. C’è inoltre da aggiungere che il drammatico calo del PIL registrato lo scorso anno, al quale non ha fatto seguito una ripresa di pari entità nell’anno in corso, comporta una riduzione fisiologica del gettito fiscale rispetto ai periodi pre-pandemia, con un naturale ‘ammanco’ di entrate nelle casse: questo elemento, al pari degli stabilizzatori automatici, contribuisce a far aumentare l’entità di un disavanzo indipendentemente dalle scelte politiche del Governo di turno. Come mostrato in Tabella 2, le previsioni deficit primario-PIL aggiustato per il ciclo italiane sono sostanzialmente in linea con i maggiori Paesi europei, come ad esempio Francia e Germania. Da ciò, inoltre, si evince come il disavanzo complessivo sia dovuto, oltre che alla spesa per interessi, anche alla drammatica severità della crisi in Italia.

Tabella 2. Previsioni deficit-PIL primario aggiustato per il ciclo.

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