Voghera, l’assessore Adriatici: «Giro con il colpo in canna per difendere i cittadini». Il giallo della telefonata al commissariato

Voghera, l’assessore Adriatici: «Giro con il colpo in canna per difendere i cittadini». Il giallo della telefonata al commissariato

23 Luglio 2021 0 Di Luna Rossa

Adriatici ha telefonato direttamente al commissariato: avrebbe parlato di una lite senza allertare i soccorritori

di Andrea Galli

La vittima, il marocchino Youns El Boussetaoui, agonizzava, destinata a morire in ospedale entro due ore, e l’ex poliziotto, l’assessore Massimo Adriatici avrebbe fatto un’unica chiamata, a un telefono fisso del commissariato, non già al 112 come ogni comune cittadino; e al telefono avrebbe parlato di una lite, nient’altro che una classica lite da bar con un perditempo, ma siccome in quel commissariato mancavano pattuglie libere, gli agenti avevano girato l’intervento ai carabinieri i quali, proprio in considerazione della tipologia della segnalazione, avevano inviato una sola macchina.

 

Lo scenario ricostruito dal Corriere, al netto di cosa sarà l’iter giudiziario, racconta la convinzione di Adriatici d’essere uno comunque organico alla polizia, in virtù del passato da sovrintendente ma forse soprattutto del presente: dai vertici locali delle forze dell’ordine, la sindaca Paola Garlaschelli, della quale ora si comprende la reiterata astensione da approfonditi commenti pubblici, aveva ricevuto più segnalazioni sui comportamenti del suo assessore, della pretesa di insegnare il mestiere a ufficiali e dirigenti con convocazioni manco fosse lui al posto loro, e di quell’abitudine conclamata di circolare armato. Del resto, nelle immediate fasi successive all’omicidio, Adriatici ha ammesso di avere la pistola carica: «Io giro sempre con il colpo in canna». Una necessità dovuta alle azioni di controllo sulla pace e serenità di Voghera: «Verifico che tutto sia a posto e i cittadini stiano tranquilli». Una ronda, così da ovviare lui alle mancanze, come da suo convincimento, di Prefettura, agenti, carabinieri.

Se nei colloqui con i propri legali l’assessore non arretra rispetto alla versione resa al pm e da subito ai carabinieri («Ero spaventato, quell’uomo mi ha spaventato…»), nessuno può certificare una dinamica anziché un’altra. Bisogna capire se abbia esibito la pistola prima di ricevere il colpo a mano aperta in una fase di «dissuasione» (ma a che titolo?) dalle molestie ai clienti del bar; dopodiché, e arriviamo al tema centrale, qual è stata l’origine dello sparo? Un proiettile accidentale nella caduta successiva a una seconda aggressione (la spinta a terra), oppure la conseguenza di attimi di preparazione per puntare e far fuoco? Che la pistola fosse armata l’ha dichiarato per l’appunto Adriatici, uno abituato a un’interpretazione assai attiva della missione politica: camminare, ascoltare, respirare gli umori della gente, ed è vero; come è vero però che senza la sua calibro 22 nemmeno andava in pizzeria, più perfino nelle vesti di auto-proclamatosi tutore dell’ordine anziché dello «sceriffo», nome di battaglia in cui crede, convinto d’avere agito secondo ragione e regole.

 

S’ignora per quale motivo mai la sindaca non abbia voluto adottare provvedimenti, nell’eventualità di una degenerazione per la quale, si temeva, era soltanto una questione di tempo. Si confermano eventuali inesistenti minacce subìte in passato da Adriatici come avvocato e come assessore tali da legittimare la pistola. Men che meno ha mai rappresentato una minaccia diretta El Boussettaoui. Nessuno scontro pregresso, nessun conto in sospeso, anche se il leghista, pur non direttamente «convocato» martedì sera da qualcuno sul proprio cellulare, era aggiornato, grazie alla rete di commercianti amici e tifosi, delle recenti gesta dell’immigrato e forse aveva ricevuto la dritta che potesse essere al bar. Lì l’ha incrociato, ha consigliato (ordinato) di smetterla, l’altro ha proseguito, lo scenario è peggiorato ma Adriatici non si è allontanato per proteggersi e avvertire i soccorsi, intesi come il 112; e anche avvenuta la seconda fase, conclusasi con lo sparo, la chiamata è rimasta quella al commissariato. A un numero fisso.

Saranno i periti, attraverso la misurazione tra foro d’entrata e linea di tiro, a stabilire la posizione (se steso o in piedi) di Adriatici, fedele a quella calibro 22 per la maneggevolezza e le dimensioni ridotte, quasi a passare inosservata e garantirgli l’effetto sorpresa nelle ronde a casa sua, cioè l’intera Voghera.

Sorgente: La telefonata dell’assessore di Voghera Adriatici al commissariato, dopo aver sparato a Youns El Boussetaoui

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