Assange, l’inviato dell’Onu contro la tortura chiede il rilascio – Wired

Assange, l’inviato dell’Onu contro la tortura chiede il rilascio – Wired

10 Dicembre 2020 0 Di marco zinno

Con un appello senza precedenti il relatore speciale delle Nazioni unite sulla tortura, Nils Melzer, ha chiesto alle autorità britanniche di liberare immediatamente Julian Assange dalla prigione di massima sicurezza in cui si trova. La prigione di Belmarsh dove è detenuto è oggi un focolaio di Covid-19 e quasi la metà dei suoi 160 detenuti è positiva alla malattia. Alcuni sono vicini alla cella di Assange che da tempo soffre di problemi respiratori. In alternativa Melzer chiede che sia messo agli arresti domiciliari per tutta la durata del processo di estradizione negli Stati Uniti dove è indagato sulla base dell’Espionage Act e rischia fino a 175 anni di carcere per accuse che dovrebbero già essere state prescritte in base alle inchieste precedenti legate all’accesso abusivo a sistemi informatici quando provò ad aiutare Chelsea Manning – whistleblower ed ex militare – ad accedere a informazioni riservate.

 L’appello giunge a 10 anni dal primo arresto del giornalista-hacker Julian Assange il 7 dicembre 2010.Non è la prima volta che le Nazioni unite, attraverso un suo corpo indipendente, si rivolgono alle autorità nazionali per intercedere a favore di Assange. Nel 2015 il gruppo di lavoro delle Nazioni unite sulla detenzione arbitraria aveva dichiarato ingiusto il suo arresto il 7 dicembre 2010, quando era stato sottoposto a varie forme di privazione della libertà, inclusi 10 giorni di detenzione nella prigione di Wandsworth, 550 giorni di arresti domiciliari e il confino nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, durata quasi sette anni.Là Assange si era rifugiato violando la libertà condizionale per un’accusa di stupro fino a quando il presidente ecuadoriano appena eletto, Lenin Moreno, per ingraziarsi la presidenza americana, gli aveva revocato l’asilo e Assange era stato arrestato. Dopo essere stato, si scoprirà, costantemente spiato in un luogo che doveva essere protetto. Da un anno e mezzo, precisamente dall’11 aprile 2019, Assange è stato tenuto in isolamento quasi totale a Belmarsh. Un mese dopo, a maggio, subito dopo avergli fatto visita con due medici specializzati nell’esame di pazienti oggetto di torture fisiche o psicologiche e trattamenti inumani e degradanti, Melzer stesso aveva denunciato pubblicamente come Assange mostrasse “i segni tipici dell’esposizione prolungata alla tortura psicologica“.Per questo le parole di Melzer oggi sono così categoriche: “Le autorità britanniche hanno inizialmente arrestato il signor Assange sulla base di un mandato emesso dalla Svezia in relazione ad accuse di molestie sessuali che da allora sono state formalmente ritirate per mancanza di prove”. Le accuse derivavano dalla denuncia di due donne in un caso per il rifiuto di fare un esame anti-Hiv, nell’altro per avere intrattenuto rapporti sessuali consenzienti non protetti, cosa che per la legge svedese equivale a uno stupro, ma che Assange ha sempre negato. “Oggi è detenuto esclusivamente a scopo preventivo, per garantire la sua presenza durante il processo di estradizione negli Stati Uniti in corso, un procedimento che potrebbe durare diversi anni“, continua Melzer e aggiunge: “Il signor Assange non è un condannato a morte e non rappresenta una minaccia per nessuno, quindi la sua prolungata reclusione in una prigione di massima sicurezza non è né necessaria né proporzionata e chiaramente manca di qualsiasi base giuridica“.

 Insomma la sua detenzione per lo special rapporteur dell’Onu si qualifica come un trattamento crudele, inumano e degradante.Un appello per la liberazioneAnche molti giornalisti e organizzazioni internazionali come la Courage Foundation chiedono la sua liberazione. Finora sono 1.600 giornalisti di 99 paesi che hanno chiesto la libertà per Julian Assange. Nello loro campagna, Speak up for Assange, ricordano che il matematico e hacker, editore di Wikileaks, è stato accusato ai sensi della legge statunitense sullo spionaggio di aver pubblicato i “diari di guerra” in Afghanistan e Iraq e le comunicazioni dell’ambasciata americana, che i giornali di tutto il mondo hanno pubblicato e che pertanto l’incriminazione di Assange è un pericolo “per i giornalisti, le organizzazioni dei media e la libertà di stampa”. Come hanno affermato nel tempo il direttore del New York Times Dean Baquet, l’intellettuale Noam Chomsky e il giornalista Seymour Hersh.E lo hanno fatto soprattutto per il metodo usato contro di lui: una costante delegittimazione dell’operato suo, dei suoi collaboratori e di Wikileaks, pluripremiata organizzazione pro-trasparenza e anti-corruzione che negli anni ha denunciato banche svizzere e governi africani corrotti.Nell’appello che chiedono di firmare i giornalisti citano lo stesso Nils Melzer che ha indagato sul caso: “Alla fine mi sono reso conto che ero stato accecato dalla propaganda e che Assange era stato sistematicamente calunniato per distogliere l’attenzione dai crimini che aveva esposto. Una volta disumanizzato dall’isolamento, dal ridicolo e dalla vergogna, proprio come le stregh

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