Il mouse compie oggi 50 anni. E non l’ha inventato Steve Jobs

Il mouse compie oggi 50 anni. E non l’ha inventato Steve Jobs

17 Novembre 2020 0 Di Luna Rossa

Il fondatore di Apple l’ha resa famosa con il Macintosh del 1984, ma l’invenzione fu dell’ingegnere Douglas Engelbart. Che ottenne il brevetto il 17 novembre del 1970

di Federico Cella

«Se voglio dirti che hai un buco sulla maglietta, non lo faccio a parole, non dico che è a 14 centimetri dal collo e 3 centimetri dal bottone. Semplicemente lo indico e ti dico: ecco, è lì». Steve Jobs nel 1985 raccontava così a Playboy dove risiedeva la meravigliosa semplicità di un’invenzione come il mouse. Un oggetto che vive da protagonista nella nostra vita, lavorativa e privata, a 50 anni esatti dalla sua nascita. La storia nasce infatti ben prima del Macintosh dei miracoli: era il 17 novembre del 1970 quando il brevetto del mouse divenne ufficiale. E il fondatore di Apple non c’entrava (ancora) niente. Perché, come ama ripetere spesso il suo amico-nemico Bill Gates, Jobs non era un tecnico, un ingegnere, bensì «un genio del design e del marketing». Non sapeva fare le cose ma capiva come renderle uniche.

Il brevetto del mouse depositato da Douglas EngelbartIl brevetto del mouse depositato da Douglas Engelbart

 

Non era stato dunque Steve Jobs a inventare il mouse, semplicemente – prima con Apple Lisa e quindi con il successo commerciale del Macintosh, nel 1984 – l’aveva reso il compagno ideale di ogni computer. Aveva dato al computer quelle mani, anzi quel dito capace di indicare che, malgrado le decine di alternative che abbiamo ora

Douglas Engelbart nel 2008
Douglas Engelbart nel 2008

per dialogare con un pc, fatichiamo a dismettere. Era esattamente questa l’idea di Douglas Engelbart, inventore e ingegnere americano che insieme a William English – colui che lo costruì fisicamente – depositò il brevetto del primo mouse nel 1967 (pare che prima di lui ci fosse arrivato un gruppo di ricercatori della Telefunken, ma senza brevettare nulla…). Ci vollero poi tre anni prima che diventasse ufficiale, forse perché era la tipica invenzione troppo avanti per i suoi tempi. Erano in realtà i due colleghi dell’Augmentation Research Center a essere troppo avanti, come dimostrato nel 1968 quando a San Francisco tennero quella che viene ancora ricordata come «La madre di tutte le presentazioni». Si trattava dell’esposizione dell’oNline System (NLS), un sistema software che permetteva il lavoro cooperativo tra più computer coordinati da un mainframe centrale. E che sfruttava l’allora ArpaNet – la progenitrice di Internet, anch’essa 50enne quasi esattamente un anno fa – per condividere le informazioni. Il futuro anticipato, insomma, così come l’utilizzo di un’interfaccia grafica a finestre e, appunto, il mouse. Fatto sta che Engelbart dalla sua invenzione non guadagnò un bel niente: i suoi diritti erano ormai scaduti quando il mouse iniziò a carburare.

Il mouse a tre bottoni dello Xerox StarIl mouse a tre bottoni dello Xerox Star

 

Infatti il «topo», allora un blocco di legno con ruote di metallo, dovette aspettare altri 11 anni per vedere una sua prima applicazione reale, nel 1981 con il primo computer con cui veniva commercializzato, ossia lo Xerox Star (nome più ricordabile della vera sigla, ossia Xerox 8010 Information System). Aveva tre tasti e costava tantissimo, 300 dollari di allora al pezzo. E fu proprio allo Xerox Parc (Palo Alto Research Center) che Steve Jobs vide un mouse per la prima volta, e capì il suo grande futuro. Secondo la biografia di Isaacson, era il 1979 e Jobs ebbe l’opportunità di visitare quella fucina di idee dietro la promessa che Xerox avrebbe potuto acquistare 100 mila azioni future di Apple a un prezzo (apparentemente, almeno) conveniente. Il genio di Apple decise che il mouse sarebbe stato parte della sua informatica del futuro, ma con un solo tasto (per semplificare) e con un costo al pezzo che non superasse i 15 dollari, perché potesse diventare di massa. Lo divenne, ma non grazie ad Apple Lisa, il pc lanciato nel 1983 e che costava troppo per sfondare nel mercato. Malgrado questo il New York Times allora rimase folgorato dal mouse: «Invece di digitare le istruzioni, si punta sulle immagini dello schermo facendo scorrere un dispositivo mosso dalla mano chiamato mouse lungo la parte superiore della scrivania accanto al computer». Appariva come un miracolo, per l’informatica di allora. «Mentre il mouse si muove, il cursore – la freccia che punta a posizioni particolari dello schermo – si sposta di conseguenza». Il vero lancio del mouse nell’empireo del nostro quotidiano avvenne un anno dopo, con il Macintosh, che costava un quarto di Lisa (2.500 dollari di allora contro 10 mila) e fu il primo computer (quasi) per le masse.

Apple Lisa con il mouse con un solo bottone voluto da JobsApple Lisa con il mouse con un solo bottone voluto da Jobs

 

Da allora di acqua nell’informatica ne è passata tanta, molto meno le calorie. Perché qualche curioso ha pensato bene di calcolare quante ne spendiamo quotidianamente usando un mouse. Un po’ per gioco, e un po’ per mostrare l’estrema efficienza anche fisica di uno strumento che ha cambiato – insieme al compagno pc – il modo di lavorare. A ogni click corrisponderebbe un consumo energetico pari a 0,00142 calorie, che moltiplicato per 5 mila – il numero di volte che in una giornata lavorativa media muoviamo il dito per cliccare qualcosa – fa la misera somma di 7 calorie. Una divertente esemplificazione del perché i nerd ce li immaginiamo sempre un po’ sovrappeso.

Il mouse con AI che si infila al dito per comandi gestuali
  • Il mouse con AI che si infila al dito per comandi gestuali
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Snowl, il mouse a forma di anello con AI

Malgrado siano ormai davvero tante le alternative, dai trackpad alle tavolette grafiche, dai movimenti gestuali alla voce, il mouse rimane uno strumento indispensabile. Al punto che molti si portano dietro il proprio: si cambia pc ma il mouse no. Perché per alcune attività rimane imprescindibile, che si tratti di progettazione tecnica o di vincere un torneo di League of Legends. Il mercato, con la spinta del lockdown per l’emergenza sanitaria, avrebbe superato i 2 miliardi di valore e dovrebbe continuare salire anche in futuro al ritmo di +3-5% all’anno. Tra le decine di varianti e perfezionamenti di uno strumento che oggi compie 50 anni, una delle ultime fa sorridere. Perché il «mouse da dito» lanciato su Kickstarter dalla CoX Space chiude in un certo qual modo il cerchio «indicativo» aperto da Jobs nel 1983 e, 13 anni prima, da Douglas Engelbart.

 

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