Di Covid si muore nei pronto soccorso. Più ricoveri che ad aprile: è record | Rep

12 Novembre 2020 0 Di Luna Rossa

Strutture in tilt. Al Cardarelli di Napoli un paziente trovato senza vita nel bagno

di Michele Bocci

Li cercano nelle strutture private, li aprono con l’aiuto dei militari dentro ospedali da campo, li sistemano nei capannoni industriali o addirittura dentro le chiese. Le Regioni sono a caccia di letti per i pazienti Covid, soprattutto quelli internistici, a colpi di 100, 200 o addirittura 500. E mentre cercano, ci sono persone che muoiono negli ospedali aspettando un posto. Un uomo ricoverato nell’area “sospetti” del pronto soccorso ieri è stato trovato senza vita nel bagno del Cardarelli di Napoli. Qualcuno ha anche avuto il coraggio di riprendere il cadavere col telefonino e ha messo il video su internet. A Castellammare di Stabia quattro persone sono morte prima ancora di mettere piede al pronto soccorso, cioè mentre erano a bordo di tre ambulanze e un’auto e aspettavano di essere accettate nel dipartimento di emergenza e poi portate in un reparto Covid.

Mentre i contagi dell’inizio dell’epidemia superano il milione, la curva dei ricoveri continua a salire. Oggi verrà scavalcata un’altra soglia, quella fissata nel giorno peggiore della prima ondata. Il 4 aprile, comprese anche le terapie intensive, gli ospedali assistevano 33.004 pazienti, ieri si è raggiunta quota 32.525. Il timore è che dopo aver battuto il record non ci si fermi tanto presto. Le proiezioni stimano che la crescita andrà avanti per altre due settimane per i letti medici e ancora oltre per le terapie intensive.

Già oggi, secondo i dati di Agenas, l’agenzia sanitaria delle Regioni, in molte zone sono state superate le soglie di allarme del 30% e del 40% per l’occupazione di terapie intensive e posti internistici. Del resto la media italiana è rispettivamente del 37 e del 52%. L’Umbria ha già riservato il 57% dei letti di rianimazione a persone colpite dal coronavirus e il Piemonte il 56%. Il 99% dei posti ordinari sono presi in Provincia di Bolzano, il 92% sempre in Piemonte.

«La semplice analisi dei numeri non rende l’idea perché potrebbe emergere che vi siano ancora letti disponibili, mentre invece la soglia del tutto esaurito è già stata superata nella maggior parte degli ospedali», dicono dalla Fadoi, la Federazione delle associazioni dei medici internisti, che ha fatto una sua ricerca dalla quale escono dati ancora peggiori (perché prende in considerazione un numero totale di posti letto disponibili inferiore rispetto a quello di Agenas).

«Gli ospedali sono vicini al collasso a causa della concomitante carenza di personale sanitario e di posti letto — dice il presidente Fadoi Dario Manfellotto — Il personale è lo stesso di prima quasi dappertutto ma i ricoveri e il bisogno assistenziale dei pazienti sono notevolmente aumentati». Il timore riguarda anche chi soffre di altri problemi, come insufficienza respiratoria, scompenso cardiaco, sepsi, polmonite acuta. «Una probabile se non certa conseguenza sarà la crescente difficoltà a garantire gli standard qualitativi di cura per i malati cronici riacutizzati non Covid». In molte Regioni del resto si sta interrompendo l’attività ordinaria, lasciando in piedi solo emergenze e interventi per casi oncologici e comunque gravi.

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