Zingaretti vuole la terza camera: riforme o basta così | il manifesto

Zingaretti vuole la terza camera: riforme o basta così | il manifesto

2 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

Dopo il taglio dei parlamentari. Il segretario del Pd presenta un ampio progetto di revisione della Costituzione. Per i 5 Stelle non si può fare e lui sbotta: «Non stiamo insieme solo per aspettare l’elezione del presidente della Repubblica». Ma il leader dem litiga anche con la sinistra sulla legge elettorale, perché considera «non in discussione» la soglia di sbarramento al 5%

Andrea Fabozzi

Il Pd presenta un suo progetto di riforma costituzionale che sostituisce il bicameralismo paritario con il tricameralismo. Alla camera, che avrebbe l’ultima parola su tutti gli argomenti, resta affiancato il senato con compiti ridotti e si aggiunge il parlamento in seduta comune. Non più solo per l’elezione del presidente della Repubblica ma per tutti i voti importanti, compresi quelli sulla fiducia – tutte le fiducie – e sui decreti legge: due categorie che insieme rappresentano l’assoluta maggioranza del lavoro parlamentare oggi. Le camere riunite si occuperebbero poi dei trattati internazionali, della legge di bilancio, delle revisioni costituzionali e della legge di bilancio. Avrebbero le proprie commissioni (riunite) e un proprio regolamento. Si tratta di un progetto ambizioso – al quale si affianca uno schema di sfiducia costruttiva – che indirizza le conseguenze del taglio dei parlamentari verso un più logico monocameralismo.

Zingaretti lo presenta nella maniera più morbida possibile, partirà adesso un confronto con i costituzionalisti – spiega in conferenza stampa – e saranno accolte le firme a sostegno in iniziative pubbliche. Intanto il teso sarà depositato in entrambi i rami del parlamento senza che il partito ne chieda l’immediata discussione in commissione (siamo peraltro alla vigilia della sessione di bilancio e i calendari sono già pieni anche di riforme costituzionali). I 5 Stelle però rispondono subito male, «dobbiamo discutere insieme di temi e obiettivi», dice il capogruppo grillino alla camera Davide Crippa. E aggiunge: «Per dare ulteriore impulso alle riforme costituzionali non servono annunci di parte, occorre confronto e condivisione». Il segretario del Pd alza la voce, ricordando che il Pd «era contrarissimo a un taglio dei parlamentari fuori da un riassetto della Costituzione, ma nel nome della maggioranza l’ha votato. Ci vuole questo spirito». Il richiamo va anche oltre la questione delle riforme e coinvolge alleati e presidente del Consiglio: «Non possiamo governare insieme con quattro idee di paese», dice il segretario. Ora che non c’è più il rischio di elezioni anticipate può persino aggiungere: «Non penso che una maggioranza possa andare avanti solo perché c’è un presidente della Repubblica da eleggere».

Ma Zingaretti ha il suo da fare anche nei confronti degli altri partiti della maggioranza giallorossa. Litiga con la sinistra perché in conferenza stampa definisce «non discutibile» l’abbassamento della soglia di sbarramento nel progetto di legge elettorale proporzionale. Era proprio quello che Leu si accingeva a fare, con un emendamento per abbassare al 4% la soglia oggi fissata al 5%. «Serve una soglia più ragionevole» dice il capogruppo di Leu alla camera Fornaro. «L’accordo sul 5% è stato fatto contro di noi», ricorda il portavoce di Sinistra italiana Fratoianni. Mentre Italia viva ostenta tranquillità, dicendo che «per noi il 5% va bene», malgrado sondaggi ed elezioni regionali tengano il partito di Renzi lontano da quella soglia. Ma tanto la priorità per i renziani adesso non è questa: «Non c’è fretta, bisogna coinvolgere le opposizioni, si deve prima riformare il bicameralismo», dice il deputato Di Maio. E Maria Elena Boschi spiega che bisogna partire dalla sfiducia costruttiva. Ma soprattutto dice subito no all’idea «personale» di Zingaretti dei collegi uninominali nel sistema proporzionale, che per il segretario Pd porterebbero a «un rapporto più diretto tra elettori ed eletti e a maggiore trasparenza». Niente da fare, Iv è più d’accordo con i 5 Stelle che insistono con le preferenze. Un’antica passione per Renzi.

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