Raggiunto un accordo tra governo centrale e gruppi ribelli che dovrebbe porre fine a decenni di guerra civile. “Evento storico”, dichiarano le parti. Ma restano non poche problematiche da risolvere

Raggiunto un accordo tra governo centrale e gruppi ribelli che dovrebbe porre fine a decenni di guerra civile. “Evento storico”, dichiarano le parti. Ma restano non poche problematiche da risolvere

2 Ottobre 2020 0 Di marco zinno

Roma, 2 ottobre 2020 Nena News – Il governo sudanese e alcuni gruppi di ribelli hanno annunciato che firmeranno sabato un accordo di pace che dovrebbe porre fine a decenni di guerra civile. In un evento che le parti definiscono “storico”, nulla è lasciato al caso. A partire dal luogo scelto per celebrare l’intesa: sarà infatti Juba, la capitale del Sud Sudan fulcro per anni della lotta dei leader sudsudanesi per l’indipendenza da Khartoum.

“E’ un giorno storico. Speriamo che la firma porrà fine ai combattimenti per sempre e aprirà la strada allo sviluppo”, ha dichiarato all’Afp Suleiman al-Dabailo, presidente della Commissione di Pace del Sudan. Parole di speranza di un futuro condiviso sono state espresse anche dal Fronte rivoluzionario del Sudan (Srf), alleanza di gruppi ribelli delle regioni del Darfur, Nilo Azzurro e del Kordofan. “Questo giorno segna il successo della nostra rivoluzione e della nostra lotta contro il vecchio regime [di Bashir, ndr] – ha detto il portavoce delle Srf Ousamma Said – L’accordo affronta le radici della crisi e prepara la strada alla democrazia”. Secondo Said, inoltre, è in linea con gli obiettivi della rivoluzione popolare basata su “libertà, pace e giustizia”. Secondo gli accordi raggiunti, i combattenti delle Srf saranno lentamente incorporati nelle forze di sicurezza governative.

Se l’intesa dovesse veramente concretizzarsi sul terreno, segnerebbe un punto a favore per il governo di transizione sudanese che, formatosi dopo la rimozione dell’autoritario presidente Omar al-Bashir in seguito a mesi di mobilitazione popolare, ha posto come priorità della sua agenda politica la fine dei conflitti interni.

Ma non è tutto oro quello che luccica perché alcuni gruppi ribelli hanno rifiutato per ora di giungere a patti. Uno di questi, il Movimento di Liberazione del Sudan di stanza in Darfur (Slm) guidato da Abdelwahid Nour, ha lanciato un attacco contro le autorità locali lo scorso lunedì. Un altro ancora invece, l’ala del sud Kordofan del Movimento del Nord di Liberazione del Popolo del Sudan (Splm-N) guidato da Abdelaziz al-Hilu ha firmato un accordo di cessate il fuoco separato che permetterà al gruppo di mantenere le sue armi per “autodifesa” finché la costituzione del Sudan non sarà cambiata in modo da garantire la separazione tra stato e religione. Bisogna infatti sottolineare come in Sud Kordofan, e in misura minore nello stato del Nilo Azzurro, siano stanziate comunità di cristiani che per decenni hanno combattuto l’imposizione della legge islamica da parte di Khartoum.

Anche il presidente della Commissione di Pace del Sudan Dabailo è conscio che l’intesa raggiunta non sia ancora completa al punto che ieri ha invitato i gruppi contrari ad unirsi all’accordo “perché il documento affronta i problemi realisticamente e, se implementato alla lettera, porterà alla pace”. L’intesa copre una serie di questioni problematiche che spaziano dal possesso di terra alle riparazioni e compensazioni fino ad arrivare alla condivisione del potere e al ritorno dei rifugiati e degli sfollati nelle loro case. Proprio per la portata e serietà delle questioni, il percorso che sarà ufficializzato tra due giorni presenterà non poche insidie. A sostenere questa tesi è Osman Mirghani, direttore del quotidiano sudanese al-Tayyar, che si domanda cosa succederà ora ai gruppi non firmatari. Un altro punto non chiaro è stato evidenziato dal ricercatore sudanese Jean-Baptiste Gallopin del Consiglio Europeo per le Relazioni Estere secondo il quale il patto “sarà molto costoso” per un Paese, il Sudan, estremamente povero. Dovranno essere pagati infatti migliaia di combattenti in cambio della loro smobilitazione ed esosi saranno i risarcimenti alle vittime dei conflitti. Per questo motivo, osserva Gallopin, “senza aiuto dall’esterno, il governo non sarà capace di finanziare l’intesa perché l’economia [locale] sta collassando”.[…]

Sorgente: Raggiunto un accordo tra governo centrale e gruppi ribelli che dovrebbe porre fine a decenni di guerra civile. “Evento storico”, dichiarano le parti. Ma restano non poche problematiche da risolvere

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