Le accuse assurde di un giudice spagnolo per “far fuori” Pablo Iglesias | Left

Le accuse assurde di un giudice spagnolo per “far fuori” Pablo Iglesias | Left

14 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

Il leader di Podemos, parte lesa di un furto di informazioni, è stato accusato all’interno della medesima vicenda di falsa denuncia e altri illeciti. Ma l’impianto accusatorio è inconsistente. Si tratta dell’ennesimo tentativo della magistratura spagnola di mettere i bastoni tra le ruote al governo di centrosinistra

Massimo Serafini e Maria Turi

La magistratura spagnola è un’istituzione dove il passaggio del ’78 dalla dittatura franchista alla democrazia costituzionale stenta a notarsi tanto che ancora oggi, dopo più di 40 anni, quella transizione mostra i suoi limiti e continuano a prevalere tra i giudici orientamenti conservatori e di destra, se non proprio franchisti. E non sembra esserci alcuna possibilità di cambiamento finché in Parlamento le opposizioni, in particolare il Partito popolare (Pp), boicottano il rinnovo del Tribunale costituzionale e del Consiglio generale del potere giudiziario, il massimo organo di autogoverno dei giudici. Ciò nonostante sorprendono i fatti accaduti negli ultimi giorni che rivelano vere trame di una giustizia ad uso e consumo del Pp e delle destre per far cadere il governo progressista di Sánchez.

Il giudice Manuel García-Castellón ha infatti chiesto al Tribunale supremo di incriminare Pablo Iglesias, segretario di Podemos e vicepresidente del governo di Spagna, trasformandolo da parte lesa in una provocazione ideata contro di lui, in un imputato di reati tali da giustificare la richiesta di dimissioni immediate.

Breve riassunto della vicenda. Nel 2015, in pieno governo Rajoy e con Podemos in auge, viene rubato il telefonino di Dina Bousselham, collaboratrice presso il Parlamento europeo del segretario di Podemos. Si scoprirà poi che il furto è stato commissionato da poliziotti deviati appartenenti ad una struttura di fatto illegale che agisce nel cuore democratico del sistema spagnolo.

La copia delle informazioni presenti sulla scheda telefonica arrivano a testate giornalistiche che le usano per screditare Podemos e il suo segretario che fin qui risulta parte lesa. È il caso “Dina”, viene accusato l’ex-commissario José Manuel Villarejo, già al centro di un’importante indagine giudiziaria su una presunta rete di spionaggio che vanta venti anni di intercettazioni telefoniche, registrazioni sotto copertura e produzione di dossier e pedinamenti illegali ai danni di politici, dirigenti d’azienda, giudici e giornalisti a scopo di ricatto. Ora lo stesso giudice che indaga sul poliziotto accusato del furto del telefonino chiede di indagare Iglesias per aver commesso atti illeciti, come una falsa denuncia e avere in maniera fraudolenta strumentalizzato la vicenda, parlando di macchina del fango, per trarne un beneficio elettorale nelle votazioni del 2019.

Ancora non è dato sapere cosa deciderà la Corte suprema, perché Iglesias in qualità di ministro gode dell’immunità nei tribunali di grado inferiore, ma l’uso politico che le destre stanno facendo di questa richiesta di incriminazione è eclatante. Pablo Casado del Pp ha subito twittato «Sánchez dovrebbe immediatamente licenziare il suo vice presidente Iglesias», cercando di aprire la crisi politica.

Gli attacchi a Pablo Iglesias sono una costante. Questa estate le vacanze in Asturia del vicepresidente e famiglia sono state interrotte per le troppe minacce di morte. La casa appena fuori Madrid dove vive con la compagna Irene Montero, ministra dell’Uguaglianza, e i figli è da mesi oggetto di manifestazioni e presidi da parte di gruppi fascisti e ,proprio in coincidenza con la richiesta di imputazione di Iglesias, la giustizia spagnola ha deciso di non dare rilevanza penale alle diverse denunce di Montero per le minacce ricevute, archiviandole.

Questa campagna di odio dell’estrema destra spagnola e la tempistica non sono casuali. C’è sempre qualche tentativo di sviare l’attenzione sull’ennesimo caso di corruzione in cui è coinvolto il Pp, ma soprattutto queste sono le settimane cruciali in cui il governo sta per chiudere il documento di bilancio per il 2021, dove si indica come la Spagna intende spendere la quota di miliardi previsti dall’Europa con il Next Generation Ue e soprattutto la maggioranza con cui vuole approvarlo. L’obiettivo chiaro è costringere Iglesias a dimissioni per scardinare il governo progressista, anche a costo di tornare ad elezioni anticipate. Meglio affondare in un caos istituzionale che esercitare una opposizione alle scelte con cui il governo progressista intende affrontare le difficoltà del Paese sopraffatto dalla seconda ondata di coronavirus, che rende più urgente che mai la ricostruzione della sanità pubblica e territoriale, e attanagliato da una già vasta crisi sociale su cui pesa il crollo del turismo.

Volontà di attacco e spregiudicatezza sono il comportamento delle destre, e dei poteri forti che le appoggiano, preoccupate di non poter mettere le mani sui miliardi di risorse europee assegnate alla Spagna e che proprio non tollerano che possa amministrare quei fondi, insieme ai socialisti, la forza che ha dato rappresentanza al moto di indignazione che caratterizzò la Spagna nel 2011. È ovvio che queste trame delle destre non avrebbero senso e spazio politico se non potessero contare anche su forze interne allo stesso Psoe, forze che con altrettanta determinazione vogliono riportare il partito socialista spagnolo su contenuti più moderati, stemperando la transizione ecologica e gli obiettivi di uguaglianza e giustizia sociale su cui è indirizzato il governo di coalizione, vogliono rompere la scomoda alleanza con Unidas podemos per rilanciare quella più tollerante rispetto a certe politiche con Ciudadanos. L’obiettivo di questi tentativi più che Pablo Iglesias e Unidas podemos è proprio Pedro Sánchez e il suo tentativo di riportare a sinistra il Psoe. Che questo poi passi per una drammatizzazione della situazione politica e sociale del Paese, alle destre preoccupa poco. Quelle stesse destre che negli ultimi mesi Pedro Sánchez ha cercato di spaccare attirando Ciudadanos nell’area di governo. Ora è chiaro che il tentativo è destinato a fallire, non solo per l’evidente incompatibilità di programmi, ma anche perché né a Madrid, né in Andalusia, Ciudadanos ha pensato di mettere in crisi l’alleanza con Pp e Vox.

La Spagna in piena emergenza sanitaria avrebbe bisogno di una opposizione più responsabile, l’impressione è che la maggioranza del Paese continui ad appoggiare il governo progressista, le forze che lo hanno eletto e soprattutto l’idea di Paese che si sta progettando.

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