La tragica fine di Mauro De Mauro: un mistero palermitano lungo cinquant’anni

La tragica fine di Mauro De Mauro: un mistero palermitano lungo cinquant’anni

16 Settembre 2020 0 Di marco zinno

La tragica fine di Mauro De Mauro: un mistero palermitano lungo cinquant’anni

Cinquant’anni fa, il 16 settembre 1970, a Palermo il giornalista Mauro De Mauro veniva sequestrato e ucciso da un commando mafioso. Il suo corpo mai più ritrovato. Una sparizione ancora avvolta nel mistero, legata probabilmente alle sue inchieste sulla mafia e non solo. De Mauro viene ricordato oggi (alle 9) con una manifestazione promossa dal Gruppo siciliano dell’Unione nazionale cronisti italiani (Gruppo di specializzazione della Fnsi-Assostampa). Presenti i familiari di De Mauro, oltre al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ed i vertici dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

De Mauro, cronista de L’Ora, era nato a Foggia nel 1921. Furono diverse, all’epoca, le piste battute da polizia e carabinieri per risalire al contesto in cui maturò il sequestro. Tra le principali seguite dagli inquirenti spiccava quella relativa a notizie esclusive sulla morte del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, che il cronista aveva acquisito dopo un lungo lavoro di ricerca e che si accingeva a raccontare sulle colonne del quotidiano del pomeriggio. Venne tenuta in considerazione anche la pista cosiddetta del “golpe Borghese”.

De Mauro, la sera in cui fu rapito aveva appena posteggiato la sua auto, una Bmw, accanto al portone d’ingresso del palazzo in cui abitava, in viale delle Magnolie. I sicari di mafia gli tesero una trappola. Da quel momento De Mauro scomparve nel nulla. Poche ore dopo la denuncia di scomparsa la sua auto fu ritrovata in via Pietro D’Asaro nella zona di via Dante, sempre a Palermo. Secondo alcuni collaboratori di giustizia i resti del giornalista rimasero sepolti per diversi anni sotto un ponte del fiume Oreto e successivamente rimossi e bruciati su ordine dei capimafia.

In viale delle Magnolie soltanto dal 2015 si svolge una cerimonia per ricordare De Mauro nel giorno della scomparsa. La targa marmorea, infatti, è stata collocata dal Comune il 16 settembre 2015 su proposta dell’Unione cronisti della Sicilia mentre dal 14 maggio del 2013 un albero dedicato a Mauro De Mauro si trova nel Giardino della memoria di Ciaculli, il sito confiscato alla mafia e gestito dal Gruppo cronisti siciliani dell’Unci e dall’Associazione nazionale magistrati.

Un grande cronista che Rai Cultura oggi ricorda con il documentario “L’Ora. Storia di un giornale antimafia”, in onda alle 17.45 su Rai Storia. Con la voce narrante dell’attore palermitano Claudio Gioè, il doc ripercorre la storia del giornale L’Ora, intrecciata con quella della città di Palermo e con la carriera di molti giornalisti diventati famosi. Nato all’epoca dei Florio, nel 1900, il giornale vive il suo periodo d’oro negli anni della direzione di Vittorio Nisticò, dal 1954 al 1975. E’ in quest’epoca che nasce il giornalismo antimafia con tre generazioni di cronisti che si formano nella redazione di Piazzetta Napoli. Il racconto delle battaglie del giornale si intreccia così con i casi di cronaca più significativi e con i drammi che hanno portato alla morte di Mauro De Mauro e di altri due cronisti de L’Ora, Cosimo Cristina e Giovanni Spampinato.

Un percorso che attraversa la storia della Sicilia, dalla prima inchiesta antimafia nel 1958 fino al terremoto del Belice, dal governo regionale di Silvio Milazzo alla guerra di mafia degli anni ’80, impreziosito dalla collaborazione di intellettuali come Leonardo Sciascia. Fino alla chiusura del giornale, nel 1992, a pochi giorni dalla strage di Capaci. Tra le voci presenti nel documentario, spicca quella di Andrea Camilleri che ricordava i suoi primi passi da scrittore, parlando in televisione dei racconti che aveva inviato nel 1949 al quotidiano e che L’Ora aveva pubblicato. Ma ci sono anche ex giornalisti come Marcello Sorgi, Etrio Fidora, Franco Nicastro, Vincenzo Vasile, e dirigenti politici come Emanuele Macaluso. A leggere gli articoli delle grandi firme di quel giornale, infine, sono quattro giovani studenti siciliani impegnati nelle associazioni antimafia che si battono per la legalità.

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