Decreto missioni, a rischio il voto sul rifinanziamento della Guardia costiera libica – la Repubblica

Decreto missioni, a rischio il voto sul rifinanziamento della Guardia costiera libica – la Repubblica

16 Luglio 2020 0 Di Luna Rossa

Italia Viva pronta a non votare una parte del decreto. Già in Senato, alla maggioranza erano mancati 14 voti. La fronda con pezzi di Pd, Leu, Iv e M5S chiede una cambio di passo sulla questione migratoria

di Annalisa Cuzzocrea

ROMA – La risoluzione preparata dal parlamentare di Leu Erasmo Palazzotto l’hanno firmata in 22. Tra gli altri, i dem Laura Boldrini, Matteo Orfini, Giuditta Pini, i 5 stelle Doriana Sarli, Paolo Lattanzio, Giorgio Trizzino. Poi esponenti di Leu, di Più Europa. Quel che chiede è presto detto: che l’Italia la smetta di non vedere quello che accade nel Mediterraneo. Che non faccia finta di non sapere quel che sono i centri di detenzione gestiti dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Un insieme di milizie mal coordinate accusate dalle stesse agenzie delle Nazioni Unite di una sistematica violazione dei diritti umani.

Nel documento, si ricorda come in Libia sia in corso una guerra civile e che “la condizione di decine di migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti rimane drammatica: esposti ad arresti arbitrari e rapimenti per mano delle milizie e regolarmente vittime di trafficanti di esseri umani e di abusi di potere da parte di gruppi criminali collusi con le autorità. Il deteriorarsi del conflitto li ha esposti a rischi sempre maggiori;le autorità libiche continuano a detenere illegalmente migliaia di persone nei centri amministrati dal Direttorato generale per la lotta alla migrazione illegale, dove vengono sottoposte a sfruttamento, lavoro forzato, tortura e altre violenze, inclusi stupri, spesso allo scopo di estorcere denaro alle famiglie in cambio del loro rilascio; i detenuti nei centri vivono in condizioni disumane, di sovraffollamento e mancanza di cibo, acqua e cure mediche; i centri vengono regolarmente ripopolati. Solo nel 2019, le autorità marittime libiche, in particolare la Guardia costiera libica, hanno intercettato almeno 9.225 rifugiati e migranti che attraversavano il Mediterraneo centrale, riportandoli quasi tutti indietro nei centri di detenzione libici”. E ancora: “Con oltre 480 contagi da coronavirus registrati ufficialmente nel Paese, e molti altri che potrebbero non essere stati rilevati, in questo momento a preoccupare è anche la situazione sanitaria nei centri di detenzione dove si vive ammassati, in condizione di vera disumanità. Un allarme rilanciato ripetutamente anche da Papa Francesco”.

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Come non bastasse, ci sono gli ultimi rapporti dell’Unhcr – l’agenzia Onu per i rifugiati – secondo cui “mentre il numero di persone che arrivano in Europa dal Mediterraneo Centrale è diminuito, il tasso di mortalità è aumentato bruscamente, in particolare per coloro che tentano la traversata dalla Libia”. E “Il segretario generale dell’Onu ha chiesto di interrompere la cooperazione per la cattura dei migranti in mare esortando ‘gli Stati membri a rivedere le politiche a sostegno del ritorno di rifugiati e migranti in quel Paese’. Nonostante tutto ciò, l’Italia, Malta e le agenzia europea Frontex, hanno intensificato il sostegno alla Guardia costiera libica a cui vengono segnalati i barconi da intercettare anche all’interno di SAR europee”.

La risoluzione è lunga e puntuale e chiede un ripensamento di tutto l’approccio ai fenomeni migratori nel Mediterraneo. Presentarla, fa sì che le missioni stamattina siano votate separatamente, e che quindi ci sia un voto separato prorprio sul memorandum di intesa con la Guardia Costiera Libica, che è stato fatto rinnovare automaticamente a inizio febbraio e poi leggermente modificato in una trattativa tra il governo di Fadezal-Serraj e i nostri ministeri degli Esteri e dell’Interno. Il Pd ufficialmente sostiene di aver rafforzato – grazie alla spinta del capogruppo alla Camera Graziano Delrio – la parte sulla necessaria revisione del memorandum, chiedendo che dal 2021 il sostegno sia esclusivamente alla marina libica (non alla guardia costiera, che – come ha sottolineato in aula Giuditta Pini – di fatto non esiste), e sollecitando il governo per far passare l’attività di addestramento dei libici sotto la missione europea Irini. Ma per una parte della maggioranza è troppo poco. Alcuni voteranno contro quella parte del decreto missioni. Italia Viva ha invece fatto una riunione di gruppo e ha deciso di non partecipare al voto. I numeri della maggioranza alla Camera sono più solidi di quelli del Senato, ma il rischio è che stavolta il decreto si salvi grazie ai voti del centrodestra.

Sorgente: Decreto missioni, a rischio il voto sul rifinanziamento della Guardia costiera libica – la Repubblica

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