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Emilia Romagna, la vittoria passa dal voto disgiunto | il manifesto

Regione e sentimento. La Lega lo teme ma Bonaccini spera che gli elettori scelgano lui «a prescindere dalla lista che voteranno». E i 5S sono tentati

«Importate, fate girare. Doppia croce contro i trucchi». Sono le 10 del mattino quando i canali social della Lega iniziano ad essere inondati da un messaggio di allarme che invita a vincere «con due croci». «Sarebbe sufficiente fare una croce solo sul simbolo della Lega – si legge – ma per evitare trucchi e inganni fai una croce anche sul rettangolo col nome di Lucia Borgonzoni».
ECCOLO LÌ lo spauracchio numero uno della destra in Emilia-Romagna, il voto disgiunto. Quello chiesto così tante volte da Stefano Bonaccini e dal suo Pd da diventare un mantra. «Votate chi volete, ma come candidato scegliete quello giusto». Al resto, resta inteso, penserà la legge elettorale che assegna al vincente abbastanza seggi da poter governare in tranquillità, anche in caso di risultato pessimo delle liste di supporto.
Ed è proprio il voto disgiunto che potrebbe sottrarre all’ultimo secondo alla Lega una Regione sulla cui caduta Salvini punta molto. In chiave nazionale sopratutto, perché la presa dell’Emilia-Romagna per lui sarebbe il trampolino di lancio per dare una spallata mortale al governo giallo-rosso. Tra i sogni della Lega e la realtà c’è di mezzo Stefano Bonaccini e la sua coalizione di centro sinistra, con una campagna elettorale in crescendo che ha finito per riempire piazze su piazze, anche grazie alla spinta delle sardine. E di mezzo ci saranno anche i grillini e i loro voti. Dopo aver scelto di correre da soli i 5 Stelle sono ora alle prese col dilemma del candidato presidente da votare. Perché, se come ha ammesso lo stesso Di Maio questa volta «non si corre per vincere», ed è quindi utopia immaginarsi un Movimento al governo dell’Emilia-Romagna, il tema di chi avvantaggiare o meno col proprio voto si pone con prepotenza, considerando anche che gli elettori rimasti al Movimento in regione hanno quasi tutti sensibilità in qualche modo vicine alla sinistra. A spingere per il disgiunto tra i 5 Stelle ci sono due consiglieri regionali uscenti su quattro. Una croce sul simbolo del Movimento e una sul nome di Bonaccini, questa l’indicazione.
STESSO dilemma potrebbero averlo gli elettori di Forza Italia, che mal sopportano gli estremismi di Lega e FdI e che, comunque vada, rischiano di non avere più una rappresentanza in consiglio regionale. Qualche dubbio potrebbe venire anche agli elettori delle tre formazioni alla sinistra di Bonaccini che hanno deciso di andare da sole; Potere al Popolo, l’Altra Emilia-Romagna e il Partito Comunista di Marco Rizzo. Ad arginare la tentazione, che evidentemente c’è, i candidati presidente. Marta Collot di Pap attacca: «Se Bonaccini chiede il voto disgiunto anche ai leghisti è perché non è così distante da loro». Il segretario nazionale di Rifondazione Maurizio Acerbo addirittura prova un funambolico appello contrario: «Chi vota Bonaccini voti poi per la nostra lista per dare forza alla vera sinistra». Sfumature anche scivolose vista la polarizzazione del voto.
Il resto, nell’ultima giornata prima del voto, sono state normali schermaglie elettorali in vista di un’elezione il cui esito nessuno sa pronosticare. Anche perché questa volta i sondaggi, scambiati sottobanco come figurine fino a ieri, non aiutano per nulla a capire come finirà. Se le piazze ormai sono vuote in attesa del voto le cose vanno diversamente sui social. E allora ecco il Pd che accusa la Lega di non rispettare il silenzio elettorale visto gli appelli al voto su Facebook, e la Lega che replica ricordando come le inserzioni a pagamento di Bonaccini sui social non sono state disattivate alla mezzanotte di venerdì, e di conseguenza sono state prontamente riattivate quelle leghiste.
L’EX PD Carlo Calenda propone per il futuro di multare con «due milioni di euro» ogni post su twitter di Salvini. Mentre il deputato Pd Andrea Rossi ricorda come «la ‘bestia’ ha proseguito a diffondere falsità e fango a pieno regime». Non sarà l’ultima dichiarazione di un duello andato avanti per tutto ieri tra appelli al voto, video di propaganda, accuse incrociate e pubblicità a pagamento.
Dalle 7 alle 23 di oggi a decidere saranno i 3 milioni e mezzo di cittadini e cittadine chiamati alle urne: 1,8 milioni di elettrici contro 1,7 milioni di aventi diritto uomini, 4.520 sezioni distribuite nei 328 Comuni emiliano-romagnoli. Si vedrà se la spunteranno gli infiniti comizi elettorali di Salvini combinati con la macchina di propaganda leghista, o se le sardine avranno avuto il merito di riportare al voto i tanti che cinque anni fa – quando votò solo il 37% degli aventi diritto – scelsero di disertare le urne. Di certo il voto in Emilia-Romagna avrà un forte significato nazionale. Bonaccini ha detto chiaramente che una sua vittoria darebbe il via ad un rinnovamento di tutto il centro sinistra italiano, mentre Salvini ha chiesto un voto per mandare il suo personale «avviso di sfratto al governo».

Sorgente: Emilia Romagna, la vittoria passa dal voto disgiunto | il manifesto

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