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Emilia, quel paese in rivolta per 35 migranti che non si fida più nemmeno della Lega | Rep

Reportage |  A Ravalle, frazione di Ferrara, è bastato l’annuncio dell’arrivo dei profughi ed è partita la protesta. Come nel 2016 a Gorino, distante pochi chilometri

DALLA NOSTRA INVIATA BRUNELLA GIOVARA

FERRARA – Su questo argine destro del Po “noi faremo le barricate contro i migranti. Abbiamo votato Lega ma la Lega non ci aiuta”. Barricate vere, qui dove Salvini vuole vincere alle regionali, e se vince il governo traballa, e forse cade? “Con quattro trattori chiudiamo la strada e l’argine”. Siamo sulla provinciale 19, nel pieno centro dell’Emilia-Romagna leghista, Ferrara è a 10 chilometri e tre frazioni della città leghista sono in subbuglio – e anche di più, e anche contro il loro stesso partito – perché hanno saputo che la prefettura manderà a Ravalle (360 abitanti) 35 stranieri, tutti richiedenti asilo. Dove, non si sa, è bastato l’annuncio e qui c’è la mobilitazione. Mesi e mesi di campagne elettorali con “no migranti” e “porti chiusi”, e adesso “ci mandano quei disgraziati”? Sabato scorso presidio delle famiglie con falò. Cartelli “Ravalle libera!”, “Il Po mormorò/Ravalle uguale Gorino”, che non è lontana, nel 2016 scesero tutti in strada contro l’arrivo di 12 profughe, e il prefetto le mandò altrove.

Riccardo Tieghi, 60 anni: “Non siamo razzisti o politicizzati, ma qui non c’è neanche il bar. A fine mese tolgono il medico, poi chiuderà la farmacia. Che integrazione possiamo dare?”. Ma lei chi ha votato, l’ultima volta? “Lega. Ero nella Cgil ma sono stufo della sinistra, non ha mai fatto niente per i paesi”. Il capopopolo si chiama Paolo Vezzani e ha una sola gamba, “l’altra l’ho persa a causa di un sarcoma”. La disgrazia non gli ha tolto la grinta, si è impegnato per i diritti dei disabili, in più è un fuoriuscito della Lega: consigliere comunale, si è dimesso dopo essere entrato in rotta di collisione con il potente vicesindaco Nicola “Naomo” Lodi, “e ho restituito la tessera. Alla Lega non frega niente dei disabili, Salvini si riempie la bocca, è solo un bla bla”. A Ravalle, Casaglia e Porporana, la Lega è al 70 per cento, “ora però ci sentiamo soli”.

E dire che Alan Fabbri, ora sindaco di Ferrara, nei giorni di Gorino disse “chi si oppone ai migranti è un eroe”, e Lodi stesso salì sulle barricate. La Lega gridava “no pasaran”, la gente dietro, con rabbia, e su quella rabbia ha costruito la vittoria. Alle Regionali del 26 gennaio, chi lo sa come andrà.

Ora, il sindaco Fabbri ha dichiarato “non condanno le barricate. Si può protestare anche chiudendo le strade, ma niente atti violenti”. Tutto qui? Si sono detti quelli dell’argine. Vicesindaco, ci va lei a Ravalle? “No, perché so che i migranti non finiranno lì”. La cooperativa Un mondo di gioia (che ha vinto il bando per la gestione dei 35), non ha trovato spazi, quindi “tocca al prefetto, che non sa dove metterli, non a noi. O il governo decide di spostarli in altre regioni, o la sinistra, dopo la batosta che ha preso, decide di aumentare la diaria, che Salvini ha fatto abbassare a 18 euro, così le cooperative non ci guadagnano più niente. Noi ci opporremo a qualunque aumento”.

Prefetto Campanaro, come stanno le cose? Il prefetto non parla. “La procedura negoziata per l’affidamento del servizio di gestione di centri di accoglienza costituiti da singole unità abitative in provincia di Ferrara è in attesa di definizione”, è l’unica comunicazione che arriva. A luglio “la onlus aveva chiesto in affitto la mia casa di campagna, fine Seicento, 900 metri quadri…”, racconta Eleonora Giacomelli, “quando ho capito che si trattava di extracomunitari ho detto: non mi interessa, ché dopo mi ritrovo con la casa da rimettere a posto. Sa, loro hanno altre abitudini…”. Da allora “ho subito un attacco mediatico, mi criticano, eppure ho detto che non affitto! Sono delusa da tutti, sindaco, prefetto, vescovo”.

Signora, lei cosa ha votato? “Lega”. Il vescovo Perego ha fatto un appello: “Quei migranti sono un’opportunità per la comunità, non abbandoniamoli”. Vezzani: “Sono 35 maschi in età da militare. E le nostre donne sono abituate a uscire sole anche di sera”. Laura, impiegata di 35 anni: “Mi sono sfogata con il prete: metteteli in seminario, o nell’attico del vescovo, che è di 300 metri quadri”. Giuseppe, uno “sempre stato di sinistra”, dice: “In campagna elettorale Alan sapeva che sarebbero arrivati qui, e non ci ha detto niente”.

Non arriveranno, non qui. “E chi garantisce? Noi di notte facciamo dei giri, se vediamo macchine sospette ci telefoniamo”. Anche il segretario Pd di Bondeno, Tommaso Corradi, è preoccupato: “Ravalle è troppo piccola per sopportare un peso così. La decisione inciderà anche su noi confinanti”. Non sembra un commento da sinistra, però. “Invece no. I nostri iscritti vedono messi in discussione i valori occidentali, e poi è lo Stato che si deve accollare queste persone, in un percorso di integrazione vera. E ogni profugo per strada è un voto in più per la Lega, mi creda”. Intanto domenica a Ferrara arriva Salvini, forse non conosce la storia di Ravalle, frazione specializzata nella coltivazione della pera Abate, e a fine mese c’è pure il Salone internazionale della Pera organizzato da FuturPera, lì non può mancare.

Sorgente: Emilia, quel paese in rivolta per 35 migranti che non si fida più nemmeno della Lega | Rep

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