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Sulla pelle dei curdi | Left

Tahar Lamri

Per i curdi – i loro leader – vale il detto: “la storia serve a perfezionare gli errori”. Sempre traditi dall’alleato di turno. Dalla Repubblica di Ararat (ottobre 1927 – settembre 1930), quando vennero traditi dai turchi che li hanno usati per massacrare gli armeni, all’effimera Repubblica di Mahabad (22/01/1946 – 15/12/1946) quando vennero traditi dai sovietici, al trattato firmato dal leader curdo Mustapha Barazani con il presidente iracheno Saddam Hussein nel 1970, alle promesse di Rifondazione comunista al leader del PKK Abdullah Ocalan di un asilo politico in Italia nel 1998, promesse tradite dal governo D’Alema che convinse lo stesso Ocalan ad andare in Kenya: praticamente lo consegnò ai turchi, al recente tradimento nordamericano…. Sfiga? Ingenuità? Non lo so.

Ora, dopo questo tradimento nordamericano, si torna a parlare di curdi (e accessoriamente di Siria), di imminente invasione turca, di massacro di curdi (come se in Siria ci fossero solo curdi e non anche o soprattutto altri siriani), si pubblicano foto di donne – bionde – curde con i capelli al vento e il kalashnikov in mano, si torna a parlare della bellissima – con 20 “S” – esperienza del confederalismo democratico. Insomma tornano i curdi. Tornano solo per essere traditi un’altra volta.

Ma la Turchia intende davvero invadere il nord della Siria? O Lo ha già invaso tanto tempo fa?

Nel 1998, il presidente siriano Hafez El Assad aveva già concesso una zona di sicurezza larga 30 chilometri all’esercito turco per perseguire i ribelli del PKK (un altro tradimento perché H. El Assad era ufficialmente amico dei curdi). Questo accordo si basava sul Misaq Melli (o patto nazionale) approvato dal parlamento ottomano nel 1920…

Già. Ora invece, a livello militare, 200 gruppi militari a Idlib, Jarabulus e Afrin hanno deciso di unirsi per formare un esercito chiamato “Esercito nazionale” (100 mila combattenti) sotto la guida del generale Salim Idris, ex capo dell’Esercito Libero Siriano. Idris ha rapporti eccellenti con il Pentagono. La riunione dei capi di questi gruppi si è tenuta nella città turca di Sanliurfa (O Urfa). Già la Turchia aveva costituito, armato e finanziato un corpo di polizia locale in quelle città. Inoltre, l’agenzia turca Anadolu ha pubblicato ieri le foto di addestramenti militari, per prepararsi ad affiancare l’esercito turco, dei battaglioni Hamza e Suleiman Shah, dell’Esercito Libero Siriano, a Afrin. Il giornale turco, vicino al partito di Erdogan, Yeni Safak dice che questo esercito unificato sarà il referente della Turchia in zona.

Ma è a livello culturale e sociale che la Turchia sta facendo un grande lavoro. L’università turca di Gaziantep ha aperto recentemente tre facoltà in Siria (nella zona frontaliera): la facoltà di studi amministrativi e economici a El Bab, la facoltà di scienze islamiche a Azaz e la facoltà di pedagogia a Afrin per un totale di 2900 studenti.

Le Poste turche avevano da tempo aperto filiali a Afrin, Jarabulus, Azaz, Ciuban Bek, El Bab e Mari’ ed è già da tempo che la Turchia sta popolando quelle zone con turkmeni e arabi filo turchi.

Nel suo discorso di apertura dell’anno legislativo del parlamento turco, Rejep Tayyip Erdogan ha dichiarato: “E’ tempo per i rifugiati siriani di tornare a casa. Una zona di sicurezza di 30 Km in territorio siriano sarà posta sotto la responsabilità dell’esercito [turco]. Sistemeremo 1 milione di persone in 50 nuove città di 30mila abitanti e in 140 villaggi di 5mila abitanti ciascuno”. Questa sistemazione si farà lungo tutta la frontiera turco-siriana. Così nessun curdo potrà più pensare a uno stato indipendente in quella zona.

Questo progetto trova tutti d’accordo: gli iraniani risolvono il loro problema con i loro curdi, i russi potranno finalmente scrivere la nuova costituzione per la Siria, questa volta per una sorta di “confederazione culturale” e non più su base amministrativa come era nella prima bozza osteggiata in Siria da varie forze politiche, gli americani che delegano così tutto alla Turchia e al nuovo comandante del nuovo “esercito nazionale” sotto la guida del loro alleato Salim Idris, L’Europa che risolve così il problema rifugiati. I grandi perdenti come sempre: i curdi. Fra qualche settimana o qualche mese sentiremo parlare di ricostruzione della Siria. Ovvero le 30 nuove città e 140 villaggi di Erdogan….

(Nella foto cartello a Idlib – Siria – con scritto – più o meno -: Vaffanculo la democrazia. Vostri fratelli jihadisti)

Sorgente: left.it

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